Dl Sicurezza, alt di Mattarella su rimpatri ma salta emendamento: ipotesi nuovo decreto

Aprile 21, 2026 - 17:00
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Dl Sicurezza, alt di Mattarella su rimpatri ma salta emendamento: ipotesi nuovo decreto

È braccio di ferro sul decreto sicurezza. Al termine di una giornata di contatti e trattative con il Quirinale il centrodestra sembrava aver aperto a un emendamento a firma dei relatori per correggere la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei rispettivi Paesi d’origine. In serata, però, il nuovo cambio di scenario. “Non ci saranno emendamenti” assicurano sia i relatori che il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni intervenendo in commissione, tra le proteste delle opposizioni.

Le interlocuzioni tra Chigi e il Quirinale

Le interlocuzioni tra palazzo Chigi e il Quirinale vanno avanti per tutto il giorno. A tentare la mediazione, spiegare, rassicurare è ancora una volta Alfredo Mantovano, che a metà pomeriggio entra nello studio di Sergio Mattarella per un colloquio diretto con il Capo dello Stato. L’inquilino del Colle torna a manifestare il suo allarme. Così, mentre alla Camera si corre per approvare il testo, al Quirinale Sergio Mattarella aspetta che dal Parlamento arrivi una soluzione all’impasse.

Costa (FI): “Norma non entrerà in vigore senza regole attuative”

“Questa norma non entrerà in vigore senza regole attuative”, si affretta a precisare il capogruppo di FI Enrico Costa, che annuncia la volontà di presentare un ordine del giorno che impegni il Governo a intervenire sulla norma. La contromossa ai piani alti del Quirinale non appare sufficiente. Il Capo dello Stato, viene fatto filtrare, potrebbe non firmare il decreto se la norma sugli incentivi agli avvocati non venisse ‘sterilizzata’ in modo inconfutabile. Mantovano prova a mediare: insiste sulla strada dell’odg, ma per il Colle continua a non essere percorribile.

Il nodo dei tempi

Quindi, in un primo momento, quella che sembra essere la ‘resa’ a una modifica, che comporterebbe una corsa contro il tempo a palazzo Madama dal momento che il decreto va convertito entro il 25 aprile, pena la decadenza. Forse è proprio una valutazione sui tempi a far cambiare idea a Governo e maggioranza (“e anche perché la maggioranza non è in grado di assicurare la presenza dei senatori il 24 e il 25”, attaccano da sinistra). La ricerca di una soluzione, allora, va avanti. C’è chi ipotizza la scrittura di un nuovo decreto da approvare in parallelo così da modificare la norma in questione. “Il governo e la maggioranza stanno andando deliberatamente allo scontro con il Colle – attacca la capogruppo Pd Chiara Braga – Si tratta di un fatto molto grave: siamo davanti a una fibrillazione istituzionale senza precedenti”. “Nessuno scontro – replicano dalla maggioranza – solo una questione legata ai tempi di conversione, una soluzione si troverà”.

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