Clarkson difende il Made in Italy: “Le supercar migliori sono italiane”

06 Luglio 2026 - 15:09
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Clarkson difende il Made in Italy: “Le supercar migliori sono italiane”

Jeremy Clarkson, il giornalista automobilistico più celebre e discusso al mondo, è tornato a far sentire la sua voce, e lo ha fatto con il consueto stile graffiante per ribadire un concetto che gli sta a cuore da decenni: la supremazia emotiva delle auto italiane. Nonostante una carriera passata a testare il meglio della produzione globale, il “buon Jezza” non ha mai nascosto una predilezione viscerale per i marchi che hanno fatto la storia del nostro Paese, come Ferrari, Lamborghini, Lancia e Alfa Romeo.

Il confronto con la perfezione tedesca

L’occasione per questa nuova dichiarazione d’amore è arrivata durante una recente recensione per il Times, dove Clarkson ha avuto modo di mettere alla prova una Porsche 911 GT3 Touring. Pur definendola una “macchina fuori di testa”, Clarkson ha ammesso di non aver mai provato per la sportiva di Zuffenhausen quell’amore profondo che invece nutrono i suoi storici compagni d’avventura, Richard Hammond e James May, che da sempre la idolatrano.

La critica di Clarkson alla Porsche non riguarda la qualità costruttiva, ma la sua stessa filosofia. Secondo il giornalista britannico, la casa tedesca non ha mai compreso appieno l’essenza profonda di una vettura ad alte prestazioni. In un passaggio diventato subito virale, ha descritto la 911 come “un abito a tre pezzi in una gara di costumi da bagno attillati”. Una metafora che sottolinea come l’eccessivo rigore e la ricerca della perfezione formale possano, a volte, soffocare lo spirito di un’auto nata per emozionare.

La visione di Clarkson: l’elogio della follia

Ma perché, secondo la visione di Clarkson, le auto italiane sono superiori? La ragione risiede in una comprensione unica della natura umana e del piacere di guida. Clarkson afferma senza giri di parole: “Credo che solo gli italiani siano capaci di costruire supercar”. Il motivo è semplice quanto dirompente: gli italiani hanno capito che, in un’auto che per sua natura deve essere “folle”, elementi pragmatici come l’affidabilità e l’ergonomia passano in secondo piano.

Per Clarkson, una vera supercar non deve essere comoda o razionale; deve essere un’esperienza travolgente, capace di sfidare la logica. Mentre il resto del mondo si affanna a produrre interni perfetti e motori indistruttibili, l’Italia continua a puntare sull’irrazionalità e sul carattere, elementi che rendono marchi come Ferrari e Lamborghini i veri legislatori del mondo delle super sportive.

Un patrimonio di storia e coraggio

La stima di Clarkson non si limita ai bolidi da pista, ma si estende all’intero sistema industriale italiano e alla sua capacità di preservare l’identità. Recentemente, ha elogiato l’Italia per non aver mai svenduto i suoi marchi storici, citando espressamente il caso di Lancia, un brand che lui continua a difendere strenuamente “anche se vende poco“.

Questa visione riconosce all’Italia il merito di aver dettato legge nel design e nella meccanica attraverso icone del passato firmate Alfa Romeo, Fiat, Maserati e Lancia, nomi che continuano a brillare nel firmamento automobilistico mondiale. In un’epoca di omologazione, Clarkson vede nell’Italia l’ultimo baluardo di un modo di intendere l’auto che mette il cuore davanti ai fogli di calcolo.

Infine, la notizia del tumore alla prostata che ha colpito il conduttore non ha scalfito la sua leggendaria ironia. Con la stessa forza con cui difende un motore V12 italiano, Clarkson si appresta a superare questo “incidente di percorso”, confermandosi una voce libera capace di ricordare al mondo intero che guidare un’auto italiana non è solo una scelta di mobilità, ma un atto di pura passione.

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