Delfini “a caccia” dei pescherecci: nell’Alto Adriatico dipendono sempre di più dalla pesca a strascico per nutrirsi

05 Luglio 2026 - 15:25
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Delfini “a caccia” dei pescherecci: nell’Alto Adriatico dipendono sempre di più dalla pesca a strascico per nutrirsi

Uno studio italiano rivela che molti tursiopi seguono i pescherecci a strascico per trovare cibo in un Adriatico impoverito e sfruttato.

L’immagine dei delfini che nuotano accanto ai pescherecci può sembrare affascinante, ma racconta una realtà molto meno romantica. Nell’Alto Adriatico, infatti, un numero crescente di tursiopi ha ormai imparato a seguire le imbarcazioni della pesca a strascico per procurarsi il cibo.

Delfini “a caccia” dei pescherecci: nell’Alto Adriatico dipendono sempre di più dalla pesca a strascico per nutrirsi – amoreaquattrozampe.it

Secondo un nuovo studio italiano, questo comportamento non rappresenta soltanto un’opportunità occasionale, ma il segnale di un ecosistema marino sempre più impoverito, dove le prede naturali sono diventate più difficili da trovare.

Lo studio: sempre più delfini seguono i pescherecci

La ricerca, coordinata dall’associazione Dolphin Biology and Conservation e pubblicata sulla rivista Frontiers in Mammal Science, ha monitorato l’attività dei pescherecci nelle acque di Veneto e Marche tra il 2018 e il 2025.

Lo studio: sempre più delfini seguono i pescherecci – amoreaquattrozampe.it

I ricercatori hanno effettuato 859 osservazioni in mare distribuite su 148 giornate di monitoraggio, identificando i singoli delfini attraverso la foto-identificazione. I risultati mostrano un comportamento ormai consolidato: i tursiopi seguivano il 76% dei pescherecci osservati nelle Marche e il 26% di quelli monitorati in Veneto, preferendo chiaramente le imbarcazioni che praticano la pesca a strascico rispetto ad altre tipologie di natanti.

Secondo gli studiosi, questo comportamento viene inoltre appreso e trasmesso anche ai giovani, diventando parte delle strategie di alimentazione della popolazione locale.

Perché i tursiopi cercano cibo vicino alle reti

Il protagonista dello studio è il tursiope (Tursiops truncatus), uno dei cetacei più diffusi nel Mediterraneo e un importante predatore apicale, cioè situato ai vertici della catena alimentare.

In condizioni naturali dovrebbe cacciare pesci e cefalopodi sfruttando le risorse offerte dall’ambiente marino. Tuttavia l’Adriatico è oggi uno dei mari più sfruttati d’Europa. Decenni di pesca intensiva hanno ridotto molti stock ittici e modificato profondamente gli habitat bentonici.

La pesca a strascico, in particolare, rappresenta una delle tecniche più impattanti. Le reti vengono trascinate sul fondale catturando tutto ciò che incontrano, ma allo stesso tempo sollevano sedimenti, alterano gli ecosistemi e riducono la biodiversità.

In questo contesto i delfini hanno imparato a sfruttare una fonte di cibo più semplice: si alimentano dei pesci sfuggiti alle reti, degli scarti della pesca oppure intercettano le prede concentrate attorno alle attrezzature dei pescherecci.

Per gli autori dello studio non si tratta più di un semplice comportamento opportunistico. La presenza costante dei cetacei accanto alle imbarcazioni suggerisce una dipendenza crescente dalle attività umane, sintomo di un mare che fatica ormai a garantire risorse sufficienti.

Un adattamento intelligente, ma non privo di rischi

Seguire i pescherecci consente ai tursiopi di trovare cibo con maggiore facilità, ma espone gli animali a numerosi pericoli.

I cetacei possono infatti rimanere impigliati nelle reti o ferirsi durante le operazioni di pesca. Inoltre, la continua vicinanza alle imbarcazioni li sottopone a un intenso inquinamento acustico. Per i delfini il suono è fondamentale: viene utilizzato per orientarsi, comunicare con i membri del gruppo e individuare le prede attraverso l’ecolocalizzazione. L’esposizione costante al rumore dei motori può quindi compromettere funzioni essenziali per la loro sopravvivenza.

A questo si aggiungono possibili cambiamenti nella dieta, nelle strategie di caccia e persino nelle dinamiche sociali delle popolazioni di tursiopi.

Il problema non sono i delfini, ma lo stato del mare

Gli autori sottolineano che il tursiope resta una specie particolarmente resiliente e capace di adattarsi ai cambiamenti ambientali. Questo significa che il fenomeno non è irreversibile.

Se la pressione della pesca a strascico diminuisse e gli ecosistemi marini avessero il tempo di rigenerarsi, i delfini potrebbero tornare a nutrirsi principalmente attraverso la caccia naturale, riducendo progressivamente la dipendenza dai pescherecci.

Il vero messaggio dello studio, dunque, riguarda la salute dell’ecosistema marino. Quando un predatore al vertice della catena alimentare arriva a fare affidamento sulla pesca industriale per trovare cibo, non è il suo comportamento a rappresentare il problema, ma lo stato di un mare che, dopo decenni di sfruttamento, offre sempre meno risorse naturali.

L'articolo Delfini “a caccia” dei pescherecci: nell’Alto Adriatico dipendono sempre di più dalla pesca a strascico per nutrirsi è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

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