Ebola in Congo, dai primi casi alla corsa contro il tempo per fermare il virus. Speranze dalla IA per la ricerca di farmaci

28 Maggio 2026 - 14:37
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L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua ad aggravarsi. I casi sospetti hanno superato quota mille, gli ospedali sono finiti sotto attacco, aumentano i bambini coinvolti e la comunità internazionale mobilita aiuti, fondi e ricerca scientifica con focus sulla IA. Intanto arriva anche il primo paziente guarito dimesso dall’ospedale di Ituri

di Elisabetta Turra

Negli ultimi tre giorni l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è entrata in una fase particolarmente critica, segnata dall’aumento dei casi sospetti, dall’intensificazione delle misure internazionali di risposta e da una crescente pressione sul sistema sanitario locale. Dal 25 maggio a oggi il focolaio causato dal Bundibugyo Ebolavirus, rara variante del virus Ebola per cui non esistono ancora vaccini autorizzati né terapie specifiche, ha continuato ad allargarsi nelle province orientali del Paese, mentre la comunità internazionale ha rafforzato il monitoraggio, gli aiuti umanitari e le attività di contenimento.

L’inizio della settimana era stato accompagnato dall’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalle Nazioni Unite. I numeri raccontavano già di un’epidemia in rapida evoluzione: oltre 900 casi sospetti, più di cento infezioni confermate e centinaia di decessi registrati nelle aree colpite dell’est del Congo. A preoccupare maggiormente era la velocità di diffusione del virus e la possibilità che il Bundibugyo Ebolavirus circolasse silenziosamente da mesi prima dell’identificazione ufficiale del focolaio.

La corsa contro il tempo

«È una corsa contro il tempo», aveva spiegato Medici Senza Frontiere annunciando il rafforzamento delle attività di risposta nell’epicentro dell’epidemia, in particolare nella provincia di Ituri e nell’area di Mongbwalu. Qui i team sanitari hanno iniziato a lavorare al potenziamento dei centri di trattamento, all’isolamento dei pazienti e al tracciamento dei contatti, mentre nuove squadre di operatori internazionali raggiungevano il Congo insieme a forniture mediche e dispositivi di protezione. Parallelamente anche le Nazioni Unite hanno deciso di aumentare il sostegno alle operazioni sul campo. Il sottosegretario generale ONU per gli Affari umanitari, Tom Fletcher, ha annunciato lo stanziamento di fino a 60 milioni di dollari dal Fondo centrale di risposta alle emergenze per sostenere le attività nella Repubblica Democratica del Congo e nei Paesi confinanti maggiormente esposti al rischio di diffusione del virus.

Ospedali assaltati e pazienti in fuga

Ma l’emergenza sanitaria si è presto intrecciata con una crisi sociale e di sicurezza che rischia di compromettere gli sforzi di contenimento. A Mongbwalu gruppi di giovani hanno assaltato l’ospedale generale che ospitava pazienti affetti da Ebola chiedendo la restituzione dei corpi di alcuni familiari deceduti. Nei giorni precedenti era stata incendiata anche una struttura allestita da Medici Senza Frontiere per la gestione dei casi sospetti. Le tensioni nascono soprattutto attorno alle restrizioni introdotte per le sepolture. I rituali funebri tradizionali rappresentano infatti uno dei principali fattori di trasmissione del virus e le autorità congolesi hanno vietato veglie e grandi assembramenti nelle aree colpite. Misure necessarie dal punto di vista sanitario, ma che stanno alimentando diffidenza e resistenze in alcune comunità.

I bambini tra le vittime dell’epidemia di ebola

Con il passare delle ore è emerso anche un altro dato drammatico: almeno un decesso confermato su quattro riguarda bambini e adolescenti. Secondo Save the Children, il 25% delle vittime confermate ha meno di 15 anni e tra queste il 14% riguarda bambini sotto i cinque anni. Ma il peso dell’epidemia sui minori va ben oltre il contagio diretto. Interruzione dei servizi sanitari, scuole a rischio chiusura, perdita dei genitori, isolamento sociale e trauma psicologico stanno già producendo conseguenze profonde nelle comunità colpite. Gli operatori umanitari hanno identificato anche bambini rimasti orfani a causa dell’Ebola e bisognosi di assistenza immediata. “La diffusione dell’epidemia sta avvenendo a una velocità terrificante”, ha dichiarato Babou Rukengeza, responsabile della risposta all’Ebola di Save the Children nella Repubblica Democratica del Congo. “Bambini e adolescenti stanno pagando un prezzo devastante”.

