Zampolli sull’incontro con Conte: «Abbiamo discusso del Plaza. Non me ne frega un cavolo di parlare di politica con lui»

La vendita dell’Hotel Plaza, di proprietà della fidanzata, sarebbe stata argomento dell’incontro che Giuseppe Conte ha avuto con l’inviato di Trump, Paolo Zampolli, qualche mese fa. Un affare da circa 300 milioni di euro che aggiunge una nuova prospettiva rispetto a quanto ricostruito dal leader M5S dopo lo scoop di Libero che lo pizzicò a pranzo con Zampolli in un noto ristorante del centro di Roma. Conte, con una precisazione da cui traspariva una certa irritazione, allora parlò di un incontro richiesto per le vie ufficiali da Zampolli, del quale lui aveva approfittato per inviare un messaggio a Trump sulla propria contrarietà alla guerra in Iran. Zampolli oggi chiarisce di non aver interesse a parlare di politica con Conte.
Zampolli rivela: «Con Conte abbiamo parlato del Plaza»
Oggi è lo stesso Libero a rivelare quelli che sarebbero stati i contenuti di quel pranzo: il giornalista Giacomo Amadori riporta una sua conversazione con Zampolli. Le parole dell’inviato di Trump confermerebbero le indiscrezioni ottenute dal giornalista da una fonte.
Il ruolo di “Giuseppi” nella vendita dell’Hotel
Il Plaza, ricorda Amadori, appartiene da decenni alla famiglia Paladino ed è gestito dal «capostipite Cesare, coadiuvato dalle figlie Cristiana e Olivia», quest’ultima compagna di Conte. La preparazione dei documenti per la vendita, nell’ambito di una riorganizzazione societaria più ampia, è affidata ufficialmente all’avvocato, docente della Luiss e marito di Cristiana, Matteo Di Raimondo. Anche Conte, però, secondo quanto ricostruito da Amadori, attraverso le proprie fonti e le parole di Zampolli, avrebbe un certo ruolo nella vicenda.
Alla domanda se Conte abbia contribuito alla stesura di alcuni documenti necessari, Di Raimondo ha risposto «non mi risulta», ma ha anche ammesso che «certo è il compagno di Olivia ed è un avvocato, quindi è normale che possa aiutare a fare dei ragionamenti, ma non ha un ruolo attivo in questa vicenda». Secondo quanto riferisce Amadori, però, Cesare Paladino considererebbe “Giuseppi” la vera carta su cui puntare per la vendita.
Le parole di Zampolli sull’incontro con Conte
Le aspettative di Paladino padre appaiono coerenti con il quadro che emerge dalle parole di Zampolli, così come vengono riferite da Amadori: l’incontro di Conte con l’amico americano, infatti, avrebbe aperto prospettive interessanti per l’affare. L’inviato di Trump ci ha tenuto a non passare per quello che ha vuotato il sacco e, a più riprese, secondo quanto riferito da Amadori, si premura di assicurarsi di non essere lui la fonte primaria. «Se le hanno raccontato che con “Giuseppi” abbiamo parlato dell’albergo va bene. Basta che non sia stato io a dirlo per primo», ha detto, aggiungendo che il Plaza «è un palazzo fantastico, che deve essere venduto al prezzo giusto».
«Non sono andato a parlare di politica»
«Se mi offrissero trecento milioni cash io li prenderei subito», ha chiarito Zampolli, spiegando che «l’unico business che ho fatto, oltre alla moda, è il real estate negli Usa. Ho seguito tante operazioni immobiliari e continuo a farlo». «Possiamo dire così, perché è la verità: io non sono andato a parlare di politica con Conte a quella colazione. Abbiamo discusso di tante cose, anche dell’albergo e lui ha precisato: “Guarda, l’hotel non è mio, è dei familiari della mia signora”».
L’albergo tra gli argomenti della conversazione
«Io sono uno special government employee, tipo Kushner, Witkoff… possiamo anche fare del business, ma non vendiamo relazioni con il presidente degli Usa», ha continuato Zampolli, precisando che «in questo momento lavoro per il presidente degli Stati Uniti d’America, non sto operando né per i miei amici, né per altri soggetti, compreso il gruppo Paladino, ma di sicuro conosco persone molto “liquide” che potrebbero comprare il Plaza a occhi chiusi cash».
Il riferimento a potenziali compratori «molto “liquidi”»
«Quindi possiamo dire che le interlocuzioni continuano?», ha chiesto Amadori. «Potrebbero continuare quando il venditore sarà pronto», ha risposto Zampolli, senza voler rivelare il nome o la nazionalità dei potenziali compratori, ma ribadendo che «sono molto “liquidi”».
Zampolli: «Per 300 milioni il Plaza lo compro io»
Dopo un’interruzione dovuta alla caduta della linea, la conversazione riprende: «Nei mesi scorsi sono andato a fare colazione con “Giuseppi” anche perché volevo parlare di questo tema, più che di altri. Non me ne frega un cavolo di parlare di politica con Conte. Non sapevo neanche che fosse quasi comunista, anche se come persona mi è sempre piaciuto». «Beh, proprio comunista…» «In effetti, ha la fidanzata “povera”… con un palazzo da 300 milioni…». La cifra non è casuale. Zampolli, a memoria, riferisce che la richiesta dovrebbe essere 325 milioni, sebbene neghi che gli sia stata riferita da Conte, ma ad Amadori dice: «Scriva (ride, ndr) che a 300 lo compro io. Anzi a 299».
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