Campobasso, madre e figlia uccise dalla ricina: nelle chat di Antonella Di Ielsi tensioni familiari
Le conversazioni estratte dallo smartphone di Antonella Di Ielsi, una delle due vittime del presunto duplice omicidio di Pietracatella, avrebbero restituito agli investigatori un quadro familiare diverso da quello descritto da numerosi testimoni ascoltati nei mesi scorsi. È quanto si apprende da fonti qualificate nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorso dopo un avvelenamento da ricina.
Secondo quanto emerge dalle analisi dei dispositivi sequestrati il 4 maggio nell’abitazione di via Risorgimento, alcune conversazioni private della donna farebbero riferimento a difficoltà nel rapporto con il marito Gianni Di Vita e a una situazione familiare più complessa rispetto a quella raccontata da diversi amici e conoscenti ascoltati come persone informate sui fatti. Proprio la necessità di verificare eventuali discrepanze tra il contenuto delle chat e le testimonianze raccolte avrebbe portato negli ultimi mesi a numerose nuove convocazioni in Questura di parenti, amici e conoscenti della famiglia. Nei giorni scorsi una donna di Pietracatella, molto vicina ai Di Vita, è stata denunciata per favoreggiamento dopo essere stata ascoltata più volte dagli investigatori. Secondo quanto emerso, avrebbe continuato a descrivere un clima familiare sereno nonostante gli elementi acquisiti successivamente dagli inquirenti e specifiche chat nelle quali Antonella Di Ielsi le avrebbe manifestato i suoi problemi con il marito Gianni e finanche la volontà di prendere in considerazione una separazione dallo stesso.
L’inchiesta per duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’uso del mezzo venefico procede al momento contro ignoti. Entro la fine di giugno sono attese la relazione conclusiva della medico legale Benedetta Pia De Luca e le consulenze del tossicologo Carlo Alessandro Locatelli e del chimico forense Daniele Merli sulla morte delle due donne e sugli aspetti legati all’avvelenamento da ricina. Parallelamente proseguono le analisi dei dispositivi informatici e le audizioni delle persone informate sui fatti.
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