Salva la bambina intrappolata nel bocchettone della piscina nel trevigiano. La famiglia presenta un esposto

21 Luglio 2026 - 14:10
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Salva la bambina intrappolata nel bocchettone della piscina nel trevigiano. La famiglia presenta un esposto

Bambina piscina Trevigiano

Era entrata in acqua attirata dalle bollicine che affioravano sulla superficie. Quando le ha raggiunte, la gamba destra è rimasta attaccata alla pompa dell’impianto. Una bambina, in gita con un centro ricreativo in una piscina del trevigiano lo scorso 9 luglio, ha gridato chiedendo aiuto ed è stata liberata dagli operatori della struttura. L’incidente non ha avuto conseguenze gravi, ma le ha provocato un ematoma nero di dieci centimetri e un forte spavento. Dopo i recenti casi di cronaca avvenuti nelle piscine, la famiglia ha deciso di presentare un esposto ai Carabinieri.

I genitori hanno accompagnato la figlia al Pronto soccorso il giorno stesso. Il referto medico ha documentato il livido lasciato dal bocchettone, rimasto visibile sulla gamba per diversi giorni. Nessuna denuncia è stata formalizzata: i familiari chiedono però che vengano valutate la dinamica dell’accaduto e le condizioni dell’impianto, affinché un episodio simile non si ripeta. «Se invece della gamba fosse stato un braccio? E se avesse avuto i capelli sciolti e non la cuffia? Sarebbe stata una tragedia».

La ricostruzione dei familiari

Secondo il racconto della bambina, dopo alcuni bagni sarebbe rientrata da sola nella vasca, dove riusciva a toccare il fondo. Avrebbe quindi camminato verso il punto dal quale provenivano le bolle, fino a quando la gamba è rimasta risucchiata dalla presa della pompa.

A quel punto ha urlato. Gli operatori sono accorsi e hanno tentato di tirarla fuori. È su questa fase che le versioni divergono. «Non c’era la retina nella pompa perché l’hanno trovata loro stessi nell’erba e gli operatori hanno dovuto spegnere l’impianto perché non riuscivano a tirarla fuori dall’acqua», sostengono i familiari.

I gestori negano invece che sia stato necessario interrompere il funzionamento della pompa e affermano che la bambina sia stata liberata immediatamente. L’effettiva presenza e il corretto posizionamento della protezione rappresentano dunque uno degli aspetti ancora da chiarire.

Poteva finire male

La famiglia ha scelto di rendere pubblico l’episodio soltanto a distanza di una decina di giorni, dopo le notizie riguardanti altri bambini rimasti intrappolati nei sistemi di aspirazione delle piscine che hanno ormai alzato l’allerta. «Nel nostro caso tutto si è risolto, ma per tutta la notte la bambina non ha dormito dall’angoscia», hanno dichiarato i parenti.

L’obiettivo dell’esposto, spiegano, non è ottenere un risarcimento né accusare preventivamente qualcuno, ma richiamare famiglie e responsabili delle strutture sulla necessità di controllare gli impianti frequentati dai bambini.

La replica della struttura

I proprietari respingono ogni contestazione. Sostengono che la vasca sia un modello Intex fuori terra e che la pompa, di dimensioni ridotte, fosse munita di griglia. Ritengono inoltre che non si sia verificata una reale situazione di pericolo e annunciano di voler tutelare la propria reputazione contro chiunque descriva la piscina come non conforme.

Nei giorni successivi hanno contattato la famiglia per informarsi sulle condizioni della bambina. Il confronto, tuttavia, resta aperto: da una parte ci sono il referto medico, la fotografia del livido e il racconto dei parenti; dall’altra la ricostruzione dei gestori, che ridimensionano l’accaduto.

L’esposto è stato consegnato ai carabinieri senza la presentazione di una denuncia.  

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