GARLASCO, PIÙ GUARDO MARCO POGGI E PIÙ MI CONVINCO CHE SAPPIA MOLTO PIÙ DI QUANTO DICA

12 Giugno 2026 - 09:52
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di Emanuele Esposito

Premessa doverosa. Non sto accusando Marco Poggi dell’omicidio di sua sorella Chiara. Sarebbe scorretto, ingiusto e soprattutto privo di qualsiasi fondamento probatorio.

Ma dopo aver visionato le ultime deposizioni rese agli inquirenti, le trascrizioni diffuse da Adnkronos e l’intervista andata in onda a Quarto Grado, una sensazione continua a crescere: Marco Poggi potrebbe sapere molto più di quanto sia mai emerso pubblicamente.

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È una sensazione che avevo già espresso in un precedente articolo e che oggi, dopo aver ascoltato attentamente le sue parole, si rafforza ulteriormente.

Guardando gli interrogatori emerge un elemento che, da osservatore esterno, trovo difficile ignorare.

Marco Poggi non appare particolarmente sorpreso dalle contestazioni degli investigatori. Non sembra sconvolto dagli elementi che gli vengono prospettati. Al contrario, spesso controbatte entrando nel merito di perizie, intercettazioni, valutazioni sul DNA e sull’impronta 33 con una sicurezza che colpisce.

Naturalmente conoscere gli atti di un’indagine che coinvolge la propria famiglia è comprensibile. Ma alcune sue risposte lasciano aperti interrogativi che meritano attenzione.

Quando gli investigatori gli contestano le intercettazioni relative ai presunti video intimi di Chiara, Marco reagisce definendo quelle ricostruzioni “foli”, “surreali”, “impossibili”. Tuttavia non si limita a negare. Cerca continuamente spiegazioni alternative, prova a ricostruire scenari possibili e arriva persino a ipotizzare come Andrea Sempio avrebbe potuto entrare in possesso di una chiavetta USB.

Ed è proprio questo passaggio a lasciarmi perplesso.

Perché una persona che sostiene di non sapere nulla sente il bisogno di elaborare ipotesi così dettagliate?

Perché non limitarsi a dire semplicemente: “Non ne so niente”?

Un altro elemento che colpisce riguarda il rapporto con la sorella.

Marco insiste nel sostenere che Chiara gli avrebbe raccontato qualsiasi eventuale problema o fastidio. Arriva a dire che, se davvero qualcuno le avesse “rotto le scatole”, non comprende perché sua sorella non glielo avrebbe detto.

Ma siamo davvero sicuri che tra fratello e sorella esistesse un rapporto tale da condividere ogni aspetto della vita privata?

Chiunque abbia avuto una sorella, un fratello o semplicemente una famiglia sa che esistono segreti, paure, relazioni e problemi che spesso vengono tenuti nascosti anche alle persone più vicine.

E allora la domanda è inevitabile: Marco sa davvero tutto quello che accadeva nella vita di Chiara?

Oppure c’è una parte di quella storia che ancora oggi non è emersa?

C’è poi un altro aspetto che continua a farmi riflettere.

Per gran parte dell’interrogatorio Marco sembra quasi discutere da pari a pari con gli investigatori. Non si limita a rispondere. Contesta, interpreta, corregge, richiama perizie e valutazioni tecniche.

È un atteggiamento assolutamente legittimo.

Ma è anche un atteggiamento che trasmette l’impressione di una persona che conosce molto bene il quadro complessivo dell’indagine e che ha costruito nel tempo una propria lettura dei fatti.

Forse è semplicemente il comportamento di un fratello che da diciannove anni vive immerso in questa tragedia.

Oppure no.

La sensazione che mi resta dopo aver visto questi filmati è che Marco Poggi continui ad essere una figura centrale in questa vicenda. Non necessariamente per ciò che avrebbe fatto, ma per ciò che potrebbe sapere.

Andrea Sempio era un suo amico.

Le frequentazioni, i rapporti personali, le dinamiche che oggi vengono analizzate dagli investigatori passano inevitabilmente attraverso di lui.

Per questo continuo a pormi alcune domande.

Marco conosce davvero tutto ciò che sa Andrea Sempio?

Ci sono episodi, tensioni o rapporti che non sono mai emersi nelle indagini?

Perché alcune intercettazioni sembrano sorprendere gli investigatori molto più di quanto sorprendano lui?

E soprattutto: siamo sicuri che Marco Poggi abbia già raccontato tutto quello che sa?

Sono domande. Nient’altro.

Domande che non sostituiscono le prove e che non possono trasformarsi in accuse.

Resta infatti un dato fondamentale: ad oggi esiste una sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi e qualsiasi nuova ricostruzione dovrà confrontarsi con quel giudicato e con il peso delle prove già valutate dai tribunali.

Tuttavia, se questa nuova inchiesta vuole davvero arrivare fino in fondo, forse una delle chiavi non è soltanto capire cosa abbia fatto Andrea Sempio.

Forse bisogna capire fino in fondo cosa sa Marco Poggi.

Fonte: Adnkronos (video e trascrizioni delle deposizioni di Marco Poggi) e trasmissione Quarto Grado.

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