Chi è Silvia Sardone, la pasionaria della Lega che sogna di conquistare Milano
Silvia Sardone non si proclama candidata sindaca, ma lascia pochi dubbi sulla propria disponibilità. Dopo essere risultata, insieme a Matteo Salvini, il nome più votato nella consultazione organizzata dalla Lega nei gazebo milanesi, la vicesegretaria del Carroccio ha aperto esplicitamente alla possibilità di correre per Palazzo Marino. “Noi abbiamo fatto le primarie Lega allargate agli elettori di centrodestra. Sono stata onorata di essere indicata dagli elettori e li ringrazio. Sono onorata delle affermazioni di Matteo Salvini nei miei confronti, però so bene come funzionano queste cose. Auspico che tutto il centrodestra decida di fare le primarie di coalizione, se così fosse io mi candiderò alle primarie di coalizione. So anche, però, che se gli altri partiti decideranno di non voler fare le primarie e calare i nomi dall’alto a quel punto il pallino scatta alle segreterie di partito, è un’altra partita”, ha dichiarato ospite di Start su Sky TG24.
Il legame con il capoluogo lombardo è il principale argomento con cui Sardone accompagna la propria disponibilità: “Milano è la mia città. Oggi sono eurodeputata ma sono anche consigliera comunale, questo dà la cifra di quanto a me interessi lavorare per la mia città ma continuerei a lavorare comunque con altre vesti. Non dipende da me, mettiamola così”. La consultazione della Lega ha registrato circa 10mila partecipanti nei 38 gazebo allestiti in città durante due giornate segnate da temperature molto elevate. Il segretario provinciale Samuele Piscina ha parlato di una preferenza “netta e inequivocabile” per Salvini e Sardone. Il ministro resterà però impegnato nella politica nazionale, lasciando di fatto all’europarlamentare il ruolo di candidatura leghista “in pectore” da portare al confronto con gli alleati. La strada è in salita, perché Fratelli d’Italia ha osservato che dai gazebo leghisti è emerso un profilo “molto politico”, mentre Forza Italia ha già da tempo messo in guardia contro i rischi di una “sardonizzazione del centrodestra”. Ed il fatto che il nome della leghista sia già usato per costruirci attorno dei neologismi è emblematico della popolarità della sua figura, della sua comunicazione, delle sue idee. Questo è il suo percorso.
L’investitura di Berlusconi: “C’è una ragazza lombarda che va già in tv…”
Silvia Serafina Sardone è nata a Milano nel 1982. La sua formazione politica comincia molto prima dell’ingresso nella Lega, all’interno di Forza Italia, partito nel quale milita per circa dodici anni e con cui costruisce la prima parte della propria carriera amministrativa. Laureata a pieni voti in Giurisprudenza all’Università Bocconi, ha conseguito un dottorato di ricerca in Diritto delle relazioni di lavoro e un Master in Business Administration. Il primo incarico di rilievo arriva nell’area della formazione e dell’occupazione: entra nel consiglio di amministrazione dell’Afol, l’Agenzia per la formazione, l’orientamento e il lavoro, della quale diventa presidente nel 2012.
La sua gavetta elettorale comincia nei municipi milanesi, in particolare nel Municipio 2, dove costruisce un consenso molto personale nei quartieri di via Padova e Adriano. La svolta politica risale al novembre 2014, quando Silvio Berlusconi incontra un gruppo di giovani dirigenti azzurri. Secondo le cronache dell’epoca, l’ex presidente del Consiglio avrebbe commentato: “Vi dirò, non mi sono granché piaciuti, tranne una ragazza lombarda che ha due figli e va già in tv”. Quella ragazza era Sardone, allora poco più che trentenne, segretaria di Forza Italia a Sesto San Giovanni e già particolarmente attiva sul territorio e nei programmi televisivi. Da quel momento la sua ascesa accelera. Approda a Palazzo Marino e cerca di presentarsi come il volto di un rinnovamento interno agli azzurri, una sorta di “rottamatrice” del partito berlusconiano. “Basta con il partito degli aperitivi e dei convegni chiusi”, dichiarava, entrando spesso in conflitto con i dirigenti più consolidati. Anche in quella fase il suo tratto distintivo era una comunicazione diretta, aggressiva e poco incline alle mediazioni.
