Estate e infezioni sessualmente trasmesse, Esvan (Spallanzani): «Non esistono categorie a rischio, ma esposizioni. La prevenzione va personalizzata»
Dall’aumento delle diagnosi di gonorrea, sifilide e clamidia all’importanza di test, vaccini, PrEP e PEP. L’intervista a Rozenn Esvan sulle infezioni sessualmente trasmesse: «L’assenza di sintomi non equivale all’assenza di un’infezione. E chiedere un controllo significa prendersi cura della propria salute»
di Elisabetta Turra
L’estate è sinonimo di vacanze, viaggi, nuove conoscenze e maggiore socialità. Ma può essere anche un momento in cui la salute sessuale passa in secondo piano. Se da un lato non esistono evidenze che dimostrino un aumento stagionale delle infezioni sessualmente trasmesse (IST), dall’altro le vacanze possono favorire situazioni in cui si abbassa la soglia di attenzione verso la prevenzione. A fare il punto, in questa intervista a Voce della Sanità, è Rozenn Esvan, dirigente medico della UOS Counselling, test e profilassi HIV e IST del Centro di Riferimento Regionale AIDS (CRR-AIDS) della Regione Lazio presso l’INMI Lazzaro Spallanzani IRCCS, che richiama l’attenzione sulla necessità di una prevenzione personalizzata, sull’importanza di non sottovalutare le infezioni asintomatiche e sul valore di un accesso tempestivo ai servizi dedicati.
Estate e salute sessuale: la prevenzione si prepara prima della partenza
Secondo Esvan, non è corretto attribuire all’estate un aumento automatico delle IST, ma il periodo delle vacanze presenta alcune caratteristiche che meritano attenzione. «I dati disponibili non consentono di affermare che l’estate determini di per sé un aumento delle infezioni sessualmente trasmesse. Nella nostra esperienza, però, durante le vacanze possono aumentare le occasioni di socialità, i viaggi e le nuove conoscenze e, talvolta, anche la possibilità di avere nuovi partner sessuali», spiega la specialista. Quando si esce dalla routine quotidiana, osserva Esvan, può accadere di non avere con sé gli strumenti di prevenzione oppure di sottovalutare un’esposizione considerata poco significativa. Anche il fatto di trovarsi lontani dal proprio medico o dai servizi sanitari può indurre a rimandare controlli importanti. Per questo, suggerisce, la preparazione delle vacanze dovrebbe comprendere anche la salute sessuale: «Così come, prima di partire per alcune destinazioni, ci si informa sulle vaccinazioni e sulle precauzioni sanitarie necessarie, può essere utile dedicare la stessa attenzione alla salute sessuale. L’inizio delle vacanze può essere l’occasione per fare il punto sulle vaccinazioni già effettuate, valutare con un professionista se siano indicati test o controlli e ricevere un counselling personalizzato sulle strategie di prevenzione più adatte alle proprie esigenze».
Crescono le diagnosi: gonorrea, sifilide e clamidia in aumento
Il quadro epidemiologico italiano mostra un incremento delle segnalazioni delle principali IST batteriche. «Gli ultimi dati dei sistemi sentinella dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano un aumento complessivo del 16,1% delle segnalazioni di IST nel 2023 rispetto al 2021. Gli incrementi più rilevanti riguardano la gonorrea, con un aumento dell’83,2%, la sifilide del 25,5% e la clamidia del 21,4%». Pur ricordando che si tratta di sistemi sentinella e non di un censimento completo dei casi italiani, Esvan sottolinea che questi dati rappresentano uno strumento prezioso per seguire l’evoluzione del fenomeno. «Sono molto utili per descrivere l’andamento nel tempo. È verosimile che una parte dell’aumento delle diagnosi dipenda dalla maggiore attività di testing, ma il trend è sufficientemente consistente da richiedere attenzione». Un messaggio rassicurante riguarda invece la possibilità di cura: «È importante sottolineare che le principali infezioni batteriche di cui stiamo parlando, come gonorrea, sifilide e clamidia, sono curabili, soprattutto quando vengono diagnosticate tempestivamente e trattate in modo adeguato».
