Ex Ilva, stop temporaneo ai siti di Genova e Novi Ligure. Anche Taranto verso la sospensione
Stop temporaneo annunciato sugli stabilimenti Ex Ilva di Genova e Novi Ligure, cresce la preoccupazione dopo l’annuncio arrivato giovedì in mattinata. “Questa mattina Acciaierie d’Italia S.p.A. in Amministrazione Straordinaria – spiegano in una nota congiunta, i sindaci di Genova e di Novi Ligure, Silvia Salis e Rocchino Muliere – ci ha annunciato che, in seguito al noto decreto della Corte d’Appello di Milano che riguarda la fabbrica di Taranto, entro il prossimo 15 novembre avverrà la fermata temporanea generale degli stabilimenti Ex Ilva di Genova e di Novi Ligure”.
“Pur comprendendo la lunga e complessa fase di difficoltà che sta attraversando l’azienda, l’annuncio di una serrata è del tutto inaccettabile. Le conseguenze nefaste dei continui ritardi che stanno caratterizzando il percorso di vendita non possono ricadere ancora una volta sui lavoratori, sulle loro famiglie e sui territori in cui vivono e lavorano”. “Ci auguriamo vivamente che negli incontri di oggi e domani a Roma, tra le rappresentanze sindacali, il governo e le parti interessate, il quadro possa migliorare sensibilmente – proseguono i sindaci – Una serrata della fabbrica rappresenta una prospettiva insostenibile: lo è per le lavoratrici e i lavoratori, lo è per le città di Genova e di Novi Ligure”.
Nel frattempo, anche lo stabilimento di Taranto va verso lo stop temporaneo. L’azienda, secondo quanto si apprende, avrebbe recapitato la comunicazione anche alle amministrazioni del territorio. La decisione è legata all’ordinanza sullo spegnimento dell’area a calda, sui cui è prevista la pronuncia della Cassazione, la cui udienza è fissata per il 20 ottobre. In serata a Palazzo Chigi l’incontro tra Governo e organizzazioni sindacali relativo all’ex Ilva di Taranto.

Pd: “Interrogazione al governo”
“L’annuncio della fermata generale degli stabilimenti ex Ilva di Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre è un fatto gravissimo che non può essere affrontato con rassicurazioni di circostanza. Siamo di fronte a un ulteriore segnale dell’incertezza che continua a gravare sul futuro degli impianti, dei lavoratori e dell’intera filiera siderurgica”. Lo dichiarano i deputati Pd, Alberto Pandolfo, Federico Fornaro, Valentina Ghio e Luca Pastorino, che annunciano la presentazione di un’interrogazione parlamentare al Governo “per sapere quali iniziative intenda assumere immediatamente per evitare la fermata degli stabilimenti e garantire continuità produttiva e occupazionale”.
“Il Governo deve chiarire cosa sta accadendo e soprattutto quali garanzie intende assicurare a Genova e Novi Ligure. Non è accettabile che l’incertezza sul futuro dell’ex Ilva continui a essere scaricata sui lavoratori e sui territori. Servono risposte immediate e un’assunzione chiara di responsabilità”, concludono.

De Palma (Fiom): “Stop impianti Novi e Genova significa chiusura”
“Quello che stiamo vedendo in queste ore è che ci sono delle comunicazioni prodotte dai commissari nei confronti degli enti locali, da cui noi siamo stati completamente esclusi. Non abbiamo ricevuto nessun tipo di comunicazione. Voglio che sia chiaro al governo che per noi sarebbe inaccettabile la chiusura dell’ex Ilva, perché comunicazioni che dicono che si fermano tutte le attività significherebbe chiudere l’ex Ilva, e questo sarebbe inaccettabile”. Lo ha detto il segretario della Fiom, Michele De Palma, arrivando a Palazzo Chigi per il tavolo con il governo sull’ex Ilva di Taranto.
“Parlo di Genova e di Novi – ha aggiunto – ma ho la sensazione che le medesime comunicazioni siano arrivate ai lavoratori di tutti i siti ex Ilva. Noi faremo di tutto perché questo non accada, è impensabile mettere tutti i lavoratori a casa a zero ore, questa sarebbe la chiusura di ex Ilva. I lavoratori hanno mostrato grande senso di responsabilità, bisogna evitare che errori di altri siano scaricati come al solito sui lavoratori”.

