CNN porta Perplexity in tribunale: l’AI accusata di usare contenuti protetti

29 Maggio 2026 - 14:39
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CNN porta Perplexity in tribunale: l’AI accusata di usare contenuti protetti

Distribuzione illegale di contenuti protetti da copyright. È l’accusa con cui CNN ha portato Perplexity davanti a un tribunale federale di New York, in una causa che riapre lo scontro tra editori e società di AI sull’uso di articoli, video e immagini giornalistiche nei motori di risposta generativi. La denuncia è la prima azione dell’emittente sul fronte del copyright legato all’intelligenza artificiale e, secondo Brian Stelter di CNN, sarebbe considerata anche la prima avviata da una rete televisiva.

Secondo CNN, Perplexity avrebbe copiato e distribuito illegalmente i contenuti dell’emittente, sfruttandoli per alimentare i propri prodotti e generare risposte concorrenti. Al centro della causa ci sono materiali che, secondo la denuncia, sarebbero "identici o sostanzialmente simili" a quelli originali. CNN chiede un risarcimento economico non specificato e un ordine del tribunale per impedire alla società di continuare a violare i suoi diritti di proprietà intellettuale.

LA POSIZIONE DI CNN

CNN, controllata da Warner Bros. Discovery, sostiene che Perplexity, società valutata decine di miliardi di dollari, non dovrebbe poter sottrarre valore alle realtà che producono i contenuti poi sfruttati dai suoi servizi. La tesi dell’emittente è che il giornalismo di qualità, realizzato da persone e spesso costoso da produrre, non possa diventare una risorsa gratuita per prodotti commerciali basati su AI.

Nella denuncia, CNN afferma che l’uso del proprio lavoro giornalistico violerebbe le tutele previste dal diritto d’autore e indebolirebbe gli incentivi economici che rendono possibile la raccolta originale delle notizie. L’emittente precisa di non essere contraria all’AI e di avere già partnership commerciali, accordi attivi e discussioni in corso con operatori ritenuti responsabili. Un’intesa con Meta era stata riportata pubblicamente lo scorso dicembre.

La risposta di Perplexity è arrivata attraverso Jesse Dwyer, chief communications officer della società, che ha dichiarato: "Non si possono proteggere i fatti con il copyright". La linea difensiva richiama una distinzione centrale: i fatti in sé non sono protetti, mentre lo è la forma con cui vengono raccontati, selezionati, organizzati e presentati. CNN contesta proprio questo passaggio, sostenendo che Perplexity non si sarebbe limitata a usare informazioni fattuali.

TENTATIVO DI ACCORDO

CNNDalla causa emerge anche che CNN avrebbe cercato di raggiungere un accordo sui contenuti con Perplexity lo scorso anno, senza arrivare a un’intesa. Secondo la denuncia, prima e dopo quelle trattative, Perplexity sapeva di non essere autorizzata ad accedere ai contenuti dell’emittente né a usare i suoi marchi o segni distintivi di servizio.

CNN afferma di preferire soluzioni basate su licenze ragionevoli, ma sostiene che, se gli operatori rifiutano di pagare, dovranno rispondere attraverso i danni legali. Per l’emittente, l’uso commerciale dei suoi contenuti non può avvenire senza un accordo o una compensazione. È qui che la causa assume un significato più ampio, perché separa gli utilizzi dell’AI ritenuti accettabili dagli editori da quelli considerati uno sfruttamento non autorizzato del lavoro giornalistico.

Contro Perplexity si sono già mosse per vie legali News Corp, The New York Times, Chicago Tribune, Encyclopedia Britannica, Reddit e la società giapponese Yomiuri Shimbun. Nello stesso periodo, però, Gannett, TIME, Le Monde e Der Spiegel hanno scelto un’altra strada, annunciando partnership con la società.

La stessa Perplexity, in una precedente risposta legale ai procedimenti avviati da The New York Times e Chicago Tribune, aveva sostenuto che i tentativi di fermare questa nuova tecnologia attraverso la monopolizzazione dei fatti sarebbero destinati a fallire sulla base dei principi fondamentali della proprietà intellettuale.


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