Cinzia Dal Pino condannata a 18 anni, uccise col Suv l’uomo che l’aveva borseggiata a Viareggio: resta ai domiciliari

11 Giugno 2026 - 13:17
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Una condanna a 18 anni di reclusione per omicidio volontario. Questa la sentenza pronunciata giovedì in tribunale a Lucca nel processo di primo grado nei confronti di Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare di 65 anni di Viareggio che nella notte tra il 7 e l’8 settembre 2024 investì Nourredine Mezgoui, marocchino senza fissa dimora di 47 anni, che poco prima l’aveva rapinata della borsa mentre lei stava salendo in auto. Dal Pino, come emerso dalle indagini e soprattutto dalle telecamere di videosorveglianza, lo aveva inseguito a bordo del suo Suv e lo aveva investito più volte, lasciando poi lì il suo corpo dopo aver recuperato la borsetta precedentemente rubata.

Noureddine Mezgui era stato soccorso da alcuni passanti e trasportato d’urgenza all’ospedale Versilia, ma le sue condizioni erano apparse subito disperate. L’autopsia ha successivamente stabilito che il decesso è stato causato da una grave lacerazione dell’aorta addominale, accompagnata da un’emorragia interna e da numerose fratture compatibili con l’investimento.

All’imprenditrice toscana sono state concesse le attenuanti generiche, mentre è caduta l’aggravante della crudeltà: è così che Dal Pino ha evitato l’ergastolo, la richiesta avanzata in sede processuale da parte del pubblico ministero Sara Polino. I legali della donna avevano invece chiesto di derubricare le contestazioni nei confronti di Dal Pino ad eccesso colposo di legittima difesa o in subordine l’eccesso preterintenzionale contestando la configurazione del dolo.

Nell’udienza tenuta il 27 maggio scorso erano stati resi noti anche i risultati della perizia psichiatrica disposta nei confronti dell’imputata dalla Corte di Assise, che avevano escluso vizi di mente al momento dell’accaduto ritenendola pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Per Dal Pino, che ha ascoltato la sentenza in aula a Lucca accompagnata dalla figlia, la Corte ha stabilito l’espiazione della condanna in detenzione domiciliare, dove era già ristretta durante la fase del processo.

Enrico Marzaduri, avvocato di Dal Pino, ha sottolineato dopo la lettura della sentenza che si sarebbe aspettato “una soluzione diversa sia sul piano della qualificazione giuridica, sia sul piano dell’entità della pena”, annunciando di fatto un ricorso in Appello dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. Ai cronisti che gli hanno chiesto la sua assistita provasse rimorso, l’avvocato ha rimandato a quanto già emerso nel corso della vicenda. “Si è espressa in sede di esame dibattimentale, ha già chiarito” i suoi sentimenti, ha detto l’avvocato difensore, e “comunque prima di essere arrestata era andata a pregare in chiesa”.

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