Camillo Ruini, la voce bruta della reazione che tentò di imporre lo Stato Etico

18 Giugno 2026 - 17:25
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Sul cardinale Camillo Ruini (1931-16 giugno 2026), lo storico della Chiesa Daniele Menozzi scrive, tra l’altro, che “inizialmente orienta la Conferenza episcopale italiana a riproporre, nonostante l’ormai diffuso pluralismo, il tradizionale richiamo all’unità politica dei cattolici nella Democrazia Cristiana. Poi, dopo il crollo del partito sotto le macerie di indagini giudiziarie e processi per corruzione, Ruini offre sul mercato elettorale i voti dei cattolici allo schieramento che si impegna a realizzare gli obiettivi indicati dalla Chiesa italiana”.

Ruini è stato prima segretario della Conferenza episcopale italiana (1986-1991) e poi presidente della stessa Cei (1991-2007) e vicario del papa per la città di Roma (1991-2008). Erano gli anni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Con il primo la sintonia era totale nell’indicare alla Chiesa in Italia la via di una nuova cristianizzazione del paese attraverso il conio dell’espressione “valori non negoziabili”. Con l’idea che l’impostazione della morale cattolica su alcuni temi – matrimonio, famiglia, aborto, scuola cattolica, questioni relative alla bioetica ecc. – deve ispirare la legislazione dello Stato. Peccato che il Concilio Vaticano II parli di autonomia dei laici cattolici in politica. Non per Ruini: era necessario votare Democrazia Cristiana e da qui la sconfessione dei movimenti laicali troppo autonomi e dialoganti con la società, come l’Azione Cattolica di Alberto Monticone, ridotta all’obbedienza e – sempre in sintonia con Giovanni Paolo II – il credito concesso a Comunione e Liberazione ed altri.

Della visione politica di Ruini restano tre momenti importanti: il primo è la fine della DC e il tentativo di spostare i voti su Berlusconi e il suo partito, considerando lievi le mancanze morali del fondatore.
Secondo: il referendum del 2005 sull’abrogazione delle norme relative alla procreazione assistita, vede l’invito di Ruini ai cattolici a non votare e dunque il mancato raggiungimento del quorum diventa dimostrazione dell’esistenza di una specie di nazione cattolica.
Terzo: il cosiddetto “progetto culturale” cioè occupazione di spazi nella società civile a tutti i livelli, dissolvendo ogni forma di dialogo e critica interna al mondo cattolico, in favore di una riaffermazione dei princìpi – i soliti già detti: matrimonio, famiglia, aborto, scuola cattolica, bioetica – e senza nessuna tolleranza, come abbiamo visto quando proprio lui Ruini negò i funerali religiosi a Piergiorgio Welby. Due in particolare i punti oscuri del ruinismo: avere dogmatizzato l’unità politica dei cattolici sotto la DC, ostracizzando i contrari, senza nessuna parola di spiegazione una volta dissolto il partito cattolico stesso e virando verso il partito delle libertà (!). E il tentativo di ingessare il cattolicesimo italiano stesso, riducendo al silenzio le voci critiche e ogni dibattito, come se il ruinismo stesso fosse una via eterna e non contingente. Il che dimostra che quando i vescovi scendono direttamente in politica, la loro comprensione delle vicende è piuttosto scarsa, perché i politici stessi tendono ad approfittarsene per fini elettorali.

Una testimonianza personale può servire a rendere l’idea del clima culturale. Nel 2011 ho pubblicato il libro Le due chiese (editrice La Meridiana) per rendere conto della fine del ruinismo e dell’esistenza in Italia di una chiesa ufficiale e una ridotta al silenzio, ma pure esistente e composta da riviste, teologi e teologhe, gruppi disseminati sul territorio, parroci critici e sensibili. Il libro ebbe una gestazione difficile: venne rifiutato nel 2009 da un importante editore laico perché troppo critico verso il ruinismo appena concluso. È stato pubblicato due anni dopo dalla coraggiosa casa editrice pugliese. In copertina c’è una frase tratta dal testo: “A livello sociale la Chiesa è super-presente contro aborto ed eutanasia e per la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, per il matrimonio indissolubile, contro le sperimentazioni in bioetica. Invece è del tutto assente sui grandi drammi che riempiono le pagine dei giornali e le televisioni: i clandestini, i delitti efferati, la perdita del lavoro, l’ingiustizia sociale. A parte vaghi e generici appelli, la Chiesa in Italia sembra distante e lontana dai problemi del presente”. Non era ancora tempo di un bilancio critico a livello ufficiale, nonostante il cardinale Ruini non fosse più in carica. Ma la sua eredità contava ancora e molto, come le persone inserite negli snodi decisionali. Così il libro venne recensito severamente dal quotidiano cattolico (ma almeno ne ha parlato). Poi per fortuna è arrivato papa Francesco e la situazione è cambiata. Rendendo ragione di una espressione di don Lorenzo Milani del 1959, inserita ad apertura del volume: “Cattolico è chi si ricorda che i cardinali e i vescovi son creature fallibili. Eretico chi mostra per loro un rispetto che travalica i confini del nostro Credo”. Non credo necessario aggiungere altro.

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