Aeroporto di Genova, nella nuova società i privati potrebbero avere la maggioranza

Genova. Il socio privato in maggioranza nell’Aeroporto di Genova, con la parte pubblica al 48-49% e patti parasociali per garantire comunque una forma di controllo. È la strada tratteggiata dal presidente della Regione Marco Bucci all’indomani della nomina di Matteo Paroli alla guida della società di gestione del Cristoforo Colombo, una mossa dell’Autorità di sistema portuale (di cui Paroli è presidente) per prendere direttamente il timone in una fase di transizione che si prospetta cruciale per lo scalo.
“L’hanno fatto i soci, quindi i soci hanno il diritto di nominare chi vogliono – ha detto Bucci rispondendo alla levata di scudi dell’opposizione -. Non esiste l’autonomina, questo succede in tutte le aziende e sono sicuro che non ci sia nessun ostacolo dal punto di vista della compatibilità. Se i soci confidano che questo sia il modo migliore per arrivare all’obiettivo, io sono d’accordo. E l’obiettivo quello che già da qualche anno abbiamo identificato: nell’Aeroporto di Genova devono esserci anche soci privati e che devono contribuire agli investimenti per poter arrivare al successo”.
Per quanto riguarda il ruolo della Regione, Bucci conferma che l’intenzione è quella di entrare nella futura compagine azionaria dell’Aeroporto, tenuto conto anche che l’Autorità portuale (oggi al 60%, mentre il restante 40% è della Camera di commercio) dovrà diminuire la sua quota di partecipazione. Anche il Comune condivide lo stesso obiettivo: per ora la sindaca Salis non ha smentito la linea dei suoi predecessori.
Ma l’ipotesi, appunto, è che i privati finiscano per avere la maggioranza: “I patti parasociali garantiranno il controllo tramite i voti in assemblea, ma dal punto di vista dell’investimento e della resa, chi ci mette più soldi ha diritto di avere più compenso”, riflette Bucci.
L’operazione non è di immediata esecuzione. Anzitutto bisognerà determinare il valore delle azioni con una due diligence, quindi dovrà essere bandita una procedura pubblica per trovare il partner industriale. Nel frattempo non si esclude una scadenza anticipata della concessione (al momento in vigore fino al 2029) per consentire ai privati che arriveranno di elaborare un piano di investimenti a lungo termine. “Questo potrebbe essere percorribile se la società decide di autolimitare la corrente concessione e chiedere un rinnovo o un altro bando – conferma Bucci -. Dipende sempre dai soci, la governance è fatta da loro”.
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