Caricamento e le “sedute ustionanti”: 60° per le panchine di metallo del nuovo arredo della piazza

Genova. “E qui dove peste umane non suoneranno, o fittizia doglia, vigila steso al suolo un magro cane. Mai più si muoverà in quest’ora che s’indovina afosa“. Così Eugenio Montale, nel suo “Ora sia il tuo passo“, univa al senso dell’attesa la consunzione dell’uomo e delle sue gesta fasulle e ipocrite, immergendo le parole in quel clima estivo divenuto asfissiante e decadente per l’immobilismo che porta con sé. Oggi piazza Caricamento, cent’anni dopo, appare nello stesso istante immortalato dal poeta, stretta dalla morsa del caldo torrido di una estate arrivata senza bussare, vuota di persone e memorie, e, ad essere sinceri, senza neanche quel cane affaticato a presidiare la vita viva. A dominare incontrastato il sole cocente di mezzogiorno.
Cocente, esatto, ma a prendersene il titolo oggi non è solo l’astro, ma anche le lastre, quelle di metallo, che compongono le sedute arrivate nel 2025 con il nuovo arredo urbano di piazza Caricamento: sì perché oggi, sotto il sole estivo, le aiuole-panchine arrivano a temperature quasi da ustione. E non è solo una iperbole giornalistica, ma un dato fattuale: è il termometro ad infrarossi, portato il loco, a decretare i 60 gradi centigradi raggiunti dalla superficie metallica.
Un dato che, facendo la tara con la precisione dello strumento, oscilla di qualche grado per le diverse sedute, compresi i sedili in legno verniciato montati in alcune postazioni, la cui temperatura supera però ampiamente i 50 gradi centigradi. Basta una rapida ricerca on line, poi, e si scopre che proprio i 60 gradi di una superficie possono portare ustioni per la pelle umana. Da qui il titolo e l’iperbole, confermata dal fatto che, a 360 gradi, nessun essere vivente osa posare natica o zampa sulla piastra ardente. Si perdoni la facile rima.
La nuova Caricamento e le polemiche
Fuori dalle poetica e dagli aforismi estivi, la genesi del nuovo arredo della piazza, già nei mesi scorsi, aveva creato diversi malumori e qualche polemica, politica ma non solo. I lavori per arrivare a questo nuova assetto avevano cubato oltre 1,6 milioni di euro, finanziati tramite Pnrr- Pinqua 15, come parte del Piano Integrato Caruggi, per restituire un nuovo assetto ad una delle piazze più grandi e frequentate della città.
Sui social e non solo, però, da subito erano arrivate le critiche: a molti non erano piaciuti i vasconi di metallo e la spianata di cemento rialzata, considerati appunto troppo calorosi. In molti avevano proposto materiali alternativi, come ad esempio la pietra, forse più coerenze con il contesto della piazza, il cui lato nord è ornato dai portici di Sottoripa, e che forse avrebbe garantito un confort maggiore: lo stesso termometro, puntato sul granito che sorregge la severa statua di Rubattino, infatti, oggi, a parità di condizioni, non supera i 46 gradi.
La speranza delle alberature
Al centro delle aiuole, però, si trovano quelle che potrebbero diventare le future soluzioni a questo arredo urbano ad oggi in apparenza sbagliato: in ognuno dei ventidue vasconi, infatti, crescono altrettanti alberi di jacaranda, la cui crescita, stando ai manuali, dovrebbe completarsi tra i 10 e 15 anni dalla messa a dimora, regalando una splendida fioritura viola in maggio e, c’è da augurarselo, un ombrello ombroso ampio quanto l’altezza stessa della pianta.
“Sopra il tetto s’affaccia una nuvola grandiosa“, chiosa la poesia di Montale, introducendo alla lirica una pennellata di speranza, quasi mistica, che ci porta a guardare in alto, nell’attesa di un imprevisto che ridia vibrazioni alla nostra esistenza, che sia esso un fatto inatteso, una persona che “precipita” nella nostra vita o un’idea capace di togliere il fiato. O, in questo caso, una pianta rigogliosa. E così i genovesi – che del poeta condividono oltre ai natali anche il lucido pessimismo – più umilmente guardando a Caricamento, possono sperare: che l’imprevisto sia l’insolito avverarsi del previsto?
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