Gli aiuti internazionali e il ponte aereo europeo

Di fronte all’aggravarsi della situazione, l’Unione Europea e l’UNICEF hanno avviato un ponte aereo umanitario per trasferire oltre 100 tonnellate di aiuti essenziali verso le aree colpite. La spedizione comprende medicinali, dispositivi di protezione individuale, tende sanitarie, forniture per il controllo delle infezioni e materiali destinati anche alla gestione di malaria e colera. L’UNICEF, insieme all’OMS e ai partner locali, sta rafforzando gli interventi di prevenzione, il coinvolgimento delle comunità e il supporto ai bambini e alle famiglie colpite. “Questa epidemia sottolinea ancora una volta l’importanza della preparazione, della cooperazione internazionale e della risposta rapida”, ha dichiarato Hadja Lahbib, commissaria europea per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi.

L’intelligenza artificiale nella ricerca di cure contro ebola

Mentre sul campo si cerca di contenere il contagio, la ricerca scientifica accelera la corsa a nuove terapie. Negli Stati Uniti, al Southwest Research Institute del Texas, strumenti di intelligenza artificiale e machine learning sono stati utilizzati per individuare rapidamente composti antivirali potenzialmente efficaci contro il Bundibugyo Ebolavirus. I ricercatori hanno identificato 18 nuove molecole candidate che saranno testate nelle prossime settimane nei laboratori ad alta biosicurezza del Texas Biomedical Research Institute. Il progetto utilizza sistemi di docking molecolare e modelli linguistici avanzati per simulare l’interazione tra molecole e bersagli biologici, riducendo drasticamente i tempi della ricerca farmacologica. «I nostri strumenti di Ai e machine learning aiutano a identificare rapidamente i farmaci candidati che hanno maggiori probabilità di funzionare», ha spiegato Jonathan Bohmann, responsabile dello sviluppo del software.

Il monitoraggio in Italia

L’allerta internazionale ha portato anche l’Italia ad attivare le procedure previste per la gestione dei casi sospetti. Due persone rientrate dall’Uganda con sintomi febbrili sono state trasferite all’Ospedale Sacco di Milano per accertamenti diagnostici, poi risultati negativi. Il Ministero della Salute ha ribadito che il rischio per il nostro Paese resta “molto basso”, sottolineando però come il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive sia pienamente operativo. Sul tema si sono svolte riunioni di coordinamento sia a livello nazionale sia europeo, con il coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità, dello Spallanzani di Roma, del Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia.

Il primo guarito e i numeri che continuano a crescere

Nelle ultime ore è arrivata anche la prima notizia positiva: il primo paziente guarito dal 17esimo focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è stato dimesso dall’ospedale nella provincia di Ituri. Le autorità sanitarie congolesi hanno definito la guarigione “un segnale incoraggiante nella lotta contro il virus”. Ma il bilancio complessivo continua ad aggravarsi. Secondo l’ultimo report disponibile, i casi sospetti hanno ormai superato quota mille: sono 1.077 le segnalazioni registrate, con 121 casi confermati e 238 decessi sospetti. L’epidemia interessa attualmente tre province e tredici zone sanitarie. E mentre la sorveglianza epidemiologica continua tra difficoltà operative, instabilità e carenza di risorse, il Congo si ritrova ancora una volta al centro di una battaglia in cui sanità, povertà, paura e fragilità sociale si intrecciano in modo drammatico.


Anche un medico italiano in sorveglianza allo Spallanzani

Nelle ultime ore l’emergenza Ebola ha coinvolto indirettamente anche l’Italia. È atteso infatti a Roma il rientro di una dottoressa italiana di Medici Senza Frontiere che operava nella Repubblica Democratica del Congo ed è entrata in contatto con pazienti successivamente risultati positivi al virus Ebola. Il medico, che al momento non presenta sintomi, sarà trasferito all’Istituto Spallanzani di Roma per la quarantena e la sorveglianza attiva previste dai protocolli internazionali per la gestione dei contatti a rischio. La dottoressa lavorava nel centro di salute di Salamat, a Bunia, nella provincia di Ituri, attuale epicentro dell’epidemia da Bundibugyo Ebolavirus. Secondo quanto emerso, il 18 maggio aveva anche eseguito un intervento chirurgico salvavita su un bambino ferito nell’esplosione di una granata. Il piccolo è considerato un caso sospetto di Ebola e il risultato del test diagnostico non è ancora disponibile. Il Ministero della Salute, annunciando il rientro della professionista sanitaria, ha ribadito che attualmente non risultano casi di Ebola in Italia e che il livello di allerta nel nostro Paese resta molto basso. La vicenda conferma però quanto il monitoraggio internazionale e le procedure di preparedness siano considerate fondamentali in una fase in cui l’epidemia continua ad allargarsi nell’Africa centrale.

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