Delitto di Garlasco, i 700mila euro versati da Stasi ai Poggi tornano al centro del caso: cosa può succedere adesso
La famiglia di Chiara Poggi prende una posizione netta dopo il deposito degli atti della nuova indagine sul delitto di Garlasco. Per i familiari della giovane uccisa nell’agosto del 2007, non esistono elementi in grado di mettere in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi, riconosciuto colpevole con una sentenza passata in giudicato.
Attraverso i legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Campagna, i Poggi hanno chiarito che “gli elementi a suo carico non sono messi in discussione dalle nuove indagini”. Una linea che punta a contrastare l’eventuale terza richiesta di revisione avanzata dalla difesa di Stasi.
Secondo la famiglia, il nuovo fascicolo aperto dalla Procura di Pavia nei confronti di Andrea Sempio non scalfisce le prove che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015. Restano infatti confermati elementi centrali come l’orario della morte di Chiara Poggi e le tracce ematiche trovate sulla bicicletta utilizzata dall’allora fidanzato della vittima.
I sospetti sui Poggi e il clima mediatico attorno al caso
Nonostante questo, negli ultimi mesi il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione mediatica, alimentando sospetti e insinuazioni anche nei confronti della famiglia Poggi. Nei talk show televisivi e nelle ricostruzioni emerse dopo la riapertura delle indagini, sono emerse ipotesi che coinvolgerebbero indirettamente i familiari della vittima.
Nelle informative depositate dai carabinieri in Procura, Andrea Sempio viene indicato come unico responsabile dell’omicidio, mentre si sostiene che i Poggi “hanno tentato di bloccare le indagini”. Un’accusa che la famiglia respinge con fermezza.
L’avvocato Tizzoni ha ribadito la piena collaborazione dei familiari con gli investigatori, sottolineando però il dolore provocato da una nuova inchiesta che, a loro giudizio, mira “sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi, accertata dalla corte d’Appello di Milano, poi in Cassazione e confermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo”.
Negli ultimi mesi il clima di sospetto si è esteso anche ad altri parenti di Chiara Poggi, comprese le cugine Cappa, finite indirettamente nel vortice delle ricostruzioni mediatiche.
Le vecchie indagini, gli esposti e il nome di Andrea Sempio
Per comprendere la posizione della famiglia Poggi, secondo chi li assiste, bisogna guardare anche al modo in cui sono ripartite le nuove indagini. Negli anni successivi alla condanna di Alberto Stasi, infatti, diversi esposti e approfondimenti investigativi avevano già tentato di aprire nuove piste alternative.
Dopo l’archiviazione del primo fascicolo su Andrea Sempio nel 2017, la difesa di Stasi aveva presentato ulteriori denunce e segnalazioni. Tra queste anche una presentata dall’avvocata Giada Bocellari, che riferiva ai carabinieri di essere seguita mentre svolgeva attività investigative per scagionare il proprio assistito.
Nella denuncia venivano citati presunti collegamenti con suicidi avvenuti nella zona di Garlasco e persino riferimenti al satanismo ricevuti da una veggente. Anche quelle verifiche investigative, tuttavia, finirono archiviate senza sviluppi concreti.
Solo anni dopo la difesa di Stasi ha depositato nuovi atti che hanno portato all’apertura dell’attuale procedimento nei confronti di Andrea Sempio, dopo due richieste di revisione già respinte dalla magistratura.
Il nodo del risarcimento e il dolore della famiglia
Sul fondo della vicenda resta anche la questione economica legata al risarcimento versato dalla famiglia Stasi ai Poggi. Si tratta di circa 700mila euro corrisposti attraverso una transazione dopo la condanna definitiva.
Negli ultimi tempi qualcuno ha ipotizzato che, in caso di annullamento della sentenza contro Stasi, la famiglia Poggi potrebbe essere costretta a restituire quella somma. Una ricostruzione che però, dal punto di vista giuridico, non troverebbe conferma.
Anche nell’eventualità di una revisione del processo, infatti, il denaro ottenuto con la transazione non verrebbe automaticamente restituito. Alberto Stasi dovrebbe avviare un ulteriore procedimento civile per chiedere l’annullamento dell’accordo, dimostrando eventuali elementi come dolo o frode da parte dei Poggi.
Circostanze che, secondo i legali della famiglia di Chiara, “certamente non sussistono”. Nel frattempo i familiari continuano a difendere la verità processuale emersa dopo anni di indagini e processi, chiedendo che il dolore per la morte di Chiara non venga nuovamente travolto da sospetti e illazioni.
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