Ebola: i cittadini Usa arrivati dal Congo dovranno trascorrere una quarantena di 21 giorni in un Paese terzo
I cittadini degli Stati Uniti che di recente sono stati nella Repubblica democratica del Congo (Rdc), colpita dall’epidemia di ebola, non potranno rientrare negli Usa prima di aver trascorso tre settimane in un Paese terzo. Sono queste, secondo quanto riferisce il “Washington Post”, le nuove restrizioni introdotte dal dipartimento Usa per la Salute e i servizi umani, secondo cui i cittadini statunitensi che sono stati in Rdc potranno imbarcarsi su un volo di ritorno solo dopo aver trascorso 21 giorni in un Paese terzo. Le nuove restrizioni avvengono mentre il ceppo Bundibugyo dell’epidemia di ebola si è ormai diffuso in diverse province dell’Rdc orientale. Secondo i dati confermati domenica sera dalle autorità sanitarie congolesi, il bilancio è salito a 1.926 casi confermati, inclusi 702 decessi. Secondo fonti citate dai media Usa, ieri circa una ventina di cittadini Usa avrebbero dovuto imbarcarsi su voli per gli Stati Uniti dopo aver viaggiato in Rdc, ma sono stati trattenuti. Le fonti hanno aggiunto che il dipartimento di Stato avrebbe fornito loro supporto durante il periodo di attesa.
La scorsa settimana i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) hanno riferito che un secondo cittadino statunitense impiegato da un’organizzazione umanitaria in Congo è risultato positivo all’ebola. La persona, di cui non è stato specificato il sesso, è stata trasferita in Germania e ricoverato all’Ospedale universitario di Francoforte. Lo scorso 20 maggio un medico statunitense contagiato da ebola nella Rdc è stato a sua volta trasferito in Germania e ricoverato presso l’Ospedale universitario Charité, nel reparto di isolamento ad alta sicurezza. Dopo poco più di due settimane di cure, durante le quali le sue condizioni sono state a un certo punto critiche, è stato dimesso. Anche la moglie e i quattro figli, che non presentavano sintomi di infezione, sono stati ricoverati alla Charité in quanto contatti ad alto rischio. In occasione del ricovero del secondo cittadino Usa, lunedì il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Gebreyesus, ha assicurato che l’Oms ha fornito cure cliniche e un’attenta sorveglianza alla persona che ha contratto l’ebola mentre lavorava come operatore umanitario a Bunia, capitale della provincia orientale congolese dell’Ituri.
Gli Stati Uniti si sono ufficialmente ritirati dall’Oms e non assicurano più alcun finanziamento all’organizzazione. Il contributo statunitense copriva quasi il 20 per cento del budget complessivo dell’agenzia, arrivando a finanziare fino al 75 per cento dei programmi contro l’Aids ed oltre un terzo degli interventi per le emergenze sanitarie. Tedros ha sottolineato l’impegno dell’Oms con il governo congolese e i Centri africani per la prevenzione e la cura Africa Cdc per contenere l’epidemia il più rapidamente possibile. “Poiché le infezioni tra il personale di risposta non sono inaspettate in un’epidemia di questa portata, proteggere i responder di prima linea deve rimanere una priorità assoluta”, ha sottolineato. L’entità dell’epidemia di ebola in corso nella Repubblica democratica del Congo sta tuttavia crescendo. Secondo il direttore del dipartimento Oms per la gestione delle emergenze sanitarie, Chikwe Ihekweazu, questa potrebbe superare “da due a quattro volte” le stime ufficiali dei casi registrati. “In base alle nostre proiezioni, si stima che l’ampiezza dell’epidemia rappresenti almeno da due a quattro volte il numero di casi censiti”, ha precisato Ihekweazu, affermando al contempo che la capacità dell’organizzazione di individuare i casi sta comunque aumentando e migliorando ogni giorno.
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