Uilm: “Cassa integrazione non può essere soluzione”
“Noi vogliamo i fatti, perché è il momento dei fatti, vogliamo che la discussione sia incentrata sulle soluzioni”. Così il segretario della Uilm, Davide Sperti, arrivando a Palazzo Chigi, aggiungendo che “se qualcuno pensa di parlare solo di ‘cassa integrazione sine die, poi chi vivrà vedrà’, ha sbagliato“. Sperti ha spiegato che sullo stop di Genova e Novi Ligure “i sindacati non erano stati allertati. Hanno mandato una comunicazione preventiva, si stanno preparando per legge alla fermata degli impianti. A maggior ragione noi vogliamo capire quale è la soluzione per i lavoratori”, ha aggiunto.
Mantovano: “In dl tutele sociali con cig, altre misure in iter conversione“
Il governo è intenzionato a portare già nel prossimo Consiglio dei ministri un decreto legge che contenga le tutele sociali per i lavoratori e che punti a una Cassa integrazione non per chiusura attività, ma in una prospettiva di continuità. Allo stesso tempo, l’esecutivo sta approfondendo ulteriori tutele sociali da inserire in sede di conversione del DL, come confermato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in apertura dell’incontro con i sindacati sull’ex Ilva a Palazzo Chigi.
Mantovano: “Ferma intenzione del governo di puntare su acciaio green”
“Resta ferma l’intenzione del governo di puntare alla produzione di acciaio green con impianto Dri e forni elettrici, purché nell’ambito di un piano industriale credibile”, ha sostenuto Mantovano. 2Le risorse per il Dri ci sono anche quelle che potrebbero sembrare parzialmente distolte possono in realtà rientrare in quanto destinate alla decarbonizzazione, quindi sostanzialmente all’area di Taranto che è l’unica interessata a questo processo. Il governo” – ha continuato Mantovano – “sta approfondendo ulteriori semplificazioni e incentivi per i progetti di investimento nell’area di Taranto che puntino, previa riqualificazione professionale dei lavoratori, ad assorbire quanti dovessero restare senza lavoro per la vicenda Ilva, con una struttura tendenzialmente unitaria di coordinamento che avrà il compito di finalizzare e accelerare la loro attuazione”.
Nel suo intervento, Mantovano ha ripercorso anche gli ultimi sviluppi dell’iter giudiziario che interessa l’ex Ilva, ricordando come le richieste del Pg della Cassazione, sebbene non vincolanti per le Sezioni unite, critichino i decreti di sospensione della Corte d’Appello di Milano, sia sui rischi da amianto sia sulle polveri Pm10. Un passaggio, quello del Pg della Cassazione – ha detto Mantovano – che sostanzialmente attesta la correttezza del lavoro svolto dal governo attraverso l’istruttoria approfondita del Ministero dell’Ambiente e dell’Istituto superiore di sanità, così come gli sforzi degli amministratori per adattarsi alle prescrizioni. Tuttavia – ha sottolineato il sottosegretario – “le richieste del Pg non fermano ovviamente l’efficacia del decreto della Corte d’Appello di Milano, il che impone agli amministratori dell’ex Ilva di seguire le sue prescrizioni, pena il rischio di incappare nella violazione di norme ambientali e penali”.
Mantovano: “Verifichiamo se ci sono margini per non arrivare a spegnimento completo”
“Uno dei punti che stiamo approfondendo non è tanto quello di sterilizzare del tutto il decreto della Corte d’Appello con una nuova norma, il che sarebbe giuridicamente impossibile, quanto evitare il rischio che la piena e totale esecuzione dell’ordine di spegnimento degli altoforni renda vana un’eventuale decisione della Cassazione che dovesse consentire ai forni di restare in attività. Stiamo quindi verificando se ci sono i margini per non arrivare allo spegnimento completo affinché non si determini un pregiudizio completo agli impianti”, ha affermato Mantovano. “Non si tratta – ha spiegato – di una norma di disapplicazione del decreto della Corte d’Appello, ma una norma che consenta, qualora ci siano i margini dal punto di vista giuridico ed economico, di mantenere in riscaldo gli impianti fino a quando non c’è chiarezza sulla decisione della Corte di Cassazione”.
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