Camp Miasma, l’orrore del desiderio
Presentato in anteprima mondiale il 13 maggio come film d’apertura della sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2026, dove ha poi conquistato la Queer Palm, Teenage Sex and Death at Camp Miasma arriverà nelle sale statunitensi il 7 agosto, distribuito da MUBI. In Italia uscirà il 19 agosto con il titolo Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte.
Il film segna il ritorno di Jane Schoenbrun dopo We’re All Going to the World’s Fair e I Saw the TV Glow e conclude quella che la cineasta ha definito la propria “Screen Trilogy”, un percorso dedicato al modo in cui gli schermi, le immagini e la cultura pop contribuiscono a costruire — o a imprigionare — l’identità.
Questa volta Schoenbrun entra nel territorio dello slasher e dei suoi interminabili sequel. Dopo anni di episodi realizzati in modo approssimativo e un progressivo disinteresse del pubblico, lo studio che possiede la saga immaginaria di Camp Miasma affida il rilancio del franchise a Kris, una giovane regista queer interpretata da Hannah Einbinder. Ossessionata dal film originale, Kris decide di rintracciare Billy Preston, la misteriosa e ormai appartata “final girl” interpretata da Gillian Anderson, convincendola a tornare nel luogo in cui tutto era cominciato.
Tra le due nasce un rapporto sempre più ambiguo, fatto di attrazione, identificazione e dipendenza, mentre il confine tra il film che stanno cercando di realizzare, i ricordi della vecchia saga e la realtà comincia progressivamente a dissolversi.

Scritto e diretto da Schoenbrun, il film unisce la satira dell’industria dei reboot alla sensualità del melodramma e alla violenza dell’horror da campeggio degli anni Ottanta. Accanto a Einbinder e Anderson compaiono, tra gli altri, Jack Haven nei panni del killer Little Death, Sarah Sherman, Patrick Fischler, Jasmin Savoy Brown, Eva Victor e Zach Cherry.
Più che limitarsi a citare o decostruire i modelli di Venerdì 13 e Sleepaway Camp, Schoenbrun sembra voler recuperare ciò che quei film rappresentavano per gli spettatori queer che, non trovandosi negli eroi, finivano per riconoscersi nei mostri, negli emarginati e nei corpi considerati sbagliati.
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