Caro Energia, Confindustria Ceramica: a rischio chiusura forni

07 Ottobre 2026 - 20:50
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Bologna, 7 ott. (askanews) – “Il caro energia non è più un’emergenza congiunturale: è una condizione strutturale che sta mettendo in ginocchio l’industria ceramica italiana, e lo sta facendo in una fase persino più pericolosa di quella del 2022”. Lo afferma il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi, che chiede al Governo di accelerare su un pacchetto di misure immediate per un settore che vale oltre 7,5 miliardi di euro di fatturato e dà lavoro a decine di migliaia di persone nei distretti di Sassuolo e Civita Castellana.

“Con il gas naturale a 80 euro al megawattora non si può continuare a fare ceramica: questi costi erodono ogni spazio di manovra delle imprese, fanno evaporare la capacità di investimento e portano inevitabilmente alla fermata di alcune linee produttive”, avverte. Il confronto con il 2022, spiega, è “fuorviante”: “Allora eravamo in una fase espansiva della domanda e i rincari potevano essere in parte trasferiti sui prezzi di vendita; oggi è l’esatto contrario, la domanda è debole, la concorrenza extra-Ue è spietata e i maggiori costi restano interamente sulle spalle delle imprese”.

(segue)

[Ciarrocchi: situazione più grave del 2022, subito nuove misure|PN_20261007_00116|gn00 atlk rg06||07/10/2026 18:44:16|Caro Energia, Confindustria Ceramica: a rischio chiusura forni|Energia|Economia, Emilia Romagna]

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