Ente risi: la risicoltura italiana sta morendo, filiera sia unita
Roma, 15 giu. (askanews) – “La crisi che sta stringendo d’assedio le nostre aziende agricole ha raggiunto livelli di guardia non più sostenibili. Non posso nascondere la mia più profonda preoccupazione per un trend che rischia di compromettere irreparabilmente il futuro della risicoltura italiana”. Con queste parole la presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba, lanciare un allarme sulla situazione del comparto risicolo, segnata da listini in picchiata nelle principali Borse merci di Vercelli, Novara e Mortara.
Il crollo dei prezzi del riso sta colpendo indistintamente tutto il settore: dalle eccellenze storiche come Carnaroli e Vialone Nano, fino ai risoni del gruppo Lungo B, schiacciati dalla concorrenza asiatica. Una svalutazione resa ancora più insostenibile dal rincaro superiore al 50% dei costi di produzione che costringe i produttori a lavorare sotto costo.
“Se il riso smette di essere remunerativo, gli agricoltori saranno costretti a fare scelte drastiche, virando su colture alternative come mais o soia. Ma perdere migliaia di ettari di risaia significa indebolire un indotto economico d’eccellenza, fatto di meccanica specializzata e ricerca agronomica, e smantellare il delicato equilibrio idrogeologico e la biodiversità della Pianura Padana. È un lusso che il Paese non può assolutamente permettersi”.
Se l’industria sostiene che i bilanci aziendali si valutano su base pluriennale e non sulla singola campagna, la realtà dei campi è ben diversa. Rischi d’impresa imprevedibili, cambiamenti climatici, mercati al ribasso e la scommessa su varietà coltivate che poi non vengono gradite dai trasformatori possono mettere in ginocchio un’azienda agricola in un paio di annate. Questo è dimostrato dal fatto che nel biennio 2022-2023, quando il risone veniva commercializzato mediamente al doppio rispetto a oggi, non si sono visti fallimenti industriali; oggi, al contrario, con i bassissimi prezzi della materia prima la chiusura di molte aziende risicole è un rischio concreto.
Di fronte a scenari che vedono da una parte la produzione allo stremo e dall’altra l’industria di trasformazione che acquista il risone a prezzi minimi, la presidenza dell’Ente Risi richiama tutti gli attori alla responsabilità. “Le logiche di corto respiro e le speculazioni stagionali danneggiano tutti, anche nel medio periodo. Bisogna attivare strumenti di programmazione che garantiscano una giusta remunerazione”, si spiega.
L’industria nazionale e la parte agricola sono costrette a viaggiare insieme se vogliono salvare l’esistenza del riso italiano. “Nessuno si salva da solo di fronte alle sfide della globalizzazione e dei cambiamenti climatici – conclude la Presidente – Rivolgo un appello accorato in primis all’industria e poi a tutta la filiera: si stringa un patto di solidarietà e si avvii un cammino condiviso. Sedersi a un tavolo per garantire contratti equi non è più solo un’opzione, ma un dovere istituzionale e morale per salvare un patrimonio unico al mondo. In questa delicata partita e in ogni sede, l’Ente Nazionale Risi accompagnerà passo dopo passo la filiera per tutelare il futuro del nostro riso”.
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