Chi è Andoni Iraola, l’allenatore che vuole il Milan per il post Allegri: il profilo, il personaggio e la carriera
Tutto sul mister basco accostato ai rossoneri.
In pole position per la panchina del Milan c’è Andoni Iraola. Dopo che i rossoneri hanno fatto piazza pulita e hanno salutato Max Allegri, l’ormai ex allenatore del Bournemouth è il preferito di Ibrahimovic e Cardinale ma non è di certo un profilo facile da raggiungere. Dopo l’exploit con le Cherries, il basco è ricercatissimo in Premier e in tutta Europa. Newcastle, Crystal Palace, Bayer Leverkusen e Liverpool: sono queste le squadre cui il Milan deve fare concorrenza per portare a casa uno dei tecnici emergenti più interessanti del panorama internazionale. Taciturno, colto, umile e “aziendalista, ecco il ritratto di Iraola.
IL PERSONAGGIO
Si definisce “un assistente dei giocatori” più che un allenatore Andoni Iraola di Usurbil, Paesi Baschi. Nato il 22 giugno 1982, avrebbe voluto fare l'avvocato e si era anche iscritto alla facoltà di giurisprudenza. Qualche esame fatto ma poi la netta sensazione che la carriera da calciatore avrebbe preso il sopravvento anche sul suo altro desiderio “da grande”, ossia quello di aprire una libreria. Potrà farlo magari tra qualche anno dopo una carriera di livello da giocatore e una ancora più promettente da allenatore.
Partito dalla sua cittadina di 6000 abitanti nella provincia di Gipuzkoa, nella comunità autonoma dei Paesi Baschi, si era imposto già nelle sue prime esperienze tra i piccoli, all’Antiguoko dov’è stato compagno di squadra di Mikel Arteta e Xabi Alonso. Scontato il passaggio all’Athletic, meno la sua permanenza lì per sedici anni dov’è diventato una bandiera del club.
Maestro nel valorizzare i suoi giocatori – anche per questo piace tanto al Milan – e nel portare alla sua società plusvalenze da leccarsi i baffi (basti pensare a Solanke, Huijsen, Zabarnyi, Kerkez e Semenyo), ama il ciclismo e, durante i suoi trascorsi americani, si è appassionato anche al football americano e al basket. Parlando del suo calcio qualcosa ha usato le espressioni "caos controllato" o "spontaneità organizzata” mentre i risultati, anno dopo anno, gli sono stati favorevoli tanto che ogni stagione ha migliorato il piazzamento in classifica precedente.
Freddo e distaccato all’apparenza in panchina, si è detto molto scaramantico, come confermano i i cerotti avvolti intorno alle dita delle mani che porta sempre. "Ho diverse superstizioni, quella del cerotto ce l’avevo già da calciatore. Poi ho gesti che faccio involontariamente in partita ma sono consapevole che non significano nulla".
LA CARRIERA
Terzino destro e simbolo dell’Athletic Club, è tra i giocatori con più partite nella storia del club basco con Inaki Williams, Iribar, De Marcos, Muniain, Txetxu Rojo ed Etxeberria. In carriera ha messo assieme 510 presenze ufficiali e 38 goal per i biancorossi che ha salutato, con l’ovazione del San Mames, nel 2015.
Poche le presenze in nazionale come le marcature anche se, tra queste, se ne ricorda anche una in Europa League segnato proprio a una squadra italiana (il Torino di Ventura). A 32 anni, poi, percepito che il meglio era ormai alle spalle, l’avventura americana a New York con il City di Andrea Pirlo, David Villa, Frank Lampard e Angelino. Impossibile tradire il proprio club, l’anno in Mls gli spalanca la mente: fa il mediano di fianco all’ex Milan e Juve e gli balena in testa l’idea di fare l’allenatore.
Comincia due anni dopo a Cipro quando diventa il tecnico dell’AEK Larnaca: viene esonerato dopo 12 vittorie, 9 pareggi e 8 sconfitte ma vince il suo primo – e finora ultimo – trofeo, una supercoppa cipriota. Torna in Spagna, in Segunda, grazie alla chiamata del Mirandes neopromosso: Iraola consolida la categoria, centra un buon undicesimo posto e porta i suoi addirittura in semifinale di Coppa del Re.
Passa quindi al Rayo Vallecano nel 2020, sempre in Segunda. Al primo anno riporta i madrileni nella Liga vincendo i playoff, dopo essere arrivato sesto. Negli anni a venire fa 12° e 11° con il vice Inigo Perez, già suo compagno di squadra all’Athletic, e ora allenatore del Rayo finalista di Conference League.
Nel 2023 la chiamata della Premier League e del Bournemouth: primo piazzamento al 12º posto, poi un nono dopo un inizio a rilento con nove giornate senza vittoria e addirittura il rischio dell’esonero, fino all’exploit di quest’anno. Sesto posto con 18 risultati utili di fila e prima storica qualificazione in Europa League in 126 anni di storia del club.
Cresciuto al capezzale di Bielsa e Valverde e allenato anche da Vieira, dall’argentino ha preso la filosofia e il concetto di non rendere mai gli allenamenti noiosi. Le sue squadre giocano con la difesa a 4, catene esterne produttive e incisive, un ritmo altissimo fatto di pressing organizzato e una fase offensiva con la costante ricerca dell’ampiezza.
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