Il rischio non dipende dalle persone, ma dalle esposizioni
Tra gli errori più frequenti, secondo la dirigente dello Spallanzani, vi è la sottovalutazione del rischio. «Quando parliamo di comportamenti a rischio, è importante ricordare che il rischio dipende dal tipo di esposizione e dagli strumenti di prevenzione utilizzati. Più che individuare un singolo comportamento ‘sbagliato’, direi che uno degli errori più frequenti è sottovalutare il rischio corso, magari perché non si hanno sintomi, perché il rapporto è stato breve o perché si conosceva la persona». Alla sottovalutazione si aggiunge spesso la difficoltà a chiedere aiuto. «Un altro ostacolo importante è la vergogna di rivolgersi a un professionista della salute sessuale per raccontare ciò che è accaduto e chiedere consiglio. È invece proprio il confronto con un professionista, in un contesto riservato e non giudicante, che permette di valutare correttamente la situazione e individuare le strategie più adatte al singolo caso: quali test eseguire e con quali tempi, quali vaccinazioni verificare e come utilizzare al meglio preservativo e altri strumenti di prevenzione». La prevenzione, infatti, non può essere standardizzata. «Non esiste infatti una strategia identica per tutti: una prevenzione efficace deve essere personalizzata in base alle pratiche, alla frequenza delle esposizioni e alle esigenze della persona».
Le infezioni asintomatiche: perché i test sono fondamentali
Uno degli aspetti più insidiosi delle IST è rappresentato dall’assenza di sintomi. «La questione delle infezioni asintomatiche è molto rilevante. Nei dati della sorveglianza italiana, oltre un quarto delle persone risultate positive alla clamidia non presentava sintomi genito-urinari al momento del test; una quota significativa di infezioni gonococciche era ugualmente asintomatica. Le infezioni orofaringee o rettali sono poi particolarmente facili da non riconoscere. Anche l’HIV può rimanere privo di sintomi per molto tempo. Per questo l’assenza di disturbi non equivale all’assenza di un’infezione. Un controllo è indicato in presenza di sintomi come secrezioni genitali o anali, bruciore, ulcere, vescicole, eruzioni cutanee o dolore pelvico o testicolare, ma anche dopo un rapporto avvenuto senza una strategia efficace di prevenzione, se un partner riceve una diagnosi, quando si hanno nuovi partner o prima di decidere di non utilizzare più il preservativo in una nuova relazione».
Per alcune persone i controlli periodici rappresentano una parte integrante della prevenzione, soprattutto per chi ha una maggiore frequenza di nuovi partner, oppure utilizza la PrEP, la profilassi pre-esposizione per HIV. Fondamentale è anche descrivere con precisione le modalità dell’esposizione. «È importante raccontare al professionista quali pratiche si sono avute, senza timore di essere giudicati, perché il tipo di test e la sede del prelievo devono essere coerenti con l’esposizione: talvolta non bastano un esame del sangue o un campione di urine, ma sono necessari tamponi faringei, genitali o rettali». Anche i tempi del testing devono essere stabiliti insieme agli specialisti. «Il periodo di comparsa della positività varia tra le diverse infezioni: è quindi preferibile rivolgersi subito a un servizio, che potrà programmare un primo controllo ed eventuali ripetizioni, anziché scegliere autonomamente quando eseguire un unico test».
Dalla prevenzione combinata alla lotta allo stigma
La prevenzione oggi, spiega Esvan, si fonda su un approccio integrato. «A ogni età, vivere la sessualità in modo sereno significa anche conoscere gli strumenti di prevenzione disponibili e scegliere quelli più adatti alla propria situazione, con libertà e consapevolezza. Oggi parliamo di prevenzione combinata, perché nessun singolo intervento risponde a tutte le situazioni, ma i diversi strumenti vanno scelti e integrati in base alle pratiche, alle esigenze e alla fase della vita di ciascuna persona. Il preservativo, utilizzato correttamente dall’inizio alla fine del rapporto, resta uno strumento fondamentale perché riduce il rischio sia di HIV sia di molte altre infezioni sessualmente trasmesse. Per alcune infezioni trasmissibili anche attraverso i rapporti sessuali disponiamo di vaccini efficaci, come quelli contro epatiti A e B, HPV e Mpox. Per la prevenzione dell’HIV disponiamo anche della PrEP e della PEP. La PrEP, o profilassi pre-esposizione, che consiste nell’assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di persone HIV-negative prima di possibili esposizioni: quando assunta correttamente è altamente efficace nel prevenire l’HIV, ma non protegge dalle altre IST e deve essere prescritta e monitorata da un centro specialistico. La PEP, o profilassi post-esposizione, è invece un trattamento d’urgenza da valutare dopo una possibile esposizione al virus: deve essere iniziata il prima possibile e comunque entro 72 ore, rivolgendosi tempestivamente a un servizio sanitario».
