Financial Times: l’Italia e altri quattro Paesi Ue chiedono misure commerciali più dure verso la Cina
Spagna, Francia, Italia e Paesi Bassi, insieme alla Lituania, chiedono misure commerciali più dure per difendere l’industria europea dall’aumento delle “pratiche commerciali sleali” e dall’eccesso di capacità produttiva che alimenta le esportazioni, in particolare dalla Cina. Lo riferisce il quotidiano britannico “Financial Times”, secondo cui i Paesi hanno fatto circolare un documento congiunto in vista di una riunione chiave della Commissione europea sulla politica commerciale verso Pechino. Nel testo, senza citare direttamente la Cina, si afferma che alcuni dei principali partner commerciali dell’Ue stanno imponendo nuove barriere o contribuendo a una sovraccapacità industriale “sistemica e strutturale”, con un impatto diretto sull’industria europea, che avrebbe perso un milione di posti di lavoro tra il 2019 e il 2025.
Il documento propone di rendere più rapida e semplice l’imposizione di dazi più elevati sulle importazioni e di rafforzare la lotta contro l’elusione, anche quando le imprese aggirano le misure passando da Paesi terzi o stabilendosi all’interno dell’Ue. I cinque Paesi chiedono inoltre alla Commissione di valutare dazi aggiuntivi non solo su prodotti e Paesi, ma anche su singole aziende, e di aumentare il personale incaricato di gestire l’arretrato dei reclami presentati dall’industria. Il documento sollecita un uso più ampio dello strumento delle salvaguardie, attivabile rapidamente in caso di forte aumento delle importazioni, e propone un nuovo “strumento di resilienza” da applicare quando le fonti di approvvigionamento europee risultano concentrate oltre una determinata soglia, con possibili quote o dazi aggiuntivi.
Secondo il “Financial Times”, l’iniziativa segnala un cambio di clima nell’Ue, finora divisa tra linea dura e approccio più conciliante verso Pechino, mentre il deficit commerciale europeo con la Cina ha raggiunto 360 miliardi di euro nel 2025. Il ministro del Commercio francese, Nicolas Forissier, ha dichiarato di preferire una soluzione negoziata con la Cina, precisando però che l’Ue “non è ingenua” ed è consapevole del fatto che l’industria cinese produce sovraccapacità “ampiamente sovvenzionate dallo Stato” e poi reindirizzate verso l’export.
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