Confindustria Moda, Sburlati: “Il sistema Italia è lento. Necessario agire con urgenza”

01 Luglio 2026 - 12:50
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“L’Assemblea di oggi segna l’inizio di una nuova fase per il Sistema Moda italiano. In un contesto complesso, abbiamo scelto di trasformare le difficoltà in un progetto di rilancio fondato su competitività, innovazione, capitale umano ed evoluzione del valore delle filiere”. Con queste parole il presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati, ha riassunto lo spirito dell’Assemblea Generale 2026 della federazione, andata in scena ieri a Palazzo Mezzanotte a Milano sotto il titolo “Le Nuove Rotte per il Sistema Moda – Trasformarsi per restare leader”.

A fare da cornice ai lavori assembleari è il quadro tracciato dal già anticipato report “Lo Stato della Moda”, da cui è emerso un comparto tricolore del tessile-abbigliamento reduce da un 2025 valso 58,39 miliardi di euro, in calo del 2,4% sul 2024, dopo i 59,8 miliardi dell’anno precedente (-6,1%) e il picco di 63,7 miliardi toccato nel 2023. Un ridimensionamento che riflette tensioni geopolitiche, rallentamento della domanda globale e trasformazione dei consumi, ma che non intacca la vocazione internazionale della filiera: l’export vale il 63,3% del fatturato complessivo e si è attestato a 36,94 miliardi di euro nel 2025 (-1,6% sul 2024), dopo il massimo storico di 38,68 miliardi del 2023.

In occasione dell’evento, Sburlati ha delineato nel suo intervento le cinque direttrici del Piano strategico della federazione, elaborato insieme a Confindustria Accessori Moda: tutela dell’ecosistema industriale e della filiera produttiva, investimenti in innovazione e digitalizzazione, una politica europea più incisiva contro la concorrenza sleale dell’ultra fast fashion, ricostruzione del capitale umano e costruzione del Sistema Moda dei prossimi dieci anni. Toni più netti, in un secondo momento, quelli usati dal presidente per descrivere l’urgenza che il momentum richiede: “Se non agiamo subito, tra cinque anni rischiamo di diventare l’automotive 2.0”, ha avvertito, mettendo in guardia il settore su come l’assenza di interventi tempestivi potrebbe costare altri 19 miliardi di euro di fatturato e 35mila posti di lavoro.

Colpevole, oltre alle criticità macroeconomiche e geopolitiche, anche la lentezza del sistema Paese: la tassa italiana di 2 euro sui pacchi extra-UE non è ancora operativa (a differenza di quella europea, appena entrata in vigore) e la norma sull’Epr tessile attende l’approvazione da quattro anni. Tra le priorità indicate, il taglio del cuneo fiscale per trattenere i talenti, un intervento europeo sul costo dell’energia – che secondo Sburlati incide dal 40% al 70% in più rispetto ad altri Paesi del Mediterraneo – e un recupero del ritardo digitale, stimato in circa dieci anni rispetto ad altri settori industriali.

Ampio spazio, in linea con una delle cinque rotte del Piano Strategico, è stato dedicato al ruolo di importanza crescente dell’intelligenza artificiale. Confindustria Moda ha ufficialmente presentato il proprio progetto strategico dedicato all’AI, sviluppato con AI4I – AI for Industry Foundation, Politecnico di Torino e Fondirigenti, con l’obiettivo di costruire un modello di adozione dell’intelligenza artificiale calibrato sulle esigenze delle imprese di filiera, dalla filatura alla confezione fino al tessile tecnico. Il progetto, uno dei quattro flagship del Piano strategico, prevede lo sviluppo di casi applicativi concreti attraverso aziende pilota – dall’ottimizzazione della produzione alla gestione della supply chain, dalla prototipazione virtuale all’analisi della domanda – oltre a un programma di formazione per imprenditori, manager e figure tecniche.

“L’AI è ancora vista come un rischio e non come un’opportunità”, ha osservato Sburlati, spiegando che la federazione ha già sottoposto quattro aziende a un’indagine sul loro livello di digitalizzazione, un intervento che sarà replicato sull’intera filiera. Sulla stessa linea Fabio Pammolli, presidente di AI4I, secondo cui l’intesa con Confindustria Moda nasce per “sperimentare, formare e trasferire innovazione, affinché l’AI diventi una capacità distintiva della filiera”.

Il primo panel dell’Assemblea ha visto in dialogo Francesco Costa (direttore de Il Post) e Luca Solca (managing director global luxury goods di Bernstein), che hanno affrontato i grandi temi geopolitici che stanno ridisegnando gli equilibri del lusso globale. Solca ha offerto una lettura in parziale controtendenza rispetto ai toni allarmati della giornata, segnalando i primi segnali di ripartenza della domanda cinese dopo un biennio “fantasma”: “Negli ultimi 3-4 trimestri il trend è in miglioramento. Hong Kong e Shanghai sono in forte ripresa. Ci aspettiamo un secondo trimestre migliore del precedente per le grandi aziende”. L’analista ha confermato la fase di polarizzazione in atto nel settore, con il segmento più alto di gamma in salute, a fronte delle difficoltà dei brand orientati alla clientela aspirazionale, penalizzata dall’inflazione.

Più critico il giudizio di Solca sulla nuova tassa Ue contro l’ultra fast fashion, che a suo avviso non aggredisce la vera causa del fenomeno, cioè il potere d’acquisto limitato dei consumatori. Sul ruolo della manifattura italiana, l’analista poi non ha dubbi: “È un patrimonio enorme che va difeso. L’Italia ha un ruolo chiave insieme alla Francia nella leadership dell’alto di gamma, e le aziende continueranno ad approvvigionarsi qui”.

L’assemblea si è aperta con il videomessaggio del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha invitato il settore a “guidare il cambiamento facendo leva sui punti di forza” e ha chiesto un’azione più incisiva a livello europeo contro contraffazione e ultra fast fashion.

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