Il fortino elettorale tra via Padova, Adriano e Sesto San Giovanni
Prima ancora dei social e dell’Europarlamento, la forza di Sardone nasce dal lavoro porta a porta. Nei quartieri distribuiva volantini e materiale elettorale indicando il proprio numero di telefono personale. Chi chiamava, racconta Repubblica, si sentiva rispondere direttamente: “Sono Silvia”. È questo radicamento a trasformarla in una macchina da preferenze. Sardone presidia mercati, case popolari, sgomberi, periferie e assemblee di quartiere. Costruisce la propria immagine sul contatto continuo con i residenti, soprattutto nelle zone in cui il tema della sicurezza, dell’immigrazione e del degrado è più sentito. È inoltre tra le protagoniste della vittoria del centrodestra a Sesto San Giovanni, l’ex “Stalingrado d’Italia”, dove nel 2017 viene eletto sindaco Roberto Di Stefano, all’epoca suo compagno. Gli avversari la descrivono come una sorta di sindaca ombra, accusa che accompagna il peso politico ed elettorale da lei esercitato nella città.
Nel 2018 viene eletta in Consiglio regionale con Forza Italia, raccogliendo oltre 11mila preferenze. Si aspetta un assessorato nella prima giunta guidata da Attilio Fontana, ma la nomina non arriva. Le viene affidata la presidenza della Commissione Bilancio, incarico che tuttavia non basta a ricucire il rapporto con gli azzurri.
La rottura con Forza Italia e il passaggio alla Lega
La mancata nomina ad assessora segna il punto di non ritorno. Sardone lascia Forza Italia, mantenendo il seggio al Pirellone, e si avvicina alla Lega di Matteo Salvini. Nel 2019 si candida alle elezioni europee con il Carroccio e viene eletta con quasi 45mila preferenze. Il passaggio non rappresenta soltanto un cambio di partito. Nella Lega sovranista di Salvini, Sardone trova uno spazio politico perfettamente coerente con il profilo costruito negli anni: sicurezza, immigrazione, periferie, campi rom, moschee, velo islamico e difesa dell’identità occidentale.
Nel 2024 ottiene oltre 75mila preferenze nella circoscrizione Nord-Ovest, risultando seconda nel partito soltanto a Roberto Vannacci. L’anno successivo viene nominata vicesegretaria federale della Lega insieme allo stesso Vannacci, diventando la prima donna a ricoprire un incarico di vertice di questo livello nel partito. “Essere nominata vice segretario, la prima donna nella storia della Lega, è per me un grande onore e una responsabilità che assumo con entusiasmo, pronta a dare il massimo per la nostra comunità e a combattere, con determinazione, le sfide che ci attendono in Italia e in Europa”, aveva scritto sui social.
“La mia militanza politica è sempre stata radicata nel territorio, tra la gente, ascoltando e rispondendo alle esigenze dei cittadini. In questi anni ho portato avanti numerose battaglie su temi cruciali, e continuerò a farlo con la stessa passione, fianco a fianco con Matteo Salvini. Mi riconosco in una linea politica fatta di coraggio, identità e spirito combattivo: valori che intendo rafforzare ulteriormente in questo nuovo incarico”.
Una pasionaria impegnata in prima linea tra Islam, immigrazione e sicurezza
La definizione di “pasionaria” nasce soprattutto dal tono e dai contenuti delle sue battaglie. In Consiglio comunale i suoi interventi sono spesso ad altissimo volume, tanto che il Corriere ha raccontato ironicamente di consiglieri alla ricerca di un telecomando con cui abbassare i decibel. Sardone interviene frequentemente a inizio seduta su episodi di cronaca, sicurezza, occupazioni abusive, campi rom, immigrazione e Islam. La presenza delle telecamere è parte integrante di una strategia comunicativa in cui l’intervento istituzionale, il sopralluogo e il video destinato ai social tendono a sovrapporsi.
