«Contenti tutti» di Laura Campiglio: una serata tutta femminile tra letteratura e libertà di scegliere se stesse

C’è una pianta che sopravvive agli ambienti più ostili chiudendosi su se stessa, proteggendo il proprio cuore fino a quando non arriva l’acqua giusta per fiorire di nuovo. La rosa di Gerico, con la sua capacità di resistere e rinascere, è stata la metafora scelta da Liliana Vargas, agente dell’Agenzia Generali Pia Gentili Pier Giorgio di Busto Arsizio, per aprire la serata di lunedì 20 aprile alle 18:45 in Galleria Boragno: il primo appuntamento di una serie di incontri mensili pensati da e per le donne.
Un titolo dichiaratamente provocatorio, «Contenti tutti», come il romanzo di Laura Campiglio pubblicato da Mondadori, ha fatto da filo conduttore della serata. Un libro corale, raffinato e a tratti irriverente, in cui le vite di più personaggi si intrecciano intorno a Elena, protagonista silenziosa e motore invisibile di tutto ciò che le sta attorno, fino al momento in cui sceglie di sparire, senza avvisare nessuno, per ritrovare se stessa.
Il paradosso di chi tiene insieme tutto
«Le donne tendono spesso, anche in maniera inconsapevole, a lanciarsi in qualsiasi impresa pur di fare tutti contenti», ha spiegato Campiglio durante la conversazione guidata da Francesca Boragno. «Ogni donna finisce per essere il centro di una costellazione che non è solo quella familiare: ci sono le amiche, il lavoro, i colleghi. E quando c’è un problema, di solito è proprio a una donna che viene chiesto di risolverlo.»
Il romanzo racconta con precisione questo meccanismo, e lo porta alle sue conseguenze estreme. Elena, a un certo punto, non regge più il peso. Non urla, non piange davanti a tutti: prende il telefono, prende la valigia e sparisce. «Il dubbio è evidente», ha detto l’autrice. «E soprattutto il nuovo atteggiamento con cui lei guarderà la propria vita cambierà tutto. Non è più disposta a essere la forza invisibile che tiene in piedi il gioco degli altri.»
La frase «contenti tutti», che molte donne si sono sentite rivolgere come rimprovero, nel romanzo si rovescia: smettere di accontentare tutti diventa, paradossalmente, il modo per cominciare a fare contenta se stessa. «E quando una donna cambia in questa maniera», ha osservato Campiglio, «sembra che cada tutto. Ma non succede niente. Anzi, tutto si riassesta in equilibri nuovi.»
Le illusioni ottiche che ci tengono ferme
Uno dei passaggi più suggestivi della serata ha riguardato il tema delle illusioni ottiche come metafora della percezione che abbiamo degli altri e di noi stesse. «Ci facciamo un’idea determinata delle persone e poi il nostro cervello continua a mostrarci quella immagine, anche quando non esiste più», ha detto Campiglio. «La persona sulla quale ci appoggiate come su un pilastro potrebbe non essere quella rocca che credevamo. E viceversa: la rocca che siamo agli occhi degli altri non è detto che corrisponda a ciò che vogliamo davvero essere.»
Nel romanzo, ogni personaggio finisce per giocare una funzione completamente diversa da quella che gli era stata assegnata. E questo vale anche per Elena stessa, che a un certo punto smette di considerare una sua perdita ciò che aveva creduto essere il grande amore della sua vita. «Quel cambio di ottica paradossalmente la libera», ha concluso l’autrice.
Prevenzione e autonomia: il contributo di Valentina
Accanto alla voce letteraria di Campiglio, la serata ha ospitato anche quella professionale di Valentina, esperta nel mondo assicurativo, che ha portato il discorso su un terreno concreto. «L’illusione più pericolosa che incontro ogni giorno è quella del tempo infinito: il pensiero che a me non succederà mai niente, che ci sarà sempre un domani per occuparsi di queste cose», ha detto. «Il cambio di prospettiva è capire che prevenire oggi, anche quando tutto sembra andare bene, ti dà uno strumento per quando la tempesta arriva davvero.»
Il parallelo con il mondo femminile è stato diretto: le donne investono tempo, energie e risorse nella cura dell’aspetto esteriore, ma faticano a investire sulla propria salute, sulla propria sicurezza economica, sulla propria autonomia. «Dobbiamo fare un piccolo piano per noi stesse», ha detto Valentina. «Non per togliere alla famiglia, ma perché l’autonomia è libertà. Libertà di non dover dipendere da nessuno, ma anche libertà di poter dare senza sentirsi in debito.»
Ha parlato anche della propria esperienza personale, di come anche lei, madre e professionista, abbia impiegato tempo a capire che mettere se stessa al secondo posto non significa amare di più gli altri, ma rischiare di non avere nulla di autentico da trasmettere loro.
Uno spazio per silenziare tutto il resto
L’intenzione di questi appuntamenti mensili, come ha spiegato Vargas all’apertura della serata, è proprio questa: creare uno spazio in cui le donne possano finalmente «silenziare» tutto e tutti, per dedicarsi solo a se stesse, tra spensieratezza e benessere. Un momento di condivisione che non sia un corso né una conferenza, ma un incontro autentico tra esperienze, domande e risorse.
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