Ferrari a idrogeno, c’è il brevetto del serbatoio del futuro

10 Giugno 2026 - 10:40
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Ferrari a idrogeno, c’è il brevetto del serbatoio del futuro

La Ferrari Luce è appena stata presentata, ed è già nella storia come prima Ferrari elettrica di serie. Ma a Maranello, evidentemente, il futuro non si studia su un fronte solo. Un brevetto appena scoperto racconta di una Ferrari che guarda all’idrogeno come alternativa possibile ai motori tradizionali. Non c’è ancora nessun modello annunciato, nessuna data, nessun comunicato. I brevetti non garantiscono nulla di definitivo. Ma quelli che escono da Maranello vengono letti con attenzione, perché raramente Ferrari investe risorse di ingegneria su qualcosa che non intende davvero esplorare. E questo, in particolare, dice qualcosa di interessante sulla direzione del pensiero tecnico del Cavallino.

Il serbatoio flessibile

Il punto centrale del brevetto non è il motore, ma il serbatoio. Oggi le vetture a idrogeno usano serbatoi rigidi e cilindrici, progettati per resistere alle pressioni elevatissime necessarie per stoccare il gas in forma compressa. Funzionano, ma sono ingombranti e difficili da integrare in uno spazio dove ogni centimetro è già occupato da motore, raffreddamento, aerodinamica e sospensioni.

La soluzione immaginata da Ferrari è un serbatoio flessibile, realizzato con un materiale capace di deformarsi. Durante il rifornimento si espande; quando l’idrogeno viene consumato, si contrae. Una struttura di questo tipo potrebbe adattarsi in modo molto più efficiente agli spazi disponibili rispetto a un contenitore rigido e fisso, con evidenti vantaggi su distribuzione dei pesi, integrazione nella carrozzeria e gestione degli spazi interni.

La vera sfida riguarda però i collegamenti. Se il contenitore cambia forma, i raccordi non possono muoversi o subire stress eccessivi. Il condotto attraverso cui l’idrogeno entra ed esce deve restare stabile, perché in un sistema ad alta pressione anche una piccola criticità può diventare un problema serio. Il brevetto si concentra proprio su questo aspetto: mantenere fermi e sicuri i punti di connessione.

Nei disegni del brevetto, il serbatoio sembra collocato nella zona posteriore alta della vettura, quella che su molte Ferrari coincide con l’area dietro l’abitacolo o con la zona da cui si osserva il motore. Una posizione che cambierebbe in modo significativo l’impostazione dell’auto e ridurrebbe lo spazio di carico, ma che potrebbe avere senso in termini di gestione del centro di gravità e delle masse. C’è però un aspetto che mitiga in parte il problema del peso: l’idrogeno pesa molto meno della benzina. Il carburante in sé inciderebbe poco sulla massa complessiva, anche se il peso del sistema di contenimento resterebbe decisivo.

Una serie di sfide

La tecnologia a idrogeno ha qualità indiscutibili: zero emissioni allo scarico se usato in una cella a combustibile, elevata densità energetica rispetto alle batterie, tempi di rifornimento comparabili a quelli della benzina. Su carta, è una delle alternative più promettenti per chi vuole elettrificare senza sacrificare l’autonomia e i tempi di sosta.

Nella pratica, però, le difficoltà sono ancora numerose. La rete di distribuzione dell’idrogeno è praticamente inesistente al di fuori di alcune aree urbane specifiche. I costi di produzione dell’idrogeno verde sono ancora elevati. E la tecnologia delle celle a combustibile, sebbene matura, è complessa da abbinare alle esigenze prestazionali di una supercar.

Va detto che Ferrari non è l’unica casa che esplora questo territorio. Toyota ha investito massicciamente sull’idrogeno, sia nelle celle a combustibile sia nella combustione diretta. BMW ha sviluppato e commercializzato in passato la serie 7 a idrogeno, anche se con risultati commerciali limitati. Porsche ha puntato sui carburanti sintetici, che condividono alcune caratteristiche di distribuzione con l’idrogeno. Il tema è vivo, anche se non ancora maturo.

Il brevetto di Ferrari non cambia il quadro del mercato, ma racconta qualcosa di importante sulla mentalità di Maranello. La Luce ha dimostrato che il Cavallino è disposto a fare passi radicali quando ritiene che il momento sia arrivato.

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