Dall’Anac al reato. Più controlli, non più corruzione

04 Agosto 2026 - 07:45
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Sia sempre ringraziata l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, per il lavoro di controllo e prevenzione che svolge circa la trasparenza e la regolarità degli appalti pubblici. E sottolineiamo prevenzione: perché poi che il totale dei rinvii a giudizio, sequestri e persino arresti, generati dai suoi controlli abbia un rapporto virtuoso, almeno in percentuale, con le condanne certificate da un tribunale è argomento più nebuloso. Anac ha appena pubblicato il rapporto “Corruzione e appalti in Italia: analisi gennaio 2020 - maggio 2026” che ha incuriosito soprattutto due giornali, coi rispettivi tic di giudiziaria. Per il Corriere, ad esempio, vale il titolo il fatto che siano “coinvolti molti più uomini che donne” (c’è un apposito paragrafo del rapporto su “corruzione in relazione al genere", e fa ovviamente piacere, anche se non appare proprio centrale. Il Fatto punta invece sulla crescita degli affidamenti diretti “cioè appena sotto la soglia massima entro cui è possibile evitare la gara”. Un metodo perfettamente legale (serve a velocizzare le pratiche) ma che per il Fatto è ovviamente chiaro indizio di corruzioni sottratte all’occhio vigile di Anac e magistrati.

Quello che però manca è il confronto tra i “5.773 pareri forniti alle amministrazioni su 1.687 affidamenti di opere” e i reati realmente certificati. Nel periodo in esame ci sono stati 141 procedimenti – “quasi due al mese”, si allarma il Corriere – a carico di 944 imputati di 490 imprese. Ma lo stesso rapporto Anac avverte che “nella maggior parte dei casi, si tratta ancora di contestazioni, per lo più, provvedimenti di rinvio a giudizio o misura cautelare, per cui vale il principio della presunzione di innocenza, in quanto il procedimento penale non è ancora arrivato a sentenza definitiva”. Quindi il rapporto non è una misura esatta della corruzione in Italia. Se si tiene conto che le condanne definitive per reati corruttivi sono in media qualche decina all’anno, si può affermare che Anac svolge bene il proprio lavoro preventivo; mentre l’allarme sulla corruzione dilagante è sostanzialmente esagerato.

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