Finisce il taglio accise, fare il pieno di benzina e diesel costerà di più

03 Luglio 2026 - 10:28
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Finisce il taglio accise, fare il pieno di benzina e diesel costerà di più

Venerdì 3 luglio 2026 segna un momento di svolta per milioni di automobilisti italiani. È infatti l’ultimo giorno in cui i prezzi dei carburanti rimangono calmierati dall’intervento straordinario del governo. Da domani, sabato 4 luglio, le aliquote delle accise torneranno ai livelli ordinari, mettendo fine a una stagione di sconti fiscali che era stata introdotta per far fronte alle forti tensioni sui mercati energetici internazionali, innescate in particolare dai conflitti in Medio Oriente.

Il rincaro alla pompa: numeri e previsioni

La fine della misura comporterà un aumento immediato e tangibile dei listini. L’ultimo decreto in materia, risalente al 6 giugno scorso, aveva garantito uno sconto di cinque centesimi al litro sia sul diesel che sulla benzina che, includendo l’Iva, si traduceva in un risparmio complessivo di circa sei centesimi al litro.

Secondo le stime fornite dal Codacons, la revoca di questo beneficio si tradurrà in un costo aggiuntivo di circa 3,05 euro per ogni pieno effettuato dagli automobilisti. Le previsioni sui prezzi medi indicano una risalita rapida: sulla rete ordinaria, il gasolio si attesterà intorno a 1,94 euro al litro, mentre in autostrada supererà la soglia psicologica dei due euro, toccando i 2,02 euro al litro. Per quanto riguarda la benzina, il prezzo medio è stimato a 1,86 euro al litro sulla rete urbana e a 1,95 euro al litro lungo i tratti autostradali.

Le ragioni del Governo

La decisione dell’esecutivo di non rinnovare la proroga dello sconto poggia su due motivazioni principali: la tenuta dei conti pubblici e il mutato scenario internazionale del mercato petrolifero. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha giustificato la scelta parlando di una “bonaccia della pace” che ha generato un calo dei prezzi, rendendo l’intervento non più strettamente necessario. Sulla stessa linea, il ministro per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato che attualmente non sussistono le condizioni d’emergenza che avevano portato al taglio.

In effetti, il prezzo del Brent ha subito un crollo verticale, passando dai 95 dollari al barile di inizio giugno ai 70,8 dollari registrati recentemente, con un deprezzamento del 25,5%. Tuttavia, le associazioni dei consumatori notano con criticità come questo calo non sia stato pienamente trasferito agli utenti finali, dato che nell’ultimo mese i prezzi alla pompa si sono ridotti solo del 6% circa.

Il timore dell’effetto moltiplicatore

L’accoglienza della notizia da parte delle associazioni di categoria e a tutela dei consumatori è stata fredda. Assoutenti ha sottolineato come la fine del taglio produrrà un “effetto moltiplicatore” sui listini al dettaglio e sull’inflazione generale, chiedendo al governo di passare da “misure spot legate alla guerra” a una riduzione strutturale delle accise, considerata l’elevata tassazione che vige in Italia.

Anche il mondo delle imprese guarda con preoccupazione a questa data. Mino Dinoi, presidente della Confederazione Aepi, pur comprendendo le esigenze di bilancio dello Stato, ha definito lo stop allo sconto come “non una bella notizia” per le micro e piccole imprese, auspicando che l’esecutivo adotti una visione strategica capace di sostenere le attività produttive su altri fronti. Con l’alba di domani, dunque, la sfida per il portafoglio degli italiani si sposta nuovamente sui cartelloni luminosi dei distributori, in un mercato che fatica ancora a riflettere con equità le variazioni delle quotazioni internazionali.

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