Data center AI nel mare alimentati dalle onde, il progetto folle

Maggio 05, 2026 - 18:03
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Data center AI nel mare alimentati dalle onde, il progetto folle

SpaceX immagina i data center nello spazio, Panthalassa nel mare. Una boa gigante sulla superficie, una struttura in acciaio di 85 metri sotto il pelo dell’acqua, una turbina alimentata dal movimento delle onde, un container ermetico che protegge i server AI, raffreddamento naturale dall’oceano, connessione a terra via Starlink.

Zero emissioni. Zero cavi sottomarini. L’acqua entra, muove la turbina, esce. I chip calcolano. L’oceano raffredda. Sembra un’idea folle, eppure ha appena ricevuto 140 milioni di dollari in un round guidato da Peter Thiel.

Peter Thiel finanzia i data center AI nell’oceano, come funziona

I “nodi” di Panthalassa sono boe galleggianti che sfruttano il moto ondoso per forzare l’acqua attraverso una turbina posizionata sotto la superficie. L’energia generata alimenta server AI contenuti in un container ermetico nella struttura sottomarina di 85 metri in acciaio. Il raffreddamento, uno dei costi energetici maggiori dei data center tradizionali, è gratuito, lo fa l’oceano. La comunicazione con la terraferma avviene via Starlink, per evitare la complessità e il costo dei cavi sottomarini.

Il CEO Garth Sheldon-Coulson dice che i nodi sono rapidi da produrre e usano materiali abbondanti. La tecnologia, secondo l’azienda, non produce emissioni e ha un impatto minimo sulla vita marina, la stessa acqua ricircola nella turbina.

Chi finanzia

Thiel ha investito tramite i propri fondi personali, non attraverso Founders Fund, la sua società di venture capital che aveva già investito in Panthalassa nel 2018. Tra gli altri investitori: Marc Benioff (CEO di Salesforce) e John Doerr, uno dei primi investitori di Google, Amazon e Uber.

Panthalassa è ora valutata quasi un miliardo di dollari e prevede di usare i fondi per lanciare un impianto pilota negli Stati Uniti.

La fame di energia dell’AI

L’AI ha un problema energetico. I data center consumano quantità enormi di elettricità per il calcolo e per il raffreddamento, e la domanda cresce più velocemente della capacità delle reti elettriche. Google sta valutando i data center nello spazio per l’energia solare. Microsoft ha ripreso in considerazione il nucleare. Meta sta costruendo centrali a gas da 5 gigawatt.

Panthalassa propone una terza via: l’energia delle onde è rinnovabile, abbondante, prevedibile e disponibile 24 ore su 24, a differenza di quella solare. E il raffreddamento è integrato nell’ambiente. Se la tecnologia funziona su scala, elimina due dei costi maggiori dei data center tradizionali in un colpo solo.

Se non funziona… beh, è un miliardo di dollari di boe nell’oceano. Ma con Thiel, Benioff e Doerr a bordo, qualcuno ci crede abbastanza da scommettere.

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