Una delle sue campagne più riconoscibili riguarda il velo islamico, definito come simbolo di sottomissione femminile. Al Parlamento europeo si è presentata con una maglietta recante la scritta “No al velo islamico”, sostenendo la necessità di difendere il diritto delle donne musulmane a non indossarlo.
Sul proprio sito indica come priorità europea la difesa dei confini nazionali, il contrasto all’immigrazione irregolare e il rifiuto dell’idea dell’Italia come “campo profughi d’Europa”. Le sue posizioni coincidono con quelle più identitarie della Lega salviniana e le hanno consentito di consolidare un rapporto diretto con l’elettorato del partito. Nel frattempo Sardone continua a sedere nel Consiglio comunale di Milano, nonostante l’incarico all’Europarlamento. Una doppia presenza che utilizza per rivendicare il proprio legame con la città e che oggi rappresenta uno degli argomenti principali a favore della sua candidatura.
Le battaglie sui social e le minacce di morte
La notorietà di Sardone non dipende soltanto dai voti. L’europarlamentare è una delle esponenti leghiste più attive sui social, dove pubblica sopralluoghi, denunce, video di proteste e interventi politici. La comunicazione è costruita su messaggi brevi, temi fortemente polarizzanti e una relazione quasi quotidiana con i sostenitori. Questa esposizione l’ha resa anche bersaglio di minacce. Nel luglio 2023 è stata minacciata di morte sui social dal trapper Baby Gang, insieme a Matteo Salvini. Successivamente è finita al centro di un video del trapper Mowgli CLL contenente nuovi riferimenti minacciosi. Alle minacce Sardone ha risposto continuando le proprie campagne. In una delle occasioni è intervenuto anche il marito Davide Caparini, storico dirigente della Lega lombarda, con un video girato sullo sfondo di via Padova in difesa della moglie. L’intensificarsi delle intimidazioni ha portato all’adozione di misure di protezione nei suoi confronti. L’immagine pubblica di Sardone si alimenta anche di questo contrasto: da una parte una dirigente che rivendica apertamente posizioni divisive, dall’altra una donna che denuncia di essere diventata bersaglio proprio per averle espresse. Il suo profilo politico combina maternità, carriera professionale e ambizione. Un racconto personale che utilizza per sottolineare la capacità di conciliare impegni familiari, attività istituzionale e lavoro sul territorio.
La vita privata: da Roberto Di Stefano a Davide Caparini
E’ proprio così che Sardone si presenta sul proprio sito, attraverso un testo che intreccia famiglia, formazione, professione e periferie. La descrizione integrale recita: “Una donna come tante, una mamma che cerca di districarsi tra famiglia e lavoro. Ho due splendidi bambini: Riccardo di 11 anni e Lorenzo2 di 9. Vivo in periferia e conosco perfettamente i problemi di tanti quartieri abbandonati nelle nostre città”.
La vita privata di Sardone si è più volte intrecciata con quella politica. È stata a lungo legata a Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni, con il quale ha avuto i due figli Riccardo e Lorenzo. Di Stefano, anche lui proveniente da Forza Italia, è successivamente passato alla Lega. La relazione si è conclusa e nel 2023 Sardone ha sposato Davide Caparini, esponente storico del Carroccio lombardo, già parlamentare e assessore regionale. Caparini guida oggi la Commissione Bilancio del Consiglio regionale, lo stesso organismo presieduto in passato dalla moglie dopo l’elezione del 2018. Caparini appartiene alla storia profonda del movimento, mentre Sardone incarna la fase più recente, sovranista, mediatica e orientata alla costruzione di un consenso fortemente personale.
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