Cascina Spiotta, dopo mezzo secolo la vendetta dello Stato: i pm chiedono l’ergastolo per Curcio e Moretti
La vendetta dello Stato arriva più di mezzo secolo dopo. Ergastolo per Renato Curcio e Mario Moretti, 21 anni per Lauro Azzolini. Queste le condanne chieste dalla pubblica accusa in Corte d’assise ad Alessandria ai tre ex brigatisti rossi processati per i fatti della Cascina Spiotta. Il pm Emilio Gatti ha spiegato di non poter proporre attenuanti per Curcio e Moretti ma ha fatto presente ai giudici che “la pena si può adattare alla persona: esistono diversi strumenti (per mitigarla – ndr) come per esempio la ‘continuazione’” che però “non posso essere io a chiedere”.
Per Azzolini, che nel corso del processo ha ammesso la propria presenza alla Cascina Spiotta durante lo scontro a fuoco in cui perse la vita il carabiniere Giovanni D’Alfonso, la procura ha proposto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Una soluzione che per Curcio e Moretti, secondo il pm Gatti, non è praticabile: da Curcio, nel corso dell’interrogatorio reso durante le indagini preliminari, sono arrivate “menzogne” contraddette peraltro in uno dei libri scritti da lui stesso; quanto a Moretti, non ha mai reso dichiarazioni. Il pm Gatti ha parlato di Curcio come figura “apicale” nelle Brigate Rosse anche in quel periodo del 1975 (a differenza di ciò che affermò Curcio) e ha criticato in diversi passaggi il lavoro di uno storico, Marco Clementi, consulente tecnico delle difese. Clementi aveva ricostruito quel periodo storico spiegando che allora le Brigate Rosse non avevano un tipo di organizzazione verticale. Insomma non c’erano le gerarchie ipotizzate dall’accusa per supportare le pesanti condanne richieste.
Non si può non ricordare la genesi di questo processo nato revocando la sentenza di proscioglimento di Azzolini senza neanche leggerla perché scomparsa nel corso di una alluvione. Ci sono dei giudici che hanno fatto copia incolla con le richieste della procura di Torino determinata a celebrare un processo per un fatto molto lontano nel tempo, ma che non ha voluto indagare sulla dinamica della morte di Mara Cagol uccisa con un colpo di grazia mentre era per terra arresa e inerme. Curcio nel suo interrogatorio aveva chiesto che indagassero anche sulla morte di Mara. La procura aveva promesso di farlo. Non lo ha fatto.
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