Tra i messaggi scientifici più importanti degli ultimi anni vi è anche il principio U=U
«Un altro concetto fondamentale è quello del Treatment as Prevention, sintetizzato dalla formula U=U, ‘Undetectable equals Untransmittable’, cioè ‘non rilevabile uguale non trasmissibile’. Significa che una persona con HIV che assume regolarmente una terapia efficace e mantiene stabilmente una carica virale non rilevabile non trasmette l’HIV per via sessuale. È un messaggio scientificamente solido, importante sia per la prevenzione sia per contrastare lo stigma ancora associato all’HIV». Lo stigma, però, riguarda tutte le infezioni sessualmente trasmesse: «Non soltanto l’HIV, ma anche le altre IST: può portare le persone a non sentirsi a rischio oppure, quando hanno un dubbio, a non parlarne con i partner o con il personale sanitario per paura del giudizio o imbarazzo». Per questo è necessario superare definitivamente l’idea delle ‘categorie a rischio’. «Esistono piuttosto ‘pratiche ed esposizioni a rischio’ che possono riguardare chiunque. Per questo, accanto agli strumenti clinici, servono un’educazione alla salute sessuale completa e non giudicante fin dall’adolescenza e servizi accessibili, riservati e accoglienti, che facilitino il ricorso ai test e al counselling».
Dopo un rapporto non protetto: agire subito, senza paura
L’ultimo messaggio è rivolto a chi, dopo l’estate, si trovi con un dubbio o abbia avuto un rapporto occasionale non protetto. «La prima indicazione è non farsi bloccare dalla paura o dalla vergogna e non ricorrere ad antibiotici autonomamente». Il percorso corretto è rivolgersi rapidamente a un servizio sanitario. «È preferibile contattare quanto prima un centro IST, come ad esempio un ambulatorio di malattie infettive, un checkpoint, un consultorio o il proprio Medico di Medicina Generale, descrivendo il tipo di rapporto, quando è avvenuto e quali sedi sono state esposte».
Se il rischio riguarda l’HIV, la tempestività è decisiva. «Se l’esposizione è molto recente e può comportare un rischio per HIV, bisogna valutare con urgenza la profilassi post-esposizione, o PEP: è tanto più efficace quanto prima viene iniziata, idealmente entro 24 ore e comunque non oltre 72 ore». La valutazione comprende anche altri aspetti. «Quando pertinente, è opportuno considerare anche la contraccezione d’emergenza e verificare la copertura vaccinale per l’epatite B». Sarà poi il medico a stabilire il percorso diagnostico. «Il medico programmerà i test appropriati per HIV, sifilide, epatiti, clamidia, gonorrea e altre infezioni in base alla situazione. Alcuni test possono essere eseguiti subito, mentre altri dovranno essere ripetuti dopo il relativo periodo finestra. Se compaiono sintomi, la valutazione non va rimandata in attesa del momento previsto per il test. Arrivare precocemente alla diagnosi permette di iniziare prima il trattamento, ridurre il rischio di complicanze e interrompere eventuali catene di trasmissione. In caso di positività, anche l’informazione e la valutazione dei partner sono parte della cura». Infine, Esvan ribadisce un concetto che sintetizza l’intero approccio alla salute sessuale. «Chiedere un controllo non significa aver sbagliato qualcosa: significa prendersi responsabilmente cura della propria salute».
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