Fonti Nova: il governo non teme il controllo di Generali da parte del Crédit Agricole
L’indiscrezione pubblicata ieri sul sito internet del Financial Times, secondo cui il governo sarebbe contrario alla fusione tra Banco Bpm ed il Monte dei paschi di Siena, non corrisponde al vero. È quanto ha riferito a “Agenzia Nova” una fonte governativa informata dei fatti. Secondo il quotidiano britannico, nell’esecutivo ci sarebbero “alcune riserve” sull’operazione lanciata dall’istituto milanese, “perché il più importante azionista di Bpm è la francese Crédit Agricole”. Se la fusione tra Milano e Siena si concretizzasse, ha aggiunto il quotidiano, “il gruppo francese finirebbe per avere il controllo indiretto del 13 di Generali” detenuto da Mediobanca: “Una posizione che il governo di Giorgia Meloni non vede con favore”.
In realtà, come ha spiegato a “Nova” la fonte, l’interpretazione è scorretta, e la posizione del governo italiano non è rappresentata fedelmente. Attualmente il Crédit Agricole possiede il 20,1 per cento delle azioni di Mps, ma “se la fusione tra le due banche andasse in porto, la sua quota si diluirebbe al 7 per cento”, ha precisato la fonte, e quindi non avrebbe la possibilità di controllare in alcun modo, ancorché indirettamente, il pacchetto del 13 per cento di Generali. Al contrario, se la fusione tra Bpm ed Mps non si realizzasse, ha aggiunto la fonte, “i francesi prenderebbero certamente il controllo di Bpm, perché sono già stati autorizzati dalla Banca centrale europea a salire al 20 per cento”.
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