Confcooperative: attesa riforma legge 157, ora coerenza attuativa
Roma, 17 giu. (askanews) – “Accogliamo con favore la riforma della legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica. Per anni i nostri soci agricoltori hanno denunciato l’insostenibilità della pressione della fauna selvatica sui territori e sulle produzioni. Finalmente il parlamento ha deciso di ascoltarli”. Così il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini commenta la riforma della legge 157 del 1992 attualmente all’esame del Senato.
“Il provvedimento – commenta Gardini – introduce il principio di gestione della fauna selvatica accanto a quello di tutela: un passo necessario e atteso. Mettere la gestione accanto alla tutela non indebolisce l’ambiente, lo riequilibra. Restituisce dignità al lavoro di chi quei territori li abita e li custodisce ogni giorno, a partire dalle cooperative nelle aree interne che rappresentiamo”.
“Per gli oltre 400mila soci agricoltori delle nostre cooperative, i danni da fauna selvatica – prosegue il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele Drei – sono ormai una voce di costo strutturale. Cinghiali e ungulati devastano seminativi, vigneti e frutteti. Gli storni compromettono i raccolti. Non si tratta di casi isolati: è un’emergenza sistemica che erode la redditività delle imprese agricole e scoraggia gli investimenti nelle aree rurali più fragili. Per Confcooperative la gestione della fauna selvatica è una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese agricole e mondo venatorio. Chiediamo che questa visione si traduca in norme attuative chiare, tempestive e coerenti con le realtà operative dei territori”.
“Apprezziamo inoltre – prosegue Drei – che il testo affidi agli stessi imprenditori agricoli il controllo del cinghiale sui propri fondi, con la possibilità di trattenere i capi abbattuti a parziale compensazione dei danni subiti, e che le organizzazioni agricole siano coinvolte nella perimetrazione delle aree di intervento. Le imprese che lavorano il territorio devono essere protagoniste delle scelte che le riguardano”.
Resta dirimente, infine, per Confcooperative il tema della biosicurezza. “Contenere la fauna selvatica è la prima e più efficace linea di difesa contro la peste suina africana, una minaccia concreta che mette a rischio l’intero comparto suinicolo nazionale. Su questo punto non è possibile abbassare la guardia”.
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