Crisafulli, sindaco di Enna (senza simbolo Pd): “Sì alle preferenze. Conte e Schlein hanno paura della democrazia”

30 Giugno 2026 - 06:29
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Anche il Pd è per le preferenze: le sue, non quelle degli elettori. “Invece dovrebbe essere tra i primi sostenitori di questa iniziativa a partire dalla legge elettorale”, incalza Vladimiro Crisafulli, nuovo sindaco di Enna in quota centrosinistra, ma senza il simbolo dem. “Il mio caso è chiaro: i voti li attraggono le persone, non le etichette. Dunque è fondamentale che i territori si esprimano. Non possiamo parlarne per anni e poi tirarci indietro sul più bello”. Con tanto di smacco: le preferenze le vogliono persino i meloniani, sebbene per non indispettire gli alleati non siano finite nel testo finale (per ora). Mentre Schlein si arrocca sui nomi prescelti a tavolino. “C’è qualcuno che ha paura del confronto. Soprattutto a sinistra: Elly, Conte, Bonelli”. Perché? “Le preferenze porterebbero grossi problemi politici: se saltano le candidature d’ufficio, saltano le alleanze. Emergerebbe una classe dirigente altra. Voluta dal popolo”. Cioè non dalle segreterie.

Ma dopo l’en plein alle urne (64 per cento), Crisafulli non potrebbe farlo presente ai vertici del Pd? “Macché, contatti con loro non ne ho più”, premette l’ex parlamentare. “Diciamo che a Enna li ho tolti dall’imbarazzo. Se però sono preoccupati che mi candidi alle politiche, stiano pure tranquilli: battute a parte, mi auguro che sulle preferenze i dem si ravvedano. Una volta ci aveva provato Bersani, poverino, inventandosi le parlamentarie. E durante la prima repubblica, quand’ero al Pci, i politici dovevano essere innanzitutto riconosciuti dalle masse, dai lavoratori, dai cittadini. Ora i tempi sono cambiati”. C’è chi accusa i cacicchi, i capibastone – i De Luca, per intenderci. “Ma i ras dei voti ci sono sempre stati. Democrazia è soprattutto partecipazione, selezione democratica della classe dirigente”. Dunque il Pd viene meno al suo nome? “Non credete che a destra se la passino meglio: FdI magari sta cercando di costruire una struttura di partito, ma FI e la Lega di Salvini non hanno radicamento. Per questo tutti ne parlano, ma alla fine nessuno le vuole, le preferenze. Tranne gli italiani”.

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