Empoli, Rebecca Corsi: "Prima decidiamo su Caserta, poi il resto. Pregiudizi? Negarli sarebbe ipocrita"
Una donna ai vertici nel mondo del pallone: la figlia del presidente azzurro rilancia in vista della prossima stagione dopo la salvezza della passata
Rebecca Corsi, vicepresidente dell'Empoli, ha analizzato la stagione da poco conclusa volgendo lo sguardo al futuro parlando all'Adnkronos:
“Eravamo partiti con aspettative diverse rispetto alla salvezza, ma si sono ridimensionate quasi subito. Quando sei costretto a cambiare allenatore dopo poche settimane significa che qualcosa non ha funzionato e gran parte della programmazione va rimessa in discussione. Abbiamo provato a correggere la rotta, ma è stato un anno complicato. Alcune scelte non hanno prodotto gli effetti sperati, è giusto prenderne atto. Fatico però a leggere il risultato finale come il frutto degli ultimi mesi, certe dinamiche vanno individuate un po’ più indietro”.
IL FUTURO DI CASERTA
“Il contratto è vicino alla scadenza, inevitabile che la panchina sia il primo nodo da sciogliere per la prossima stagione. Cercheremo di fare la scelta migliore per il bene dell'Empoli, consapevoli che sarà importante saper lavorare con i giovani e che ci dovremo confrontare con un campionato difficile come la Serie B. Siamo grati al mister per aver raggiunto quello che, a un certo punto della stagione, era diventato il nostro obiettivo”.
SARRI
“Ogni società attraversa momenti che ne cambiano la storia. Per l'Empoli, coincide con l’arrivo di Sarri. Maurizio non ha soltanto allenato una squadra, ha modificato il nostro modo di pensare il calcio. Ha introdotto principi, idee e una cultura tecnica che ancora oggi fanno parte della nostra identità. Nel corso degli anni abbiamo avuto tanti allenatori di valore, per me lui rappresenta però uno spartiacque. Ha lasciato un'impronta che continua a essere riconoscibile. Maurizio è sempre stato un personaggio particolare, nel senso più bello del termine. Vive il calcio in maniera totale. Ricordo ancora le discussioni sulle maglie, era convinto che dovessimo continuare a usare quelle della promozione in Serie A perché gli avevano portato fortuna. Per una società può sembrare un dettaglio, ma tra sponsor, merchandising e marketing non lo è. Con il tempo, e soprattutto allenando club sempre più importanti, credo abbia dovuto rinunciare a certe scaramanzie (ride). Con lui ci siamo divertiti tanto, è stato un periodo che mi ha insegnato molto”.
PREGIUDIZI IN QUANTO DONNA
“Sì, sarebbe ipocrita dire il contrario. All'inizio ho dovuto dimostrare molto, forse più di quanto sarebbe stato richiesto ad altri. Da una parte portavo un cognome importante per la storia del club, dall'altra sentivo la necessità di farmi valutare per quello che ero e per il mio lavoro. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno dato fiducia e mi hanno aiutata a crescere, ma gli ostacoli non sono mancati. Ancora oggi il calcio resta un ambiente in cui le donne sono poche, soprattutto in certi ruoli. Se la mia esperienza può essere uno stimolo per qualche ragazza che sogna di lavorare in questo mondo, non può che farmi piacere. Alla fine contano la preparazione, il lavoro e la capacità di farsi trovare pronti”.
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