Il cuculo Vannacci. Salvini lo covò sulle vendite di un libro, e se ne duole. A Meloni lo offrono sui sondaggi, e se ne dorrà

30 Giugno 2026 - 06:29
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Apprendista stregone qual fu, Matteo Salvini oggi a causa del suo mal piange se stesso. Ora, infatti, dice “mi freghi una volta non due”, ma fu cieco quando, scambiando le vendite di un libro per voti e le sparate in tv per suffragi, fece della Lega il piedistallo su cui Roberto Vannacci s’è fatto monumento a cavallo, vagheggiando già sondaggi per seggi. Era allora soltanto autore di un pamphlet bizzarro sul mondo alla rovescia ma ritrovandosi capolista alle europee, prendendosi il simbolo, i voti, l’impalcatura di un partito costruito da Umberto Bossi in trent’anni di sudore e canottiere, Vannacci era già corda con cui il povero Salvini si destinava a ritrovarsi legato mani e piedi. Tessera consegnata di sua mano nell’aprile 2025, promozione a vicesegretario un mese dopo con la contrarietà di Zaia, Fedriga e Fontana, proposta come vicepresidente dei Patrioti in Europa: un trattamento che non si era mai visto riservare a un tesserato fresco di appena undici mesi. Meno di un anno dopo, il generale ha depositato il marchio “Futuro nazionale” all’ufficio brevetti di Bruxelles mentre giurava il contrario, ha disertato il Consiglio federale della Lega convocato apposta per lui, e ha liquidato Salvini con un messaggio da romanzo epistolare ottocentesco: “Ti voglio bene, ma la mia strada è un’altra”.

Il cuculo non si costruisce il nido, lo trova già caldo, deposto da altri, e ci lascia dentro il proprio uovo perché lo covino convinti che sia figlio loro. Salvini ha covato con dedizione, ha imbeccato, ha difeso il nido da ogni predatore esterno, finché il pulcino crescente non ha buttato fuori la nidiata intera e se n’è volato via portandosi pure il ramo. Ora la stessa identica covata viene offerta a Giorgia Meloni persino da ambienti della destra giornalistica, con l’argomento – irresistibile, si sa, in politica ogni argomento numerico è irresistibile – dell’aritmetica: con Vannacci dentro, il centrodestra arriva al 47,7 per cento e stacca il campo largo; senza, resta sotto, al 41,7, superato dalla concorrenza progressista. E’ la tentazione classica del condottiero rinascimentale, assoldare il mercenario per vincere la battaglia, sorvolando sul dettaglio – Machiavelli lo scrisse e nessuno lo lesse mai abbastanza – che il mercenario vittorioso è un padrone, anzi un generale, non un soldato. “Meglio perdere che perdersi”, pare sia il pensiero di Giovanbattista Fazzolari, braccio quasi destro di Meloni. Chissà.

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