Casa Betania, cresce l’opera avviata da fratel Ettore
Suor Teresa Martino tra alcuni ospiti«Almeno una volta all’anno l’Arcivescovo viene a trovarci ed è sempre una piacevolissima occasione», assicura suor Teresa Martino, la religiosa che ha raccolto il pesante testimone di fratel Ettore Boschini. Domenica 10 maggio monsignor Mario Delpini è atteso a Seveso alle 16.30 a “Casa Betania delle beatitudini”, dove celebrerà la Messa con gli ospiti, cui seguirà un rinfresco.
La religiosa tiene a sottolineare che oggi l’Opera continua a vivere grazie a tanti volontari, amici e benefattori: «Abbiamo costruito insieme quello che è stato il dopo fratel Ettore. Quest’anno stiamo riflettendo in particolare sul nostro volontariato qui a casa Betania, perché è mirato e lo stile di approccio verso i poveri è basato sul carisma di fratel Ettore».
Per avviare una riflessione interna suor Teresa ha preso spunto dall’ultimo Discorso alla Città pronunciato dall’Arcivescovo a Sant’Ambrogio, che «mi è piaciuto tantissimo per la semplicità cristallina» e per l’invito a «farsi avanti mossi non dall’ambizione o dalla vanità, ma dal desiderio di migliorare il mondo».
Fratel Ettore ha gettato le fondamenta di Casa Betania a Seveso nel 1983. Da allora l’opera è molto cresciuta…
Sì, anche nei numeri, perché adesso abbiamo una comunità residenziale più grande: sono 30 posti letto, per ospiti malati gravi, con problemi di salute mentale e non solo fisica. L’Opera è molto legata alla storia del territorio. Fratel Ettore è arrivato a Seveso dopo il disastro della diossina, di cui oggi si ricordano i 50 anni. Lui ha voluto questa casa per i poveri proprio qui, come segno mariano. Fratel Ettore era molto legato anche a Milano ed è stato il primo a lanciare l’associazionismo rivolto agli ultimi degli ultimi. Tanti giovani che avevano fatto volontariato al Rifugio (sotto la Stazione Centrale, ndr) poi hanno dato vita alla Ronda della carità, ai City Angels, al Progetto Arca… Questo è molto bello: siamo consapevoli di far parte di una storia importante della città.

A Milano siete ad Affori con il “Villaggio della misericordia” e a Novate Milanese con “La nostra casa”…
Al Villaggio ospitiamo 140 persone, tra uomini e donne. Adesso si presentano anche famiglie intere extracomunitarie che arrivano dopo aver dormito sotto i ponti. È gente disperata, ne giunge sempre di più e comunque facciamo quello che possiamo. Lo spazio è molto grande, è tutto ben organizzato e ristrutturato da anni. A Novate invece accogliamo persone ancora autonome e che forse hanno anche una prospettiva di casa popolare. Sono 18-20 posti divisi su due piani, per uomini e donne, spesso soli e di età avanzata, che non troverebbero altri spazi. Molti vanno e vengono, ma anche lì alla fine si crea una piccola comunità.
Oltre ai volontari, ci siete voi suore. Attualmente quante siete?
Siamo sempre tre. Nasce anche da qui la riflessione sull’importanza delle persone amiche. Sarà una bella sorpresa vedere come il Signore continuerà questa sua Opera. Ci penserà lui. Noi facciamo del nostro meglio.
Nel 2017 è stata aperta anche la causa di beatificazione di fratel Ettore…
Sì, l’ha aperta proprio monsignor Delpini, cui siamo molto legati. Mi hanno spiegato che di solito le cerimonie di apertura avvengono in Curia, invece l’Arcivescovo ha voluta farla proprio qui, a Casa Betania, ed è stata una grande esperienza: la commozione era palpabile in tutti, anche perché abbiamo vissuto vicino a un santo. E questo è davvero emozionante.
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