Giallo di Pietracatella, svolta a un passo. Caccia alla ricina in casa con gli esperti tedeschi: sotto esame familiari, mobili, indumenti
La svolta è vicina. Il mistero di Pietracatella, il piccolo centro in provincia di Campobasso sconvolto dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, sembra si stia avviando verso una fase cruciale. Le due donne, decedute lo scorso dicembre a causa di un letale avvelenamento da ricina, sono al centro di un complesso “puzzle” investigativo guidato dalla Procura di Larino.
Gli esperti della polizia tedesca, giunti in Molise come ausiliari della polizia italiana, hanno già effettuato verifiche tecniche preparatorie in vista del maxi-sopralluogo scientifico previsto per i primi giorni di agosto nella casa di famiglia. Gli specialisti del prestigioso Robert Koch Institute di Berlino utilizzeranno metodiche innovative per cercare micro-tracce della potente tossina su mobili, indumenti e suppellettili.
Giallo di Pietracatella, la procuratrice: in corso «esami sui familiari e nuove ricerche di ricina»
La relazione autoptica, le possibili responsabilità dei medici, il sopralluogo nell’abitazione della famiglia Di Vita, e nuovi esami sul sangue dei congiunti. L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da ricina, procede lungo più direttrici. A fare il punto è la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, titolare del fascicolo sul caso di Pietracatella. Il documento depositato dai consulenti, composto da quasi 900 pagine, richiede ora un’analisi approfondita e dovrà essere letto insieme agli altri elementi raccolti nel corso delle indagini.
L’autopsia, il ruolo dei medici, il sopralluogo nella casa in agosto e i nuovi esami sul sangue dei familiari
«Stiamo lavorando. La relazione autoptica è abbastanza corposa, va esaminata e studiata bene nei dettagli – ha spiegato Antonelli –. Ci sono tante altre attività in corso che devono essere portate a conclusione. Arriveremo, come dico sempre, a una soluzione in questo caso». Uno dei passaggi più delicati riguarda la condotta dei sanitari intervenuti prima della morte delle due donne. Un profilo affrontato diffusamente nella consulenza, ma sul quale la Procura mantiene un approccio prudente, in attesa di una valutazione complessiva delle risultanze. «La relazione autoptica è molto complessa e si sofferma molto anche sulle responsabilità dei medici. Va vista nell’ambito di tutte quelle che saranno le emergenze procedimentali», ha precisato comunque la procuratrice.
La ricerca sugli anticorpi alla ricina
Non solo. Sempre la procuratrice Elvira Antonelli ha confermato che ai laboratori tedeschi è stato chiesto di eseguire esami ultra-specialistici sul sangue dei due familiari superstiti, Gianni Di Vita e la primogenita Alice. L’obiettivo è verificare se abbiano sviluppato anticorpi alla ricina, il che dimostrerebbe un loro contatto diretto con il veleno.
Giallo di Pietracatella, la cena dei misteri e i ricordi di Gianni Di Vita
Nel frattempo, i verbali delle indagini sembrano arricchirsi di dettagli inquietanti sui giorni precedenti al dramma. Il padre, Gianni Di Vita, avrebbe riferito agli inquirenti i suoi ricordi sulla cena del 23 dicembre: l’unica consumata senza la figlia maggiore Alice. «Non ricordo assolutamente cosa abbiamo mangiato, aveva preparato mia moglie». Le parole dell’uomo trapelate nel corso delle prima audizioni. Al pranzo della Vigilia, invece, avrebbero partecipato dieci persone, ma solo le due vittime e lo stesso Gianni accusarono malori.
Sfilata dei testimoni in questura: alcuni si sono presentati spontaneamente per rettifiche
Intanto, mentre in Questura prosegue la sfilata dei testimoni – con alcuni amici di famiglia presentatisi spontaneamente per rettificare le proprie versioni – sono ancora diversi, e dirimenti, i nodi che restano ancora da sciogliere. Ma in tal senso già potrebbero rivelarsi più utili – oltre al nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella dove abitavano le due vittime, morte avvelenate con la ricina lo scorso dicembre – le verifiche tecniche della polizia tedesca che sta collaborando alle indagini con la squadra mobile (e che, come riporta Il Giornale del Molise.it, «ha trascorso 48 ore» in loco) in vista dell’accertamento previsto per inizio agosto. Pertanto, gli agenti arrivati dalla Germania, che hanno incontrato tra gli altri procuratore di Larino, hanno assicurato che torneranno presto in Italia.
Giallo di Pietracatella, le ispezioni su mobili, suppellettili e indumenti
Sì, perché come come conferma anche il sito del Tgcom24 sulla vicenda, dai mobili agli indumenti, le ispezioni condotte con tecniche innovative mirano a cercare tracce della potente tossina che, come appurato dall’autopsia, ha ucciso le due donne senza lasciare possibilità di scampo.
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