Caso Pamela Genini, il Riesame nega il dissequestro a Dolci: “Era ossessionato da lei, le amiche lo chiamavano Psycho”

1 Giugnoe 2026 - 14:53
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Caso Pamela Genini, il Riesame nega il dissequestro a Dolci: “Era ossessionato da lei, le amiche lo chiamavano Psycho”

Il tribunale del Riesame di Bergamo ha respinto l’istanza delle avvocate di Francesco Dolci, Eleonora Prandi e Isabella Colombo, che chiedevano la restituzione del materiale sequestrato all’indagato: due telefoni, un coltello, del mastice e della malta, un book di Pamela Genini, una foto, alcuni scontrini e un manoscritto con la frase “Giustizia per Pamela”. Il collegio presieduto da Alberto Longobardi, con i giudici a latere Roberto Palermo e Marta Giuca, ha trenta giorni per depositare le motivazioni. Dolci è indagato per la profanazione della tomba di Pamela Genini nel cimitero di Strozza e per il furto della testa della vittima, uccisa nell’ottobre 2025 dall’ex compagno Gianluca Soncin.

I video del cimitero e i tasselli sulla lapide: le prove che inchiodano Dolci

Al centro dell’udienza i filmati delle telecamere del cimitero, in particolare quelli del 21 e del 23 marzo, in cui Dolci viene ripreso chino più volte davanti al loculo, a osservare due tasselli e una macchia di silicone sulla lastra provvisoria. Il personale dell’agenzia funebre che aveva installato la lastra ha dichiarato di non aver posizionato quei segni: per il pm Giancarlo Mancusi, che coordina le indagini con i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bergamo, solo il profanatore poteva sapere dove guardare. Il 23 marzo è il giorno in cui la famiglia di Pamela scoprì la profanazione durante il trasferimento del feretro, ma la notizia trapelò solo tre giorni dopo.

La difesa: “Andava a pregare, era ubriaco quella notte”

Le avvocate hanno opposto una lettura alternativa: Dolci si recava al cimitero solo per pregare, segnalava le anomalie che notava e scattava foto per documentarle. Quanto alla notte del 18 marzo, quando le telecamere lo riprendono avvicinarsi al cancello, la difesa sostiene che fosse in stato di ebbrezza e che sia rimasto fuori dal cancello per un solo minuto. Le legali hanno anche evocato la figura di Gianluca Soncin, che il 4 giugno comparirà a Milano per la prima udienza del processo per l’omicidio di Pamela, avanzando l’ipotesi di una pista economica legata alle frequentazioni della vittima. Il pm ha però assicurato ai giudici che quella pista “è stata seriamente presa in considerazione” senza trovare alcun riscontro.

“Lo chiamavamo Psycho”: il ritratto che emerge dalle testimonianze

Parallelamente all’udienza emergono nuovi dettagli sul rapporto tra Dolci e Pamela Genini. Le amiche della vittima, sentite dagli investigatori, descrivono l’impresario edile 41enne di Sant’Omobono come una presenza oppressiva: invadente, incapace di accettare i confini, al punto da essere soprannominato “Psycho” o “stalker”. Per gli inquirenti quella tra i due non sarebbe mai stata una vera relazione, ma una fantasia unilaterale dell’uomo.

L’ex fidanzato di Pamela, Andrea Lunghi, ha raccontato ai Carabinieri di essere stato pedinato e fotografato da Dolci, che sostava per ore sotto casa o sotto l’ufficio. Nell’ascensore del condominio sarebbero comparsi manifesti con la scritta “Andrea Lunghi è un delinquente”; Lunghi avrebbe ricevuto anche telefonate anonime. Era stata Pamela, secondo il suo racconto, a chiedergli di non sporgere denuncia.

Dalla profanazione alle 26 denunce: i dettagli che hanno tradito Dolci

Dopo il femminicidio di ottobre 2025 Dolci si era presentato fin da subito come l’ex di Pamela, lanciando l’allarme quella sera. La vicenda ha però assunto contorni ancora più oscuri con la scoperta della profanazione e il furto della testa nel cimitero di Strozza. Dolci ha sempre negato ogni coinvolgimento, avanzando ipotesi su presunti interessi economici e sostenendo di essere stato minacciato. Eppure tra gennaio e aprile ha presentato ben 26 denunce, tra presunte aggressioni subite e segnalazioni di anomalie al loculo: sono proprio quei dettagli ad averlo messo sotto la lente degli inquirenti. Il 3 giugno verrà eseguita la copia forense dei suoi due cellulari sequestrati.

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