Caldo estremo, Miani (Sima): «Non provoca solo colpi di calore, mette a rischio corpo e mente»
Le ondate di calore non causano soltanto disidratazione e colpi di calore. Possono aggravare malattie croniche, compromettere il sonno, aumentare stress, irritabilità e conflitti interpersonali e amplificare gli effetti dell’inquinamento atmosferico. Alessandro Miani, presidente della SIMA, spiega perché il caldo è ormai una sfida strutturale per la salute pubblica e quali strategie servono per affrontarla ed evitare danni a corpo e mente
ùLe ondate di calore sono diventate una presenza costante delle estati italiane e, con il cambiamento climatico, sono destinate a essere sempre più frequenti e intense. Se fino a pochi anni fa l’attenzione era rivolta quasi esclusivamente ai colpi di calore e alla disidratazione, oggi la medicina ambientale invita ad allargare lo sguardo. Le alte temperature possono infatti compromettere il funzionamento dell’intero organismo, aggravare patologie croniche, influenzare il benessere psicologico e mettere in evidenza le fragilità delle città. «Il caldo estremo non provoca soltanto emergenze acute – spiega a Voce della Sanità Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima) -. Aumenta il lavoro di cuore e reni, può aggravare malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche e favorire insufficienza renale, alterazioni della pressione arteriosa e scompensi nei soggetti più fragili».
Gli effetti meno visibili del caldo
Accanto alle conseguenze più note, esistono effetti che continuano a essere sottovalutati. «Il caldo può compromettere la qualità del sonno, ridurre l’attenzione e la capacità lavorativa, aumentare il rischio di incidenti e interferire con l’efficacia di alcuni farmaci – osserva Miani -. Dal punto di vista della medicina ambientale rappresenta un fattore capace di destabilizzare l’intero organismo ancora prima che si manifesti un vero colpo di calore». Secondo l’esperto, è quindi necessario considerare le ondate di calore come una condizione cronica con cui il sistema sanitario dovrà imparare a confrontarsi, e non più come un’emergenza occasionale.
Le persone più esposte
Gli anziani e i pazienti con patologie croniche restano le categorie più vulnerabili, ma il caldo estremo interessa una platea molto più ampia. «Particolarmente esposti sono anche i bambini, le donne in gravidanza, le persone con disabilità, chi assume alcuni farmaci, i lavoratori all’aperto, gli sportivi e chi vive da solo», spiega Miani. A incidere sul rischio non sono soltanto le condizioni di salute, ma anche quelle ambientali e sociali. «Le persone che abitano in case poco ventilate o prive di sistemi di raffrescamento sono maggiormente vulnerabili, così come chi vive in quartieri densamente edificati, con poco verde e ampie superfici impermeabili. Le isole di calore urbane mantengono temperature elevate anche durante la notte, impedendo all’organismo di recuperare lo stress accumulato durante il giorno». A questo si aggiunge l’effetto dell’inquinamento atmosferico. «Caldo e inquinamento, in particolare ozono e particolato, possono sommarsi aumentando lo stress respiratorio e cardiovascolare e accentuando le disuguaglianze sociali di saluteV.
Quando il caldo influisce anche sulla salute mentale
Le alte temperature non mettono sotto pressione soltanto il fisico. Possono influire anche sull’equilibrio psicologico e sulle relazioni quotidiane. «Le ondate di calore prolungate modificano i nostri comportamenti – osserva Miani -. Tra i disturbi più frequenti troviamo stress, ansia, difficoltà ad addormentarsi, insonnia, stanchezza persistente e senso di confusione. Tutti fattori che possono tradursi in una maggiore irritabilità, aumentare la conflittualità interpersonale, anche all’interno della coppia, e favorire tensioni nei luoghi di lavoro”. Secondo il presidente della Sima esiste anche una spiegazione biologica di questi fenomeni. «Il cervello è particolarmente sensibile al calore. Temperature elevate e persistenti possono alterare la termoregolazione, aumentare lo stress fisiologico dell’organismo, favorire disidratazione e squilibri elettrolitici e interferire con i meccanismi che regolano l’umore e l’attenzione. Nelle persone più vulnerabili questi effetti possono aggravare disturbi psichiatrici già presenti o favorire episodi acuti». Il sonno rappresenta uno dei principali punti di collegamento tra caldo e benessere mentale. «Per addormentarsi e mantenere un sonno ristoratore il corpo deve ridurre la propria temperatura interna. Se anche durante la notte l’ambiente rimane troppo caldo questo processo viene ostacolato e il riposo diventa più breve e frammentato, con conseguente aumento di affaticamento, irritabilità e stress».
