Legge elettorale, via libera della Camera: ecco cosa prevede la riforma

08 Ottobre 2026 - 21:05
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Con 227 voti favorevoli e 164 contrari la Camera ha approvato la riforma della legge elettorale. La maggioranza ha quindi superato anche la prova del voto segreto, permettendo al provvedimento di completare il terzo passaggio parlamentare dopo le modifiche apportate dal Senato. Tra le principali novità il ritorno delle preferenze, accanto ai capilista bloccati, e l’aumento delle firme necessarie per le forze politiche non presenti in Parlamento.

Cosa prevede

Proporzionale e premio di maggioranza. Il sistema resta proporzionale, ma prevede un premio fisso di 105 seggi, 70 alla Camera e 35 al Senato, destinato alla lista o coalizione più votata che abbia superato il 42% in entrambe le Camere. Se la soglia non viene raggiunta o i risultati tra Camera e Senato sono differenti, i seggi vengono assegnati con il proporzionale.

Preferenze e capilista. Sulla scheda comparirà un elenco di sette candidati: un capolista bloccato, graficamente distinto, e altri sei candidati per i quali sarà possibile esprimere fino a tre preferenze, rispettando l’alternanza di genere. Nessuno dei due generi potrà inoltre superare il 60% delle candidature complessive.

Indicazione del premier. Partiti e coalizioni dovranno indicare al momento della presentazione del simbolo il nome del candidato alla guida del governo e il relativo programma. Restano comunque ferme le prerogative del presidente della Repubblica previste dalla Costituzione.

Limite ai seggi. La maggioranza non potrà superare complessivamente 220 deputati e 113 senatori, considerando sia i seggi ottenuti con il voto sia quelli derivanti dal premio.

Soglie e firme. Restano le soglie del Rosatellum: 10% per le coalizioni e 3% per le liste. Per i partiti non presenti in Parlamento le firme richieste salgono da 1.500 a 6.000 per collegio, con alcune esenzioni.

Estero e fuorisede. Le ripartizioni della circoscrizione Estero vengono ridotte. La riforma introduce inoltre il voto fuorisede per chi vive temporaneamente fuori dal proprio Comune da almeno nove mesi, con regole specifiche per studenti, lavoratori, persone sottoposte a cure e caregiver.

L’esame della Corte Costituzionale

Ora che la riforma ha completato il suo iter parlamentare, resta da capire se il nuovo sistema elettorale supererà anche l’esame della Corte costituzionale. Una prima pronuncia della Consulta sui ricorsi annunciati contro la legge potrebbe arrivare già a partire da febbraio.

I ricorsi, attualmente in fase di preparazione da parte della Rete che riunisce costituzionalisti, associazioni, comitati, giornalisti, avvocati e cittadini, dovrebbero essere presentati in circa trenta Tribunali civili italiani. Il deposito sarà possibile quindici giorni dopo la pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale.

Il percorso prevede quindi il passaggio dai tribunali ordinari: dopo il deposito, il giudice potrebbe fissare l’udienza entro circa 40 giorni e, qualora ritenesse fondate le contestazioni, sollevare davanti alla Consulta una questione di legittimità costituzionale. L’ordinanza dovrebbe poi essere notificata alle parti e, entro i successivi passaggi procedurali, la Corte potrebbe fissare l’udienza. L’intero iter, secondo le stime citate, richiederebbe almeno tre mesi e mezzo.

La Consulta potrebbe così tornare a occuparsi della legge elettorale a dieci anni dalla sentenza sull’Italicum del febbraio 2017, quando bocciò il ballottaggio tra le due liste più votate in assenza del raggiungimento del 40% dei voti, ritenendolo lesivo della rappresentatività e dell’uguaglianza del voto.

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