Chivu: "Papà morì mentre ero in ritiro, gli feci una promessa. Bastoni ha messo una maschera"
L'allenatore dei campioni d'Italia parla della sua vita privata e di calcio
Cristian Chivu, allenatore dell'Inter, si racconta al Corriere della Sera, intervistato da Walter Veltroni.
Suo padre è morto quando lei stava cominciando la sua carriera.
"Avevo sedici anni e mezzo. Volevo dimostrargli quello che lui ha sempre pensato di me ma che io ho saputo solo dopo da mia mamma: che potessi crescere responsabilmente, e farmi strada con le mie forze. È stato l’unico obiettivo della mia vita: dimostrargli di saper fare cose belle e giuste, da ragazzo maturo. Purtroppo non ha potuto vedermi crescere. Il giorno che se ne è andato ero in ritiro, ho fatto in tempo a salutarlo. Il giorno dopo, come lui avrebbe voluto, ero in campo per una partita".
Si ricorda quell’ultimo colloquio?
"Gli ho detto di non preoccuparsi perché sarei diventato molto responsabile e mi sarei preso cura io di tutta la famiglia. All’improvviso sono cresciuto e quella promessa l’ho sempre avuta davanti agli occhi e quell’impegno mi tiene sempre con i piedi per terra, nei momenti belli e in quelli più duri".
Quando è diventato ricco cosa ha regalato a sua madre?
"Una casa. Ho fatto tanti regali a mia mamma, ma non sono sufficienti a risarcirla degli sforzi che lei ha fatto, rimasta da sola, per tirare su me e mia sorella. Mi ha ripagato il suo orgoglio per la mia carriera, per aver studiato e aver mantenuto la promessa fatta a mio padre".
Il gruppo e il caso Bastoni
"Percepisco da allenatore l’importanza di creare un gruppo, creare armonia, farsi voler bene, accettare anche il fatto che si può sbagliare. Quella sera ho deciso di fare a modo mio e difendere il mio giocatore fino in fondo. Probabilmente un padre fa questo. Io ho cercato di confortarlo, sapevo che lui ne poteva uscire distrutto, per la gogna alla quale è stato sottoposto, nonostante sia un ragazzo forte che non ha mai mollato. In quei giorni ha messo una maschera per farci credere che tutto andava bene. Ma non si poteva lasciarlo solo. E il gruppo ha apprezzato".
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