Caso Orlandi, Giuseppe Catania: “Mi riconvocano in Commissione, ma non ho mai detto il falso”

05 Agosto 2026 - 10:50
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Buongiorno, lei è già stato audito dalla commissione parlamentare Orlandi-Gregori il 5 maggio. Un’ora e mezza di audizione, solo in parte secretata. Ha idea del perché l’hanno convocata di nuovo per giovedì 6 agosto? Lo ha chiesto lei perché ha qualcosa da aggiungere o vogliono contestarle imprecisioni o addirittura di avere detto il falso?

Le domande le rivolgiamo al poliziotto in pensione Giuseppe Catania, che abbiamo già intervistato il 7 maggio scorso. A dare alla Commissione il suo nome e numero di telefono e a consigliare di convocarlo sono stato io. Lui il 18 novembre scorso ha visto la puntata del programma Lo Stato delle Cose, di Massimo Giletti, che mostrava i sopralluoghi dei giornalisti Francesca Ronchin e Paolo Orofino dalle parti della casa al mare a S. Marinella di  Mario Meneguzzi, zio di Emanuela Orlandi scomparsa il 22 giugno 1983, e così ha contattato la redazione di Giletti per chiedere se sapevano che Meneguzzi aveva anche una casa in montagna, a Torano di Borgorose, 800 metri di altezza in provincia di Rieti. Intervistato a dicembre dalla giornalista Ronchin, ha spiegato che all’epoca era un poliziotto della Squadra Mobile di Roma e che già nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Emanuela di pedinare Meneguzzi, scoprendo così che a volte andava di sera, da solo, nel suo chalet di montagna. Ci andava cioè  nei giorni in cui ufficialmente non si muoveva mai da casa degli Orlandi, in Vaticano, per aspettare al telefono eventuali segnalazioni di chi avesse visto sua nipote dopo la scomparsa avvenuta il nel tardo pomeriggio del 22 giugno.

Che io abbia detto imprecisioni, dopo 43 anni dai fatti, è possibile. Il falso invece è un’ipotesi che non ha motivo di esserci. No, non l’ho chiesto io, mi pare abbiano deciso di riascoltarmi perché il 5 maggio mancavano dei membri della commissione, che volevano potermi interrogare anche loro.

L’onorevole Stefania Ascari?

Questo non lo so.

Ha suscitato molti dubbi e anche sospetti riguardo la sua credibilità il non avere trovato le relazioni di servizio che lei ha detto di avere scritto dopo ogni pedinamento. 

Guardi, non è che le relazioni di servizio e gli altri documenti cartacei, all’epoca infatti i computer e relative memorie non esistevano ancora, restassero sempre nelle stanze della Squadra Mobile o della stessa questura. A un certo punto, dopo non so quanti anni, venivano portati nel grande archivio del Primo Distretto Trevi Campo Marzio, al numero 3 di piazza del Collegio Romano. Mi pare logico che a un certo punto molte carte andassero al macero per far posto ad altre. O che la catalogazione non si stata fatta sempre in modo perfetto. Succede. Io poi non ricordo se le relazioni di servizio le facevo sempre, può essere che quelle senza novità neppure le facessi, magari solo a voce ai miei superiori.

Meneguzzi in auto faceva manovre per seminare eventuali pedinamenti? Glielo chiedo perché a S. Marinella si accorse di essere pedinato da uomini in auto e anziché dirlo agli inquirenti, nell’ipotesi che potessero essere gli emissari dei presunti rapitori, lo ha detto a un amico di famiglia, Giulio Gangi, poliziotto di primo pelo, appena entrato nella polizia. E Gangi  fece l’errore madornale di avvertirlo che la targa dell’auto era una targa “coperta”: cioè in uso a organi di polizia. Questo episodio non figura in nessun atto dell’epoca, ma lo ha ammesso nella sua audizione Pietro Meneguzzi, figlio di Mario. 

Ecco, vede? Non tutte le carte sono state conservate a dovere, non è certo sparita solo la relazione sul pedinamento a S. Marinella. Comunque, no, Meneguzzi non faceva nessuna manovra per seminare eventuali segugi. Questo fa pensare che il periodo in cui l’ho pedinato io fosse precedente a quello o a quelli di S. Marinella e dintorni. Evidentemente io l’ho pedinato prima dei pedinamenti di S. Marinella.

Lei certamente non pedinava Meneguzzi da solo, avrà avuto un collega in auto. O comunque dovrebbe ricordare se altri colleghi lo hanno pedinato fino a Torano. Lei a me ha fatto il nome del suo collega Roccia di cognome. 

Sì, mi pare che di nome si chiamasse Alessandro.

Lo ha detto alla commissione?

Beh, certo. Se l’ho fatto prima a lei, che ha avuto l’accortezza di non renderlo noto prima che io lo dicessi alla commissione, è ovvio che poi l’ho fatto anche a questa.

Roccia è stato convocato? Lei ne ha fornito un recapito telefonico?

Guardi, Roccia non lo vedo da una vita. Di lui non so nulla. Non so neppure se è ancora vivo. Sa, col tempo e con l’età…

Altri nomi oltre quello di Roccia?

No, nessuno. E preferisco non correre il rischio di ricordare male e fare nomi sballati. Perché non voglio correre il rischio di eventuali danni alle indagini della commissione o chi per essa. In 43 anni, di imprecisioni, frottole, invenzioni e piste fasulle ne sono state accumulate anche troppe. Non a caso stiamo come stiamo: con un pugno di mosche in mano.

La sua audizione è stata secretata e perciò io certe domande non gliele dovrei neppure fare e lei non dovrebbe neppure rispondere. Le chiedo comunque se ricorda dove iniziava il suo pedinamento di Meneguzzi. Dalla casa di Roma? Indirizzo? Dall’uscita del Vaticano, dove Meneguzzi avrebbe dovuto stare in permanenza anche di notte con l’intera sua famiglia? Da piazza di Monte Citorio, quando usciva dal parlamento, del quale gestiva la buvette?

Nicotri, di pedinamenti ne avrò fatti centinaia, non è che mi posso ricordare con precisione, dopo 43 anni, dove iniziavano tutti. Con Meneguzzi a volte iniziavano dalla via di casa, a volte dal parlamento, non ricordo tutto con precisione.

Ma quanto volte lo ha seguito? E cerchi di ricordare il periodo.

Di sicuro più di tre volte. Il periodo…. Con precisione non lo ricordo, potrei ricordare male e magari averlo seguito non subito, ma a settembre. Per me Mario Meneguzzi era una persona qualsiasi. Non è che mi sono messo a prendere appunti nell’eventualità che 43 anni dopo potessero essere utili. Una cosa mi sento di suggerire alla commissione.

Quale?

Provi a controllare se non trova solo quelle mie relazioni di servizio di 43 anni fa o se di mie non ne trova nessuna. E provi a controllare se trova relazioni di servizio altrui, sempre di quel periodo e di altri argomenti, o se non ne trova. Così ci si può fare un’idea se e quante carte siano andate al macero per far spazio a quelle successive.

L'articolo Caso Orlandi, Giuseppe Catania: “Mi riconvocano in Commissione, ma non ho mai detto il falso” proviene da Blitz quotidiano.

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