Colangiocarcinoma giudicato inoperabile, trattato a Pisa con intervento record. Il caso che farà scuola nel mondo

04 Giugno 2026 - 16:37
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Colangiocarcinoma giudicato inoperabile, trattato a Pisa con intervento record. Il caso che farà scuola nel mondo

15 ore di sala operatoria, 80 anni di età, una diagnosi senza speranza: il team di chirurgia epatica dell’Aou pisana riscrive i limiti del possibile

Pisa, 4 giugno 2026 – Ancora un caso clinico in Aou pisana che può fare letteratura scientifica per l’eccellenza nell’altissima complessità chirurgica che ha restituito una vita normale a un paziente toscano ultraottantenne, affetto da colangiocarcinoma perilare, per il quale era già stata chiusa la finestra terapeutica chirurgica immediata a causa dell’ampio volume di fegato da asportare, dell’ittero e dell’avanzata età.

Invece il paziente si rivolge a Pisa per un secondo consulto, al gruppo multidisciplinare e multiprofessionale che afferisce alla Sezione dipartimentale di Chirurgia epatica del risparmio d’organo dell’Aou pisana diretta da Lucio Urbani dove viene operato subito con successo tanto che oggi, a distanza di tre mesi dall’intervento, ha recuperato completamente la sua qualità di vita migliorandone l’aspettativa, visto che alla TC di controllo non c’è alcun segno di neoplasia nei “due fegati” residui lasciati con l’intervento di risparmio d’organo.

Come riportato al “1st World Consensus and Guidelines Meeting on Perihilar Cholangiocarcinoma”, il Gruppo multidisciplinare pisano è infatti in grado, in casi selezionati, di asportare radicalmente questo tipo di tumore utilizzando tecniche chirurgiche di risparmio d’organo uniche, fino alla trasformazione del fegato malato in “due fegati” sani, ampliando in questo modo la finestra terapeutica per il trattamento chirurgico immediato.

Dott. Lucio Urbani

La storia della sua malattia era partita da un esordio improvviso di prurito e ittero “a ciel sereno” (si definisce così in medicina perché avviene in pieno benessere). Dalla TC era emersa un’ostruzione delle vie biliari intraepatiche compatibile con il colangiocarcinoma perilare e il paziente era stato avviato al trattamento palliativo dell’ittero ostruttivo in quanto la chirurgia epatica tradizionale era controindicata per la sua età e per l’aumento della bilirubina. Una volta risolto l’ittero, sarebbe stato sottoposto a chemioterapia. Ma purtroppo il drenaggio palliativo della via biliare fallisce.

A quel punto il caso clinico approda in Aou pisana, dove il team della Chirurgia epatica del risparmio d’organo lo prende in carico valutando di operarlo subito. I radiologi evidenziano che la neoplasia, pur avendo separato i tre sistemi biliari intraepatici, rimane ancora resecabile in modo radicale. Infatti è possibile asportare la sola parte centrale del fegato e la via biliare, ottenendo “due fegati” simmetrici indipendenti, per poi ricostruirla in entrambi con un’ansa intestinale defunzionalizzata.

Gli oncologi valutano i vantaggi della chirurgia immediata e i chirurghi esplicitano tutti i rischi dell’intervento e tutte le strategie per controllarli. Gli anestesisti valutano se le condizioni cliniche generali e le eventuali altre patologie del paziente siano compatibili con la gestione intraoperatoria. La strategia terapeutica viene condivisa con il personale tecnico e infermieristico e con il “Team gestione operativa Inpatient” di Aou pisana per collocare in regime di urgenza un intervento così lungo e complesso. Inizia così una vera e propria corsa contro il tempo per evitare che il tumore, chiudendo completamente la via biliare, faccia salire ulteriormente la bilirubinemia a livelli non compatibili con la chirurgia, neppure utilizzando le tecniche di risparmio d’organo.

L’urgenza dell’intervento apre a una fase ancora più difficile, ovvero informare il paziente e i suoi familiari del corretto bilancio rischi/benefici di una chirurgia tanto complessa rispetto al solo drenaggio della via biliare ostruita. Ma la comunicazione è stata accurata ed esaustiva e il paziente ha scelto di operarsi.

L’intervento è durato più di 15 ore, asportando solo 350 cc di fegato (il 20% dell’organo). Dopo 33 giorni di ricovero il paziente è stato dimesso con la bilirubina nella norma e con il referto istologico che conferma la diagnosi di colangiocarcinoma perilare e documenta la radicalità della chirurgia (tutti i margini chirurgici risultano indenni da malattia).

“Se non fosse un caso che ho gestito personalmente – dichiara Lucio Urbani – non riuscirei a credere a questa notizia perché per un paziente ultraottantenne si tratta forse della chirurgia più complessa che si possa immaginare, e per di più in regime di urgenza. Ma la differenza tra il rischio e il reale verificarsi dell’evento avverso la fanno le risorse umane e la preparazione in tutto il percorso di cura. La tecnica chirurgica non sarebbe nulla senza la competenza e la dedizione di tutte le professionalità del nostro gruppo. In questo caso sono particolarmente grato agli infermieri e agli operatori sanitari della corsia chirurgica, che sono stati in grado di mantenere alta la motivazione del paziente alle cure durante tutto il mese di ricovero”.

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