Covid, FdI incalza Conte: “Aiuti a far emergere la verità sulle consulenze incassate dai suoi ex colleghi di studio”

11 Giugno 2026 - 15:24
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Covid, FdI incalza Conte: “Aiuti a far emergere la verità sulle consulenze incassate dai suoi ex colleghi di studio”

Covid, FdI incalza Conte: “Aiuti a far emergere la verità sulle consulenze incassate dai suoi ex colleghi di studio”

Non hanno sortito nessun effetto gli annunci di querela dell’ex premier Giuseppe Conte: la battaglia di Fratelli d’Italia per fare chiarezza sulla gestione dell’emergenza Covid e della pandemia in Italia va avanti, con ancora più convinzione. Soprattutto dopo le ultime rivelazioni venute alla luce dagli atti acquisiti dalla Commissione d’inchiesta e dalle audizioni. Quanto sta emergendo delineerebbe infatti, secondo FdI, un vero e proprio «sistema messo in piedi e finalizzato a lucrare sugli appalti della struttura commissariale» nel quale di fatto gli imprenditori potevano lavorare «solo dopo aver accettato una “consulenza” volta a ottenere o facilitare l’esecuzione di commesse pubbliche nella prima fase della pandemia».

Da via della Scrofa continuano a chiedere «che sulla vicenda sia fatta piena luce: andremo avanti nonostante l’ostruzionismo irresponsabile delle opposizioni» e ad incalzare Giuseppe Conte. L’ex premier afferma di non avere nulla a che fare con il meccanismo di ricche consulenze per facilitare l’importazione di mascherine durante il Covid. Proprio per questo Fratelli d’Italia chiede che Conte «aiuti la Commissione a far emergere la verità invece di cercare di boicottarla in ogni modo».

Cosa è emerso in commissione

Nel corso di questi mesi la Commissione d’inchiesta Covid, istituita in Parlamento e presieduta dal senatore Marco Lisei, avrebbe scoperto almeno tre casi in cui gli avvocati dello studio Alpa, lo stesso in cui ha lavorato l’ex premier Giuseppe Conte, avrebbero chiesto percentuali del 10% agli imprenditori che fornivano materiale sanitario necessario a fronteggiare l’emergenza pandemica per attività di “consulenza”. Secondo le voci raccolte in audizione dalla Commissione, chi ha accettato di pagare avrebbe fatto affari milionari, chi si è rifiutato sarebbe stato tartassato di controlli.

Almeno due imprenditori, Dario Bianchi e Giovanni Buini, hanno affermato di aver ricevuto richieste di percentuali da parte dell’ex collega di Conte, Luca Di Donna, per attività di consulenza relative alle forniture alla struttura commissariale di Arcuri. Secondo il loro racconto, a entrambi sarebbe stata chiesta una percentuale di circa il 10% sulle forniture in questione e su quelle successive, a fronte di una non ben definita attività. Entrambi i manager ritennero la richiesta assurda e si rifiutarono di sottoscrivere alcun contratto. Dopo questo diniego avrebbero però riscontrato un intensificarsi dei problemi con la struttura commissariale.

Un altro manager, Marco Spadaccioli, invece, ha affermato che la sua società, la Adaltis, avrebbe pagato per l’attività di “consulenza” di Di Donna e del collega De Luca una cifra pari a circa 450mila euro per due commesse dal valore totale di circa 3,3 milioni di euro. Per il responsabile della società che ha ottenuto gli appalti, l’attività svolta si sarebbe limitata esclusivamente a un controllo documentale della pratica da inoltrare alla struttura commissariale di Arcuri e alla semplice stesura di una lettera. E in effetti, interrogato sul fatto che la cifra fosse fuori standard per una semplice consulenza legale, Spadaccioli ha replicato che quel 10% fosse assimilabile piuttosto alla percentuale che si richiede per un’attività di “intermediazione”. «Queste sono più cifre da intermediazione», ha detto Spadaccioli.

L’opposizione alza il muro del silenzio

«È incredibile che nessuno ne parli e che l’opposizione cerchi di far passare tutto sotto silenzio, chiedendo lo scioglimento della stessa Commissione tirando in ballo presunte e inesistenti irregolarità procedurali» rilanciano gli esponenti di FdI nei corridoi di via della Scrofa e delle aule parlamentari.

E c’è chi si domanda come mai Giuseppe Conte non si dimetta dalla Commissione e non si faccia audire, in virtù del suo ruolo centrale di ex Presidente del Consiglio all’epoca dei fatti. Perché sono molte le domande rimaste senza una risposta e su cui Conte «dovrebbe dare spiegazioni ai cittadini — ribadisce FdI — a partire da quali nessi ci siano tra la struttura commissariale guidata da Arcuri e gli avvocati del suo ex studio legale, quello del professor Guido Alpa, anche alla luce dello scambio di messaggi reso pubblico in questi giorni dai quotidiani in cui Alpa chiese proprio a Di Donna di aiutarlo a ricostruire il partito, cioè il Movimento 5 Stelle». E se «è vero che sulle attività dell’avvocato Di Donna c’è già stata un’inchiesta della Procura di Roma, poi archiviata, è altrettanto vero che dalla Commissione Covid sono emersi nuovi e importanti elementi che sarà opportuno approfondire nelle sedi più opportune».

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