Chi era davvero il Comandante Alfa: il particolare che rivela l’uomo sotto il mefisto

21 Luglio 2026 - 14:10
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Chi era davvero il Comandante Alfa: il particolare che rivela l’uomo sotto il mefisto

Il Comandante Alfa

Il Comandante Alfa è andato oltre, come si dice in gergo militare. Per decenni il suo nome è rimasto un nome in codice, la sua identità un segreto custodito dietro il mefisto nero, il passamontagna che lo ha accompagnato nelle missioni più delicate. Oggi la stampa ricorda una vita interamente dedicata all’Arma dei Carabinieri: tra i fondatori del Gis, il Gruppo di intervento speciale, protagonista di alcune delle più complesse operazioni contro il terrorismo e la criminalità organizzata, il carabiniere più decorato d’Italia e poi formatore per le nuove generazioni di operatori.

Il Comandante Alfa, simbolo delle forze speciali italiane

Era un simbolo delle forze speciali italiane eppure aveva scelto di vivere lontano dai riflettori, costruendo la propria esistenza attorno a una parola: servizio. Una vita fatta di disciplina, addestramento, sacrificio e sobrietà. Anche quando, dopo il congedo, aveva iniziato a raccontare quella lunga esperienza attraverso libri e incontri pubblici, il Comandante Alfa aveva sempre messo la missione davanti alla propria persona. Non cercava la ribalta per sé, ma voleva lasciare un messaggio e trasmettere valori.

Chi era l’uomo dietro il passamontagna

Chi era allora l’uomo dietro il passamontagna? È un segreto che resterà custodito dai suoi cari e da chi ha condiviso con lui anni di vita e di lavoro. C’è però un frammento della sua vita privata che lascia intravedere la persona al di là del simbolo. Lo abbiamo ritrovato in un’intervista rilasciata a Il Giornale nel 2020. In quell’occasione si era lasciato sfuggire un particolare: anche diversi anni dopo il congedo continuava a mangiare agli stessi orari della caserma. Un piccolo rito quotidiano, apparentemente insignificante, che racconta qualcosa di più su Antonio Marzullo, il nome dell’uomo dietro il mefisto. Spartano, essenziale, rigoroso. Lontano dalle comodità, dal superfluo e dalle lusinghe del potere. Un servitore dello Stato anche nel privato.

Una fonte di ispirazione per i giovani

Se per anni il suo volto è rimasto un enigma, la traccia che ha lasciato dietro di sé è invece ben visibile. Lo dimostra il commento di una mamma lasciato sotto il post Instagram che annuncia la sua scomparsa: “Comandante sei stato determinante nella nostra vita. Seguendo te, mio figlio, ha scelto di diventare un maresciallo dei Carabinieri. Lo ha fatto dopo che io, per Natale, gli avevo regalato il tuo libro Dietro il mephisto. Aveva 16 anni e già tu avevi instillato in lui i valori che ti hanno guidato nel tuo percorso professionale”.

L’eredità per le nuove generazioni

Il suo ultimo dono? Un’accademia per trasmettere alle nuove generazioni non soltanto tecniche e conoscenze, ma soprattutto la cultura della legalità e il rispetto dello Stato. È questa forse la più grande prodezza del Comandante vissuto nell’ombra: aver lasciato una traccia di luce. Nei suoi uomini, nei giovani che hanno trovato nella sua storia una strada, nei valori che ha continuato a trasmettere fino alla fine.

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