«Diaconi, fatevi avanti e portate una parola di speranza»

03 Ottobre 2026 - 19:25
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«Diaconi, fatevi avanti e portate una parola di speranza»
Diaconi transeunti 2026Un momento della celebrazione di ordinazione dei Diaconi transeunti. Agenzia FotogrammaDiaconi transeunti 2026Un momento della celebrazione di ordinazione dei Diaconi transeunti. Agenzia Fotogramma

«Fatevi avanti e incoraggiate altri a farsi avanti. C’è molta gente che è stanca e oppressa e aspetta una parola di speranza: andate, chiamateli, amateli. Noi abbiamo una parola per voi, uomini e donne del nostro tempo». È come la prosecuzione di un dialogo iniziato pochi momenti prima con l’ «Eccomi», pronunciato dai 17 candidati al diaconato transeunte, l’omelia (qui il testo) che l’Arcivescovo pronuncia per la celebrazione delle Ordinazioni, appunto, diaconali da lui presiedute in un Duomo gremito.

La celebrazione

Concelebrato da più di 100 sacerdoti, tra cui 5 Vescovi, i membri del Cem, i Canonici del Capitolo metropolitano, i formatori del Seminario, il rito è, come sempre, un momento di riflessione e preghiera, ma anche di una festa che circonda di affetto i candidati. 11 seminaristi della nostra Diocesi, che diventeranno preti il 12 giugno 2027, 7 di loro provenendo dalla città e provincia di Milano, 2 da quella di Monza e Brianza e 2, rispettivamente, da quelle di Como e Varese. Età media 31 anni – il più giovane ne ha 24 e il più “anziano” è classe 1987 – i seminaristi ambrosiani giunti all’ultimo anno del cammino verso il sacerdozio hanno percorsi di vita e studi diversi alle spalle: ci sono laureati in fisica, ingegneri, giovani che hanno intrapreso studi di medicina, oltre a laureati in ambito umanistico e filosofico. Vicino a loro, in Cattedrale, i 6 ammittendi del Pontificio Istituto delle Missioni Estere, 5 di origine africana e uno indiano.  

Dopo la liturgia della Parola, che si apre con la lettura agiografica di san Francesco – il 3 ottobre di 800 anni fa il poverello di Assisi moriva -, e la presentazione ed elezione dei diaconi, a tutti si rivolge la riflessione del vescovo Mario cui sono accanto, in altare maggiore, il rettore del Seminario, don Enrico Castagna, l’arciprete del Duomo, monsignor Gianantonio Borgonovo, il vicario generale del Pime, padre Daniele Mazza e il superiore regionale dell’Istituto, padre Mario Ghezzi.  

Portare una parola a chi è stanco e oppresso

«Noi abbiamo una parola da dirvi nel nome di Gesù, noi siamo solo servi, inviati per dire una parola a voi che siete affaticati, come siamo affaticati tutti», scandisce l’Arcivescovo. «La vita è pesante, i rapporti sono difficili, le prospettive sono inquietanti. Quello che dobbiamo fare ci stanca: è troppo il lavoro, è troppo frustrante, il compenso è troppo inadeguato. I rapporti con le persone di casa, con la gente che incontriamo ogni giorno, con le istituzioni e le pratiche burocratiche, ci stancano. Noi abbiamo una parola da dire a voi che siete oppressi».

Diaconi transeunti 2026
Un momento della celebrazione di ordinazione dei Diaconi transeunti. Agenzia Fotogramma

Ma perché questa parola giunga a destinazione – prosegue monsignor Delpini – «è necessario che si facciano avanti discepoli disponibili a farsi voce di Gesù». Come appunto i candidati diaconi che hanno scelto come motto “Sia fatta la tua volontà” e, come immagine, il volto del Cristo di Giotto visibile nella volta della Cappella degli Scrovegni a Padova. «Uomini, adulti, consapevoli, preparati da anni di formazione e di discernimento che hanno detto e dicono con la loro vita: “Eccomi”. Siete tanti, siete pochi, non lo so. Forse qui ci sono altri chiamati a farsi avanti se c’è una parola da portare. Nel Vangelo non c’è scritto quanti dovreste essere: quello che è meraviglioso è che voi dite eccomi e incoraggiate molti a percorrere la strada di Gesù». Anche quando si rischia di essere impopolari.

Il segno della perfetta letizia

«C’è molta gente che non aspetta nulla e trova fastidioso che ci siano i servi del Signore inviati per chiamarli, trova antipatica la Chiesa e inaccettabile la rivelazione di Gesù: andate anche da loro, chiamateli, amateli», sottolinea ancora l’Arcivescovo che si rivolge così direttamente agli ammittendi.  «Capiterà anche a voi quello che è capitato a Francesco: riceverete il segno, il Ministero si scriverà nella carne come una ferita, come le stigmate. Sarete uomini che portano il segno del crocifisso. È il segno glorioso e doloroso che il battesimo incide nella vita dei discepoli di Gesù. È il segno dell’appartenenza al Signore e alla Chiesa per essere pietre vive dell’edificio spirituale che lo Spirito edifica presso uomini e donne perché sia casa accogliente, fraternità ospitale, servizio condiviso. Questo segno doloroso e glorioso nelle parole di frate Francesco si chiama “perfetta letizia”».

Incontrare tutti

Da qui il mandato. «Fatevi avanti con umiltà, semplicità, gratitudine e coraggio: troverete ristoro per la vostra vita. Andate a tutti, incoraggiate molti a farsi avanti, con fiducia e libertà: anche per loro è promessa perfetta letizia. Abbiamo una parola da dire ai fratelli e le sorelle che incontriamo:  avremo il coraggio di ascoltarla, di andare fuori di chiesa a incontrare tutti, quelli che ci aspettano e quelli che non ci accolgono? Noi dobbiamo andare perché portiamo il segno, perché la missione che abbiamo ricevuto non ci permetterà di indugiare a pensare a noi stessi. Portiamo il segno del Signore crocifisso e per questo dobbiamo rivelare a tutti quale è la via della perfetta letizia».

Diaconi transeunti 2026
Festa in Duomo per l’ordinazione dei Diaconi transeunti. Agenzia Fotogramma

Poi gli impegni degli eletti, con il loro “Sì, lo voglio”, “Sì, lo prometto”, pronunciati davanti all’Arcivescovo, le Litanie dei Santi, sdraiati a terra ai piedi dell’altare maggiore, l’imposizione delle mani sul loro capo e la preghiera di Ordinazione, i riti esplicativi con la vestizione degli abiti diaconali e la consegna del Libro dei Vangeli. E, prima che scoppi l’applauso in Duomo e la festa all’esterno, arriva ancora un ringraziamento dell’Arcivescovo e il richiamo all’insegnamento di san Francesco nella sua radicale scelta di povertà e nella comprensione di “sorella morte” quale passaggio per entrare nella gioia di Dio.

 

Elenco delle destinazioni dei diaconi transeunti 2026

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