Caso Santanchè, dalla Corte Costituzionale ok al ricorso del Senato

03 Giugno 2026 - 11:38
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Caso Santanchè, dalla Corte Costituzionale ok al ricorso del Senato

Nuova tappa per il caso che vede coinvolta l’ex ministra del Turismo Daniela Santachè. La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per “conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato” sollevato dal Senato della Repubblica contro la Procura di Milano nell’inchiesta per truffa aggravata ai danni dell’Inps sulla cassa integrazione covid che vede imputata l’ex ministra.

“Eccesso di potere da pm e guardia di finanza”

Dopo l’udienza in camera di consiglio del 4 maggio, il collegio della Consulta con i giudici Amoroso-Pitruzzella- Bernardini ha accolto il ricorso presentato da Palazzo Madama relativo all’eccesso di potere con cui i pm milanesi e la guardia di finanza si sarebbero fatti consegnare audio, chat e mail, non intercettate ma registrate da ex dipendenti delle società Visibilia di Santanchè e in cui la senatrice di Fratelli d’Italia compare direttamente o come mittente/destinatario (anche in copia) delle comunicazioni, da utilizzare poi nell’indagine e nel processo. I massimi giudici costituzionali hanno disposto che l’ordinanza sia notificata alla Procura di Milano entro 60 giorni. In attesa della decisione della Corte Costituzionale il procedimento penale contro Santanchè è fermo da oltre un anno in udienza preliminare a Milano.

Il ricorso del Senato

Il ricorso di Palazzo Madama contro la Procura di Milano che è stato dichiarato ammissibile e quindi oggetto di trattazione riguarda i “contenuti di posta elettronica” scambiati dalla senatrice Santanchè e gli “audio-registrazioni occulte” effettuate da alcuni ex dipendenti delle società dell’ex ministra e il loro possibile “utilizzo” in una richiesta di rinvio a giudizio a carico della politica di Fratelli d’Italia. Il tema sollevato dal Senato riguarda la distinzione fra prove acquisite come “documenti”, quindi utilizzabili dalla pubblica accusa in un processo a carico di un parlamentare, oppure come “corrispondenza”, equiparabile a “intercettazioni”, completamente nulla in assenza di “autorizzazione” della camera di appartenenza, come prescritto dalla Corte estendendo il perimetro dell’articolo 68 della Costituzione sulle garanzie dei membri di Montecitorio e Palazzo Madama nella sentenza ‘Open-Renzi’ nel 2023. Con il suo provvedimento la Consulta ha stabilito che effettivamente “esiste la materia di un conflitto” che andrà sciolto e “la cui risoluzione spetta alla competenza di questa Corte”. La cancelleria della consulta deve dare “immediata comunicazione” dell’ordinanza al Senato al quale spetta il compito di notificarla alla Procura di Milano e alla Camera dei Deputati entro 60 giorni per poi essere successivamente depositati entro altri 30 giorni alla Corte costituzionale per la fissazione del giudizio.

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