Conte torna alla Juventus? Tutte le volte che è stato possibile un ritorno e cosa può cambiare ora

20 Maggio 2026 - 14:14
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Dodici anni dopo il traumatico addio del 2014, ecco come potrebbe riportare Conte alla Juve. E tutte le volte che il ritorno è stato vicino, ma poi non è avvenuto

Il nome di Antonio Conte associato alla Juventus è un tormentone che ritorna ciclicamente nel nostro calcio. L'addio del tecnico salentino al Napoli, che salvo sorprese dovrebbe essere annunciato dopo l'ultima giornata di campionato, che domenica vedrà gli ormai ex campioni d'Italia impegnati al Maradona contro l'Udinese, riapre ancora una volta, e in modo clamoroso, l'ipotesi di rivedere Conte sulla panchina bianconera.


Al momento si tratta soprattutto di una suggestione, perché gli scenari più probabili sono quelli che porterebbero Conte per la seconda volta sulla panchina della Nazionale, oppure fermo per un anno sabbatico. Ma il crollo della Juventus contro la Fiorentina e la probabile esclusione dei bianconeri dalla prossima Champions, con il caos che ne consegue e che potrebbe coinvolgere persino il futuro di Luciano Spalletti, nonostante il biennale firmato il 10 aprile, autorizzano a non escludere a priori nessuna ipotesi. Compresa quella di rivedere l'ex capitano ed ex allenatore bianconero di nuovo sulla panchina della Vecchia Signora.


Dal 2014 in poi, dal giorno del brusco addio di Conte alla Juve dopo tre Scudetti consecutivi a suon di record, non è la prima volta che il nome del classe 1969 leccese viene accostato alla Juventus. Ripercorriamo la cronistoria del rapporto Conte-Juve dal 2014 ad oggi.



I NO DI AGNELLI A CONTE

Ripercorrendo il nastro, non si può che ripartire dalle improvvise e dolorose dimissioni di Conte nell'estate del 2014. Dopo tre Scudetti consecutivi, Conte punta i piedi e chiede un mercato diverso da quello pensato dal club: scontento, se ne va a ritiro iniziato. Arriva Max Allegri, e vince cinque Scudetti con l'aggiunta di quattro Coppe Italia e due finali di Champions League. Passano gli anni, Conte passa attraverso le esperienze con la Nazionale e con il Chelsea, prima di risentire il richiamo della Serie A e della Juventus. E' il club, questa volta, a non sentire ragioni e a chiudere la porta: il 'tradimento' del 2014 brucia sia nell'animo di Andrea Agnelli che di John Elkann.


Siamo nel 2019, quando la Juve decide di porre fine all'avventura di Allegri, e Conte (che pure si offre e può godere anche dell'appoggio di Paratici e Nedved) non viene preso in considerazione dalla proprietà. La Juventus si affida quindi a Sarri e poi a Pirlo. Nel frattempo, Conte diventa un rivale in Italia, allenando e vincendo con l'Inter. E non senza polemiche con la Juventus: ricordiamo gli insulti e il dito medio fra campo e tribuna con Agnelli a margine della semifinale di Coppa Italia fra Juventus e Inter del 2021. Nell'estate del 2021, dopo il biennio Sarri-Pirlo, la Juventus decide di cambiare ancora, e anche questa volta Conte un pensierino al ritorno lo fa, ma Agnelli gli preferisce Allegri, che firma un triennale.


LA SCELTA DI GIUNTOLI E IL NO DI CONTE AD ELKANN

Si arriva quindi ai nostri giorni. Nell'estate del 2024 Conte è libero e aspetta ancora una chiamata da Torino, ma la Juventus di Cristiano Giuntoli sceglie Thiago Motta, con Conte che si accasa al Napoli. In dodici mesi, Conte a Napoli fa il Conte, nel senso che vince lo Scudetto e, pubblicamente, nelle conferenze, fa capire che per restare chiede determinate garanzie. Intanto, alla Juventus arriva una svolta: dopo il fallimento del progetto Motta e un mercato che ha dato risultati deludenti, Elkann decide di cambiare tutto, ridisegnando la dirigenza (via Giuntoli, dentro Comolli e più spazio a Chiellini) e, soprattutto, decide che è arrivato il momento buono per il ritorno di Conte. Lo sgarro del 2014 è perdonato, Elkann chiama personalmente Conte, che viene contattato anche da Chiellini. Nelle ore immediatamente successive allo Scudetto del Napoli, le parole di Conte e di Aurelio De Laurentiis, presidente del club partenopeo, sembrano quasi annunciare un addio del tecnico. La Juventus, fiduciosa, aspetta.


Ma arriva il colpo di scena: De Laurentiis convince Conte a restare con un aumento dell'ingaggio e un mercato importante, il calore della piazza e le parole della famiglia e dello staff di Conte completano l'opera di convinzione. In parallelo, anche il progetto Juve non convince Conte: a Torino non c'è chiarezza di organigramma societario e di programmi, pensa l'allenatore. Che dice no a Elkann e Chiellini, lasciando la Juventus con il cerino in mano, e con la decisione di proseguire con Igor Tudor, che aveva sostituito Motta a stagione in corso e che a sua volta viene sostituito da Spalletti a fine ottobre del 2025.


COSA PUO' CAMBIARE ORA

Cosa potrebbe cambiare adesso, per evitare un finale diverso da quello degli ultimi 12 anni? La mancata qualificazione alla Champions sul campo dopo 12 anni (escludendo quella del 2023, dovuta alla penalità in classifica per il caso plusvalenze), potrebbe aprire un nuovo scenario alla Juventus e, dal punto di vista sportivo, la condizione che Conte ha sempre preferito nella sua carriera: una squadra all'anno zero, completamente da ricostruire. Per completare il quadro, ci vorrebbero poi naturalmente un ingaggio e un mercato all'altezza, e un organigramma dirigenziale che sappia sposarsi con Conte e il suo staff senza attriti, cosa tutt'altro che facile da realizzare.

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