Finto SMS di Poste, versa 25mila euro ma l’intestatario del conto viene assolto

25 Maggio 2026 - 12:23
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Finto SMS di Poste, versa 25mila euro ma l’intestatario del conto viene assolto

Un finto messaggio di Poste, un sito costruito per sembrare credibile, una telefonata arrivata pochi minuti dopo da un presunto operatore anti-frode e, alla fine, un trasferimento da 24.600 euro.La truffa subita da un uomo di Reggio Emilia ha portato gli investigatori a seguire il percorso del denaro fino a un conto corrente intestato a un altro soggetto, poi finito a processo. Il procedimento, però, si è chiuso con un’assoluzione: per il tribunale, il solo arrivo della somma su quel conto non bastava a dimostrare un coinvolgimento nel raggiro.

La storia, riportata dal Corriere della Sera, risale al 2023. La vittima riceve sul telefono un SMS firmato "Poste Info", che la vittima scambia per una comunicazione ufficiale di Poste Italiane. Il messaggio parla di sicurezza e invita ad aprire un link. Da lì si arriva a una pagina costruita per richiamare il sito di Poste Italiane, prima del passaggio verso un altro portale usato dagli autori del raggiro per raccogliere alcuni dati dell’uomo.

Circa quindici minuti più tardi, l’uomo riceve una chiamata da una persona che si presenta come Matteo, operatore anti-frode di Poste Italiane. La telefonata serve a rendere più credibile l’allarme: il falso addetto spiega di stare intervenendo per bloccare una truffa informatica e convince la vittima a collaborare. A quel punto l’uomo comunica il numero della propria carta Postepay e l’Iban del conto corrente, poi segue le istruzioni ricevute al computer ed effettua una transazione, credendo di proteggere il proprio denaro.

IL CONTO DESTINATARIO

Quando scopre di essere stato raggirato, l’uomo si rivolge ai carabinieri di Reggio Emilia. Le verifiche si concentrano sul percorso della somma trasferita e portano a un conto corrente intestato a un uomo residente a Napoli. Su quel conto erano arrivati i 24.600 euro, ma durante le indagini emerge un elemento decisivo: l’intestatario non aveva movimentato il denaro e non lo aveva girato ad altre persone.

L’intestatario del conto ha sostenuto fin dall’inizio di non avere alcun rapporto con la truffa. La somma, ancora presente sul conto, era stata restituita già alla conclusione degli accertamenti, dopo la conferma della sua provenienza. Nonostante questo, l’intestatario del conto era stato denunciato per frode informatica in concorso con ignoti. Nel processo davanti al tribunale di Reggio Emilia, la persona truffata si è costituita parte civile chiedendo una provvisionale da 50mila euro.

LA SENTENZA

Il tribunale di Reggio Emilia ha assolto l’imputato. In casi di questo tipo, ha stabilito il giudice richiamando la Corte di Cassazione, non basta che il denaro sia arrivato su un conto intestato a una determinata persona: serve provare che quella persona abbia partecipato alla truffa.

Nel caso esaminato a Reggio Emilia, non sono emersi collegamenti tra l’imputato e gli autori rimasti ignoti del raggiro. Secondo la ricostruzione accolta dal tribunale, lo stesso intestatario potrebbe essere stato coinvolto suo malgrado, come già avvenuto in altre operazioni in cui profili e conti di persone ignare vengono usati come appoggio per spostare somme consistenti, con l’obiettivo di prelevarle successivamente.


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