Nella maggior parte dei casi il disagio tende a risolversi con il riposo, una corretta idratazione e il ritorno in un ambiente fresco. Diverso è il caso di sintomi come confusione, disorientamento, agitazione insolita, forte abbattimento, insonnia persistente o pensieri autolesivi, che richiedono una valutazione medica. Le persone in terapia psichiatrica, ricorda Miani, non devono modificare autonomamente i farmaci, ma confrontarsi sempre con il proprio medico.
La prevenzione parte anche dalle città
Secondo la Sima, affrontare il problema significa ripensare anche gli spazi urbani. «La prevenzione non può essere affidata esclusivamente ai comportamenti individuali – sottolinea Miani -. Servono più alberi e infrastrutture verdi, sistemi di ombreggiamento di strade, fermate e scuole, superfici permeabili, fontane e rifugi climatici facilmente accessibili». Fondamentale anche migliorare le caratteristiche degli edifici. “Occorre aumentare l’efficienza estiva delle abitazioni attraverso schermature solari, una corretta ventilazione e sistemi di raffrescamento sicuri”. Per il presidente della Sima anche i Comuni hanno un ruolo decisivo: «Dovrebbero mappare le aree e le persone più vulnerabili, integrare i sistemi di allerta con l’assistenza domiciliare, i medici di medicina generale e le Case della Comunità e adottare piani caldo realmente operativi, quartiere per quartiere».
Le regole per proteggersi
Accanto agli interventi strutturali, esistono comportamenti che possono contribuire a limitare gli effetti delle alte temperature sulla salute. La Sima raccomanda di mantenere una buona idratazione, trascorrere le ore più calde della giornata in ambienti freschi ed evitare attività fisica intensa nelle fasce orarie centrali. È inoltre consigliabile limitare il consumo di alcol, favorire il raffrescamento passivo degli edifici attraverso schermature solari e sistemi di ombreggiamento e garantire una corretta ventilazione degli ambienti per facilitare la dispersione del calore corporeo. Particolare attenzione va riservata anche al riposo notturno, mantenendo la camera da letto il più possibile fresca per favorire un sonno di qualità.
Le tre priorità per il Servizio sanitario nazionale
Guardando al futuro, Miani individua tre priorità per preparare il Servizio sanitario nazionale a convivere con ondate di calore sempre più frequenti. «La prima è rafforzare sorveglianza e prevenzione, collegando allerte meteorologiche, dati sanitari e registri delle persone fragili. La seconda consiste nel formare operatori sanitari e sociali sul riconoscimento precoce delle patologie da calore e delle interazioni con farmaci e malattie croniche». La terza, conclude, richiede un cambio di paradigma: «La salute deve entrare stabilmente nelle politiche urbane e climatiche. Il Servizio sanitario nazionale deve collaborare con Comuni, Protezione civile, servizi sociali e pianificatori, perché abitazioni, verde pubblico, qualità dell’aria e organizzazione delle città sono a tutti gli effetti determinanti della salute». Per la Società italiana di medicina ambientale, dunque, il caldo estremo non rappresenta più soltanto un’emergenza stagionale, ma una sfida strutturale che richiede un approccio integrato, capace di unire prevenzione sanitaria, pianificazione urbana e adattamento ai cambiamenti climatici.
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