Garlasco: consulenti pm, in Usa e Svizzera ‘traccia 33’ sarebbe di Sempio

Maggio 13, 2026 - 10:54
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Secondo i consulenti della Procura di Pavia sarebbe stato più semplice in “ambito internazionale” attribuire con maggiore certezza la ‘traccia 33’ dentro la casa dove è stata uccisa Chiara Poggi ad Andrea Sempio perché in “alcuni Paesi” del mondo, come “Svizzera, Gran Bretagna” o “Stati Uniti e Canada”, lo “standard numerico” di “minuzie” per identificare correttamente un’impronta si “abbassa notevolmente” rispetto a quello previsto dalla “giurisprudenza italiana” e, in alcuni casi, non è nemmeno richiesto un “numero minimo di punti d’identità”.

Lo hanno scritto il comandante del Ris di Messina, tenente colonnello Gianpaolo Iuliano, e il dattiloscopista-criminologo, Nicola Caprioli, in una “nota tecnica” del 4 marzo 2026 che i pm Napoleone-Civardi-De Stefano-Rizza hanno depositato agli atti del fascicolo per omicidio volontario pluriaggravato nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Nelle 169 pagine di riflessioni, fotografie e documentazione, che seguono la consulenza vera e propria (già depositata oltre un anno fa), i due esperti rispondono alle numerose obiezioni sulla possibilità di attribuire correttamente la ’33’ repertata sul muro destro della scala della villetta di via Pascoli, dove fu trovato il cadavere di Chiara Poggi.

Obiezioni che sono state rivolte a loro dai consulenti di parte di Andrea Sempio, il generale Luciano Garofano e il dattiloscopista Luigi Bisogno, e quelli della famiglia Poggi, l’esperto di impronte Calogero Biondi e l’ex agente della Scientifica, Dario Redaelli.

Per la Procura di Pavia, Andrea
Sempio non sarebbe passato per caso, dopo aver “notato la
presenza di un’ambulanza e di diverse persone”, come mise a
verbale, in via Pascoli a Garlasco, davanti alla villetta dei
Poggi, nel pomeriggio del 13 agosto 2007, dopo che in mattinata
Chiara era stata uccisa, per l’accusa, dal commesso allora
19enne. Di quel suo passaggio davanti all’abitazione nei mesi
scorsi erano riemerse anche alcune foto.

Negli atti gli inquirenti, riportando pure delle piantine
della zona, scrivono che “non si capisce per quale motivo”
Sempio in auto col padre, dopo le ore 15 di quel giorno,
passando da casa della nonna del ragazzo a quella familiare,
“avrebbe dovuto transitare all’altezza di via Pascoli”, dato che
non era lungo il percorso, anzi si trovava “esattamente nella
direzione opposta”.

In un verbale del 2008 il giovane aveva dichiarato che “nel
transitare per via Pavia giunti all’altezza di via Pascoli,
notavo la presenza di un’ambulanza e delle persone”. Sempre per
i pm, però, non è “verosimile che dal breve tratto di via Pavia,
percorso dall’indagato e dal padre, fossero visibili le persone
presenti in via Pascoli, considerata la distanza e la presenza
di due rotatorie”.

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